Sigonella, aerobase hub NATO dei droni

Spazio aereo civile e militare del Belpaese, scenario su una controversa convivenza.

E adesso? Speriamo bene, di cavarcela. Di farcela a fronteggiare l'intreccio tra il traffico aereo civile, commerciale, di aviazione generale e quello militare con l'universo dei droni/predator.

 

E' notizia di questi giorni, l'aerobase siciliana di Sigonella diventando la sede del nuovo sistema di sorveglianza della Nato acquisice un ruolo strategico sopratutto come hub operativo globale per la flotta dei droni, UAV, UAS e come volete chiamare i velivoli senza pilota. Governati a terra da distanza da team operativi che si alternano 24 ore su 24 in ogni parte del pianeta Terra.

Dopo un prolungata trattativa, durata 20anni, i ministri della Difesa Nato siglato l'accordo per realizzare un nuovo sistema di controllo: l'Alliance Ground Surveillance. I tredici Paesi aderenti risultano Italia, Bulgaria, Repubblica ceca,  Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti. Partecipano anche Gran Bretagna e Francia. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha comunicato l'intenzione di  acquisire cinque droni.

 

Velivoli teleguidati (!) che saranno operati per conto di 28 alleati dalla aerobase di Sigonella.

I cinque velivoli saranno del tipo “Global Hawk” e saranno acquistati dalla Northrop Grumman.  

La localizzazione operativa delle flotta UAV rappresenta una questione primaria per qualsiasi area geografica del Pianeta. Determina, infatti, una complicata coesistenza operativa nello spazio aereo di maggior movimentazione dei voli dei droni.

 

Nei decolli, negli atterraggi e nell'attraversamento di spazi aerei civili/commerciali.

 

Una costante ed approfondita analisi sulla flotta dei UAV, sulla criticità operativa, sulla vulnerabilità e sulle problematiche del volo nello spazio aereo civile è dedicata dal Comandante Renzo Dentesano. Una vasta ed articolata cronaca delle vicissitudini della flotta UAV, UAS ha spazio su www.aerohabitat.eu  e www.aerohabitat.org  in una rubrica specifica.

 

Con una considerevole anticipazione temporale il Com.te Dentesano nella presentazione della sua rubrica sosteneva:

 

"L’opinione pubblica Italiana conosce il Predator. L’aeroporto militare di Sigonella in Sicilia, dovrebbe diventare la base per la sorveglianza  aerea elettronica della NATO per il controllo d’intelligence di tutta l’area mediterranea ed oltre. Il pilotaggio remoto sta tuttavia trovando sviluppi impensabili anche nell'aviazione civile/commerciale. Di recente la Compagnia General Electric – Aviazione – (GE) in coordinamento con la Federal Aviation Administration - USA, al fine di dimostrare la possibilità di ridurre il numero dei membri degli equipaggi di condotta, inizialmente sugli aeromobili cargo civil, ha sperimentato  voli. L'utilizzo esteso del "pilotaggio remoto" implica analisi e considerazioni più ampie. Concerne la sicurezza della navigazione aerea  e del volo"

 

Un accordo preliminare per Sigonella “principale base operativa” del sistema AGS era già stato siglato a Cracovia nel febbraio 2009 nel corso di un vertice dei ministri della difesa della NATO.

Per la cronaca e lo storia recente è utili segnalare come a Sigonella l’US Air Force aveva schierato due “Global Hawk” e numerosi droni MQ-1 Predator  nel periodo delle recenti operazioni militari sulla Libia. 4 febbraio 2012

Il programma italiano F 35 è sotto tiro, è stato proposto un taglio

Non 131 ma solo 80 caccia, ma i costi stimati non potranno che aumentare.

 

Cosa se ne fa il Paese Italia di 131 o 80 caccia F 35 ISF  quando l'economia è sempre critica, il debito pubblico non si ferma, Standard & Poor lo declassa in BBB+ e l'esercito - nell'ambito della NATO - necessità il ricambio della flotta Tornado, F 16, AMX, AV88 Plus e similari?

i sostenitori del progetto USA e dell'acquisizione ridotta ad 80 esemplari mettono in campo le ricadute occupazionali degli aerei da combattimento JSF.

 

Il Ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, nel corso di una risposta ad una interrogazione sottolinea, infatti, l'apporto occupazionale.

 

Gli aerei F-35 - qualora il progetto non dovesse interrompersi e/o ritardare - arriveranno dal 2015 al 2025 il  programma potrebbe determinare un indotto industriale per la costruzione, assemblaggio e manutenzione del velivolo, con l'impiego di 1.500 persone con prospettive di ulteriori 10.000 posti di lavoro.

Se nella sostanza il Governo - pur con qualche taglio - conferma l'impegno Italiano - nell'investimento militare da 15 miliardi di euro per l'F-35 Joint Strike Fighter (Jsf). Il ministro, si allarga il no ai cacciabombardieri.

 

L'intento è, nella più ampia riflessione ad un ripensamento radicale nella politica nazionale della Difesa e a una scelta decisa, per un drastico taglio alla Difesa se non per il disarmo e il rifiuto della violenza e dei conflitti.

Il Governo, al momento, non sembrerebbe ancora esprimere e/o valutare commenti sul dibattito aperto  negli USA relativamente al programma F 35.  

 

E'  noto come al  Pentagono e al Congresso USA circola un rapporto ufficiale che illustra, analizza e denuncia ritardi,  inadeguatezza, extracosti sorti nella fase di collaudo e sperimentazione del cacciabombardiere.

Le capacità operative e la versatilità prestazionale originale - decollo breve, atterraggio verticale ed equivalenti - dopo molteplici verifiche in volo sarebbe stata ridimensionata se non del tutto compromessa.

 

Alcuni Paese partecipanti al faraonico programma , tra questi Norvegia, Canada e Australia, starebbero completando la procedura formale per la rinuncia e la cancellazione dei loro impegni. 14 gennaio 2012

Ancora sulla esagerata e, probabilmente, inutile flotta F 35 italiana

Finalmente se ne parla, anche sui quotidiani.

 

Lo scorso 12 settembre 2011 Aerohabitat con  la news "Flotta militare, extracosti per il caccia multiruolo F 35 italiano" aveva proposto un dilemma di facile risoluzione.

Ritirarsi dal progetto.

 

Nessuno de parlava ancora. Il progetto USA F 35 è ancora nella fase sperimentale, i tempi di consegna sono sempre più dilatati, il loro costo aumenta e, probabilmente,  l'Italia non saprebbe come impiegarli.

Dove? Quando?

 

Il velivolo multiruolo F-35 Joint strike fighter, almeno al momento ha stimato un costo di circa 17 miliardi di euro, oltre il triplo della costo iniziale.

Un costo davvero elevato per un Paese che ha un vertiginoso debito pubblico. La cui Aeronautica Militare sembrerebbe essere sottoposta a un progressivo contenimento dei costi operativi.

 

Le difficoltà sorte nella fase della sperimentazione del velivolo, con malfunzionamenti, intoppi e incidenti che solo occasionalmente sarebbero stati conosciuti dall'opinione pubblica, ad oltre nove anni dalla progettazione non ha ancora dimostrato d'essere affidabile.

Il giudizio è venuto dal Government accountability office (Gao), una sorta di Corte dei conti USA. Una nota che L'Italia è uno degli otto Paesi coinvolti in quello che è il maggior progetto bellico USA, del costo iniziale di 382 miliardi dollari e ne ha opzionati/ordinati ben 131 esemplari.

 

Le note di questi gironi riferiscono come il Canada si sia ritirato dal progetto.

Una documentata analisi è stata riportata su numerosi quotidiano in queste giornate di fine anno 2011. 30 dicembre 2011

L'Aermacchi 346 consegnato all'Aeronautica Militare Italiana

L'evento storico a pochi giorni dal crash del prototipo a Dubai.

Il primo esemplare dell'Aermacchi 346 è stato ufficialmente consegnato all'Aeronautica Militare Italiana. E' il primo dei 14 ordinati, con una cerimonia di accettazione svoltasi, quasi in incognito, a Roma presso la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici (DGAA). Il velivolo fabbricato da Alenia Aeronautica e considerato, almeno dall'industria Italiana, tecnologicamente, al top tra gli addestratori militari. Un modello di ultima generazione  che sta cercando un suo mercato. Alla ricerca di opzioni e ordini da marte delle aeronautiche militari e compete con concorrenti come Eurofighter, Gripen, Rafale, F-16, F-18, F-22 e il futuro JSF.

 

La consegna all'AMI, tuttavia, sembrerebbe essersi svolta sottotono, probabilmente anche a seguito del recente crash di Dubai. Una circostanza nella quale il prototipo T- 346 Master è precipitato dopo il decollo e sulle cui cause, dopo solo pochi giorni, non si hanno ancora notizie precise.

Con una tecnologia design-to-cost e design-to-maintain, un sistema avionico ritenuto all'avanguardia ed una versatilità progettuale e una configurazione per ruoli operativi flessibili. Come velivolo da difesa avanzato a costi contenuti (Affordable Advanced Defence Aircraft).

 

 Dopo una prolungata e intensa attività di collaudo dei sistemi operativi, di prove di volo svolte presso lo stabilimento Alenia Aermacchi a Venegono, l'ottenimento della certificazione e delle conformità agli standard,  delle specifiche con piloti  del Reparto Sperimentale Volo di  Pratica di Mare, l'A.M.I. si prepara ricevere altri quattro esemplari per la fine del 2012. L'A.M.I. sarà quindi la prima forza aerea  che opera con  M346 a seguito di un accordo sottoscritto dal Ministero della Difesa Italiano. Al momento le altre opzioni di acquisto appartengono agli Emirati Arabi Uniti, anche se dopo l'incidente al 346 precipitato a Dubai il contratto per 48 esemplari sembrerebbe essere stato sospeso. 1 dicembre 2011

Prototipo M 346 precipita dopo il decollo, salvi i due piloti

L'Aermacchi 346 è l'addestratore di ultima generazione della Finmeccanica.

 

Il velivolo che aveva partecipato all'Air Show di Dubai, anche perché questo Paese (Emirati Arabi Uniti - UAE) ne ha ordinati ben 48 tra trainer e attacco leggero è al centro di una colossale commessa per Alenia Aermacchi.

 

I due piloti, venerdi 18 novembre, si sono catapultati con i seggiolini, sono stati in seguito recuperati e non hanno riportato che ferite minori.   L'Aermacchi  A 346 Master incidentato è il primo prototipo, numerato  c/n 6962/001 ed aveva  volato la prima volta nel  2008. L'incidente le cui cause, secondo le prime indiscrezioni, sarebbero riconducibili al un malfunzionamento tecnico, rappresentano, una rilevante "contrattempo"  per la commessa industriale.

 

Anche l' Aeronautica Militare Italiana ha sottoscritto (Giugno 2007) l'acquisto di 15 esemplari per un costo di  400 milioni di euro. Il costo unitario di un Aermacchi 346 si attesterebbe intorno a 18 - 26 milioni di euro.

Questo incidente potrebbe ritardare i tempi di certificazione e fabbricazione del velivolo. Così come i tempi di consegna concordati con gli Emirati Arabi e l'Aeronautica Italiana.

 

Al salone IDEX nel2009 gli Emirati Arabi Uniti (UAE) avevano annunciato di aver identificato nel A -346 Master il velivolo da addestramento avanzato e attacco leggero, le trattative per il costo complessivo dell'operazione non sarebbe, tuttavia, essere stato ancora definito. 21 novembre 2011

Flotta militare, extracosti per il caccia multiruolo F 35 italiano

Ma nel BelPaese quasi nessuno ne parla.

 

Il programma di riassetto della flotta militare italiana ha previsto l'acquisizione di 131 velivoli F 35. La spesa inizialmente stimata era stata di circa 16 miliardi di euro. Dopo un recente incidente occorso ad un prototipo (agosto 2011) i tempi della sperimentazione sono stati prolungati. Ma quello che sta emergendo concerne l'utilizzo di questo caccia "multiruolo"  e  ognitempo, a decollo corto e atterraggio verticale, con impiego sulle stesse portaerei, è il costo di ognuno di questi aerei. Se inizialmente il costo  unitario era stato stimato a 60 milioni per aereo, la spesa per ciascuno di questi avrebbe già raggiunto gli  80 milioni ad esemplare. F-35 Joint Strike Fighters,

 

Anche negli USA l'extra costo della flotta F-35 Joint Strike Fighters  è al centro di una polemica. Di costi e di utilizzo operativo. Una indagine  del Pentagono oltre a rilevare il costo procapite, sottolinea tuttavia anche il parallelo incremento dei costi operativi. 

Lockheed Martin, costruttore degli F-35, ha varato un piano di riduzione dei costi "di volo" dei F 35, che secondo gli esperti sarebbe del 33% superiore a quelli dei modelli attualmente operativi di F 16 ed F 18.

Lo stesso senatore  repubblicano dell’Arizona, John McCain si sarebbe meravigliato dell'elevato costo degli esemplari ed operativi.

Nel corso di una audizione al Congresso degli Stati Uniti, una analisi sulle cause dei ritardi di consegna, sulla inadeguatezze progettuali e di costruzione, è stato enfatizzato e riproposto all'opinione pubblica, l'opportunità dell'intera operazione. Sopratutto nel contesto dell'attuale crisi economica.

 

In Italia la materia non sembra stia avendo altrettanta evidenza. Ne in Commissione, ne in Parlamento, ne sulla stampa e i media in genere. Perché? 12 settembre 2011

Il trasloco USAF da Aviano all'aerobase polacca, per ora, si chiama distaccamento

Dopo l'anticipazione del Wall Street Journal del 9 maggio 2011, che sosteneva come il Presidente Barack Obama avrebbe annunciato il prossimo trasferimento dell'aerobase USAF di Aviano nel corso della sua visita in Polonia e il formale diniego da parte del Governo Italiano, l'accordo bilaterale tra USA e Polonia è stato comunque sancito.

 

Al meeting di Varsavia tra il Presidente Obama ed il Primo Ministro della Polonia Donald Tusk, per aggirare la contrarietà della Federazione Russa e rassicurare l'Italia, hanno stipulato un accordo che parla di "Air Detachment".

Nella prima fase dell'insediamento USAF in Polonia si tratterà di un distaccamento temporaneo semestrale. Una rotazione semestrale di squadroni F16 e di C 130, con carattere di continuità.

 

In sostanza il trasferimento di F 16 Fighter Wing avverrebbe nel quadro delle alleanze NATO e SACEUR consentita con lo spostamento di squadroni dalle aerobasi europee e/o dell'area Atlantica.

L'agreement ha già previsto il supporto - per luglio 2011 - di uno squadrone di  F-16 della  California Air National Guard per l'addestramento dei piloti polacchi.  

 

L'avvio del distaccamento semestrale partirà invece nel 2013.

 

Probabilmente, per quella data, anche l'accordo sarà perfezionato. Il distaccamento periodico iniziale, dopo un arco temporale di collaudo e verifiche geo politiche e strategiche, troverà una rilocazione funzionale con   lo spostamento definitivo di almeno due squadroni F 16 o caccia equivalenti, completando il riassetto della rete delle aerobasi USAF verso est. 17 giugno 2011

Aviano USAF airbase, trasloca in Polonia, una anticipazione del WSJ, nuovi scenari commerciali

Il riassetto delle aerobasi militari italiane ed europee prosegue. Stavolta occorre registrare l'attesa chiusura e trasferimento dell'aerobase di Aviano ad est. Secondo una anticipazione del Wall Street Journal del 9 maggio 2011, il Presidente Barack Obama lo annuncerà nei prossimi giorni, nel corso della sua visita in Polonia.

Sarà, infatti, questo Paese ad ospitare i due stormi di cacciabombardieri F-16 del 31° Gruppo di combattimento.

 

L'ipotesi del trasferimento era stato ipotizzata, anche recentemente da Aerohabitat nella news del 20 gennaio 2011:"Piano aeroporti, aeroporti minori e il sistema aviation in FVG".

Le conseguenze ed i riflessi saranno immediati.  In attesa che anche la base delle PAN, le Frecce Tricolori, siano delocalizzate su altra aerobase del BelPaese (probabilmente in Puglia) la Regione Friuli Venezia Giulia dovrà perciò ripensare, in tempi brevi, un Piano Aeroporti, maggiori, minori e relative aviosuperfici preoccupandosi innanzi tutto dalle risorse finanziarie per attrezzarsi di un qualsivoglia progettualità.

 

I riflessi sociali, occupazionali dell'aerobase di Aviano, con almeno 5000 persone occupate - delle quali circa 600 italiane - oltre a quasi quattromila militari USA e del restante indotto economico, si accompagneranno alla destinazione d'uso dell'infrastruttura aeroportuale situata nella provincia di Pordenone.

 

Cosa fare dello scalo?

Dovrà integrarsi al sistema del scali del nordest? Diventare il quarto aeroporto? Oltre a Venezia Tessera, Treviso Catullo e Ronchi Savorgnan di Brazzà, magari decongestionando le piste a maggior criticità di standard ICAO - ENAC e con rilevanti ricadute socio ambientali?

 

Certo il recupero "civile commerciale" del Pagliano e Gori di Aviano necessita rilevanti opere per interventi di bonifica del sedime della aerobase, di conformità agli standard di safety e security, in aggiunta alle preliminari misure per rendere, comunque e finalmente, sostenibile la coesistenza con il territorio del pordenonese. 10 maggio 2011

Sigonella, F 16 fuoripista, ma le notizie sono scarse, era successo anche a Trapani

Il giorno è quello del 27 aprile,  le ore circa le 11.35. All'aerobase di Sigonella, uno degli scali interessati alle operazioni di volo disposte dalla NATO per fronteggiare gli eventi bellici in corso in Libia, un F 16 in fase di atterraggio sarebbe finito fuoripista.

Sull'incidente è calata una cappa di silenzio.

 

Non si hanno notizie certe e dirette. Alcune segnalazioni stampa riportano esclusivamente che l'F 16 apparteneva alla flotta schierata dagli Emirati Arabi. Il pilota si sarebbe salvato lanciandosi, eiettandosi nella fase finale e non si sarebbero registrati feriti. A quale quota di eiettato? Dove è finito il cacciabombardiere? Aveva installato munizionamento? L'incidente è stato circoscritto entro i confini del sedime dell'aerobase?

Tra le frammentate notizie viene tuttavia riportato che il caccia proveniva dall'aerobase Sarda di Decimomannu, sede logistica della flotta "araba" spagnolo e olandese. Tutte impegnate nell'operazione NATO.

 

La base di Sigonella sembrerebbe svolgere un ruolo decisivo nelle operazioni in Libia, di concerto con l'aerobase siciliana, sede del 37° stormo di Trapani Birgi. Su quest'ultimo scalo, nel quale l'attività civile commerciale è soggetta a limitazioni operative, si sarebbe registrato, nei giorni precedenti, un analogo incidente per un cacciabombardiere della flotta italiana. Stavolta in decollo.

Le notizie anche in questo caso sono state scarse. La pista sarebbe stato chiusa per almeno 90 minuti, per la rimozione dell'aereo incidentato. Una domanda conclusiva, il piano di rischio delle aerobase militari italiani adottano, forse, lo standard di rischio aeronautico ENAC? Ne dispongono uno diverso? 2 maggio 2011

Aviano, altro F 16 in difficoltà, senza freni in atterraggio

Ancora Aviano, aerobase USAF, in primo piano!

Ancora una volta per un incidente ad un F 16 del 31º Fighter Wing. Una avaria ai freni in atterraggio ha obbligato l'attivazione di una procedura di emergenza per evitare che il caccia continuasse la corsa oltre il fine pista.

 

La strada provinciale localizzata oltre il sedime dell'aerobase è posta, infatti, a circa 50 metri dal finepista.

I mezzi di pronto intervento e soccorso erano stati preattivati, il caccia ha consumato il carburante residuo, prima di portarsi all'atterraggio.

La corsa in pista dell'F 16 è stata bloccata dall'estensione del cavo/cavi che, tuttavia, ha tranciato il carrello anteriore del velivolo.

 

Il pilota sarebbe rimasto illeso mentre numerosi automobilisti di passaggio, in transito sulla viabilità limitrofa, ha assistito all'intera fase di atterraggio e di pronto intervento dei soccorsi. 3 dicembre 2010

Aviano e serbatoi di carburante disperso, 300mila euro per la bonifica

Non è la prima volta che accade, lo sgancio e/perdita in volo di uno o due serbatoi montati sulla uno dei caccia della flotta F 16 USAF di base ad Aviano. L'ultimo evento è recente, dello scorso 15 novembre 2010. Ma era successo anche nel marzo 2009. In quella circostanza lo sgancio sarebbe stato causato da un qualche malfunzionamento meccanico: "faulty maintenance work".

 Quello che è accaduto stavolta è davvero sorprendente.

 

Stavolta, dopo le consuete rassicurazioni dei responsabili dell'aerobase e delle istituzione locali, ovvero i due serbatoi di carburante dell'F16 del 31º Fighter Wing, nonostante fossero pieni di carburante, oltre al missile Maverick, sono precipitati a distanza dalla abitazioni senza alcun pericolo e conseguenza per la popolazione e per l'ambiente.

Ma ecco che dopo dieci gironi dallo schianto dei due serbatoi l'area interessata avrebbe registrato danni rilevanti rendendo indispensabile una immediata bonifica del suolo.

 

La stima dei danni è stata quantificata in 300mila euro e la cifra, in attesa di un risarcimento diretto da parte degli USAF, verrebbe anticipata dall'Aeronautica Militare Italiana.

L'iniziativa  - riportano i media locali - sarebbe stata concertata tra il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado, il comandante della base Usaf, brigadier generale Charles Q. Brown ed il prefetto di Pordenone, Pierfrancesco Galante.

 

Per la prima volta, quindi, per quanto a conoscenza di Aerohabitat, viene rilevato un "danno" ambientale, viene riconosciuta l'urgenza di un rapido intervento di bonifica e si stanziano le somme necessarie.

 Potrebbe essere un esempio virtuoso, da proporre anche quando vengano accertati il danno e l'impatto sulla popolazione e sul territorio dei sistemi aeroportuali/aerobasi, anche in Italia.

Facile pensare ai danni per l'impatto acustico, per l'impatto atmosferico, per gli sversamenti di carburante entro il sedime aeroportuale, per l'inquinamento delle aree sottoposte alle operazioni de ice ed antice, per la pulizia dalla "gomma" dalle piste di volo (ovviamente per questi ultimi per le infrastrutture aeroportuali che non dispongono adeguati filtri, canalette e sistemi di depurazione e recupero delle sostanze tossiche che sono sparse sui terreni e sui piazzali degli aeroporti).

 

Non ultimo anche per le tonnellate di carburante che talvolta sono scaricate al suolo da aeromobili in emergenza, prima di tornare all'atterraggio. Quantità di carburante rilevanti, incomparabili rispetto alle poche centinaie di libbre contenute in un serbatio alare F 16.  30 novembre 2010 

Aviano: F16 in emergenza in decollo sgancia due serbatoi e un missile

Non è la prima volta che accade, neanche ad Aviano. Il distacco comandato o incidentale di un serbatoio alare ausiliario che si schianta in qualche luogo nell'intorno aeroportuale.

Stavolta è stato coinvolto un F16 stanziato sull'aerobase USAF di Aviano (Pordenone), in avrebbe, nella serata del 15 novembre, sganciato due serbatoi e un missile Maverick nella zona sul Dandolo. Non distante dalla città di Pordenone.

 

Non ci sarebbero state conseguenze per la popolazione e per i caseggiati localizzati nell'area di "atterraggio" dei tre pesanti parti del cacciabombardiere USA.

Non si hanno notizie precise sulla dinamica dell'incidente e neppure se la zona dello scarico sia stata una scelta deliberata o, piuttosto, un evento del tutto fortuito.

Non si hanno inoltre notizie precise sulla missione nella quale era impegnato il caccia.

L'ipotesi che, qualora i due serbatoi di carburante fossero pieni di carburante, la destinazione dell'aereo F16 del 31º Fighter Wing avrebbe potuto risultare sicuramente distante.

 

Un volo/missione almeno a medio raggio, e quindi in una zona di impegno "militare" non Europea.

La probabile emergenza, non si può certamente escludere un eventuale errore umano, è avvenuto intorno alle 19.00 di lunedì 15 ed il carico precipitato è finito su terreni agricoli a circa 200 metri da alcune abitazioni.

Solo dopo alcune ore di ricerca, tuttavia, sono stati recuperati, sotto una pioggia battente, prima i serbatoi, con maggiore difficoltà il missile Maverick (dichiarato inerte dai responsabili dell'aerobase).

 

Dopo il rinvenimento, le aree limitrofe sarebbero state analizzate per scongiurare la presenza di sostanze e materiali inquinanti.

Anche questa volta, probabilmente, è andato tutto bene.

Sono comunque e sempre ancora in primo piano e fondamentali le considerazioni correlate all'esigenza di disporre di zone specifiche di rischio "incidente aereo ed eventi similari" in prossimità delle piste di volo militari.

Ricordiamo come le aerobase USAF localizzate negli Stati Uniti e, nella maggioranza dei casi, anche di quelle insediate nei Paesi dell'Alleanza NATO ed equivalenti hanno da tempo adottato le zone di rischio incidente aereo nei Piani Regolatori dei Comuni limitrofi  (vedi documenti allegati e "Aviano Airbase e le Accident Potential Zone", un testo Aerohabitat del 2005). 18 novembre 2010  

Data storica, 16 settembre 2010, il primo UAV arriva a Sigonella

Aerohabitat ha da tempo sancito l'esistenza di una situazione di "Alert UAV - UAS", a cui dedica una specifica rubrica ed uno spazio di dibattito ed analisi autorevolmente curato dal Com.te Renzo Dentesano (vedi). Lo scorso 16 settembre, lo rivela in un articolo del 17 settembre su www.agrigentoflash.it  Antonio Mazzeo, sulla aerobase USAF è atterrato il primo di cinque velivoli UAV“Global Hawk” RQ-4B.

In attesa di riprendere l'analisi sulle operazioni UAV - UAS in uno spazio aereo nel quale operano aeromobili civili e commerciali Aerohabitat propone, integralmente, il documentato articolo citato.

 

Da oggi volare sulla Sicilia sarà come giocare alla roulette russa. La notte del 16 settembre, nella base aeronavale di Sigonella è atterrato il primo dei 5 velivoli senza pilota UAV “Global Hawk” RQ-4B dell’US Air Force previsti nell’isola nell’ambito di un accordo top secret stipulato tra Italia e Stati Uniti nell’aprile del 2008. Alla vigilia dell’arrivo del micidiale aereo-spia, le autorità preposte alla sicurezza dei voli avevano emesso il NOTAM (NOtice To AirMen) W3788/10 in cui si annunciava che dall’una alle ore quattro di giovedì 16 sarebbero state sospesi gli approcci strumentali e le procedure per l’avvicinamento di aerei ed elicotteri allo scalo di Catania-Fontanarossa, il terzo come volume di traffico passeggeri in Italia, distante meno di dieci chilometri in linea d’area dalla base USA di Sigonella. Una misura necessaria ad evitare che il Global Hawk potesse interferire con il traffico aereo, a riprova della pericolosità di questo nuovo sistema di guerra il cui transito nei corridoi riservati al trasporto civile è fortemente osteggiato dalle due maggiori associazioni piloti degli Stati Uniti d’America, la Air Line Pilots Association (ALPA) e la Aircraft Owners and Pilots Association (AOPA).

 

Il Global Hawk è un aereo con elevate capacità nel settore d’intelligence, sorveglianza e ricognizione. La sua apertura alare è di 40 metri, quasi come quella di un 737, ha un peso di oltre 14 tonnellate e può volare fino a 36 ore consecutive a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri.

 

Prodotto dall’industria statunitense Northrop Grumman, il Global Hawk è in grado di monitorare un’area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. Le immagini registrate vengono poi trasmesse per via satellitare ai comandi terrestri. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma gli operatori da terra possono tuttavia cambiare le missioni in qualsiasi momento. Il prototipo giunto a Sigonella è stato assegnato al “9th Operations Group/Detachment 4”, il distaccamento dell’US Air Force operativo sin dallo scorso anno per coordinare e gestire le missioni di spionaggio e guerra dello squadrone RQ-4B in Europa, Africa e Medio oriente. Il distaccamento USA dipende direttamente dal 9th Reconnaissance Wing del Comando per la guerra aerea con sede a Beale (California), anche centro dell’Agenzia d’intelligence dell’aeronautica statunitense.

 

Secondo quanto affermato dal portavoce del Comando della base di Sigonella, l’inizio delle operazioni dell’UAV è previsto per il prossimo mese di novembre. «Il veicolo – si aggiunge – sarà utilizzato in acque internazionali per la sorveglianza delle linee di comunicazione, per il supporto a operazioni umanitarie e, su richiesta dello stato Italiano, per operazioni di soccorso sul territorio nazionale in caso di calamità naturali, pratica dove l’apparecchio è già stato impiegato con successo ad Haiti e negli incendi della California».

 

Finalità inverosimili, del tutto in contrasto con quelle degli otto Global Hawk che la NATO assegnerà entro il 2012 ancora a Sigonella nell’ambito del nuovo programma di sorveglianza terrestre AGS (Alliance Ground Surveillance). Secondo quanto dichiarato da Ludwig Decamps, capo della Sezione di supporto dei programmi di armamento della Divisione difesa dell’Alleanza Atlantica, i velivoli senza pilota «saranno fondamentali per le missioni alleate nell’area mediterranea ed in Afghanistan, così come per assistere i compiti della coalizione navale contro la pirateria a largo delle coste della Somalia e nel Golfo di Aden». Operazioni, pertanto, tutt’altro che umanitarie.

 

Il semi-segreto atterraggio del primo Global Hawk è stato duramente contestato dai rappresentanti della Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, che già nel 2006 aveva denunciato il piano di rischiaramento in Sicilia dei velivoli-spia. «Quasi tutti i mezzi di comunicazione definiscono “provvidenziale” l’arrivo delle “sentinelle dei cieli”, che con la loro presenza garantirebbero la nostra sicurezza con operazioni di soccorso in caso di calamità naturali», affermano gli attivisti No-war. «Evitiamo la facile ironia sulle motovedette donate al governo libico per “salvare molte vite umane” e poi usate per mitragliare pescherecci e/o barconi di migranti. Quel che ci preoccupa è la quasi totale assenza di voci critiche, nonostante non manchino le circostanziate denunce relative ai crescenti pericoli della militarizzazione dei nostri territori».

 

La Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella ricorda che il dislocamento o il passaggio degli UAV dalla base siciliana accade perlomeno dal 2001 con l’avvio delle operazioni di guerra in Afghanistan. «Come confermato dall’allora segretario della difesa Donald Rumsfeld ad UsaToday il 24 maggio 2002, il primo trasferimento del Global Hawk al teatro afgano avvenne utilizzando proprio Sigonella come base logistica. Da allora, lo strumento cardine per l’individuazione degli obiettivi e il coordinamento degli attacchi da parte dei mezzi aerei, terrestri e navali ha eseguito missioni di guerra per oltre 24.000 ore in Iraq, Afghanistan e Pakistan. Impossibile che in tutto questo tempo non ci sia stata una sosta tecnica in Sicilia, non fosse altro per testare le piste e le infrastrutture di quella che sarà una delle due maggiori basi operative dei velivoli dell’Air Force al di fuori del territorio degli Stati Uniti». Secondo il periodico statunitense Defense News, Sigonella è destinata a divenire una vera e propria capitale internazionale dei Global Hawk prodotti dalla transnazionale Northrop Grumman. Oltre all’US Air Force e alla NATO, anche l’US Navy è intenzionata a installare nella base alcuni degli UAV recentemente acquistati, portando ad una ventina il numero dei velivoli che troverebbe sede fissa nella stazione aeronavale siciliana.

 

Sempre Defense News rivela che le autorità governative statunitensi e quelle italiane si sarebbero già incontrate in vista della creazione «di corridoi negli spazi aerei italiani per i decolli e gli atterraggi dei Global Hawk». «Del tutto ignoto è l’esito di queste discussioni», commentano gli attivisti della Campagna per la smilitarizzazione, «ma è forte il sospetto che gli enti civili responsabili del traffico aereo, ENAC ed ENAV, siano stati del tutto bypassati, anche se le operazioni degli UAV incideranno pericolosamente sulla sicurezza dello scalo di Catania-Fontanarossa, dove nel 2008 sono transitati oltre sei milioni di passeggeri. L’altissimo rischio rappresentato dai Global Hawk non sembra aver mai preoccupato il governo italiano. Negli Stati Uniti, invece, è tema di discussione e conflitto tra forze armate, autorità federali e statali». Nel documento The U.S. Air Force Remotely Piloted Aircraft and Unmanned Aerial Vehicle – Strategic Vision, in cui l’aeronautica militare statunitense delinea la “visione strategica” sul futuro utilizzo dei sistemi di guerra, si ammette che «i velivoli senza pilota sono sensibili alle condizioni ambientali estreme e vulnerabili alle minacce rappresentate da armi cinetiche e non cinetiche». «Il rischio d’incidente del Predator e del Global Hawk è d’intensità maggiore di quello dei velivoli con pilota dell’US Air Force», si legge ancora, anche se, «al di sotto dei parametri stabiliti nei documenti di previsione operativa per questi sistemi».

 

Secondo alcuni ricercatori indipendenti, il rischio d’incidente per i Global Hawk, a parità di ore di volo, sarebbe invece 100 volte superiore a quello registrato con i cacciabombardiere F-16. L’US Air Force ha intanto ordinato lo schieramento di altri tre velivoli Global Hawk nello scalo aereo di Guam, un’isola dell’arcipelago delle Marianne (Oceano Pacifico), di proprietà degli Stati Uniti d’America. Il loro compito prioritario sarà quello di spiare Cina e Corea del Nord. 21 settembre 2010 

Pisa e il progetto di hub militare italiano: tante perplessità

Con un lessico politico il rilancio e potenziamento operativo del galileo Galilei viene definito "il punto di riferimento per tutte le forze armate" e diventerà la pista dalla quale opereranno voli e missioni teatri militari. Non solo per destinazioni nazionali, ma anche internazionali ed intercontinentali.

In sostanza la doppia pista di Pisa sarà l'hub militare del Paese Italia. Potrebbe movimentare anche di movimentare "fino a 30mila militari al mese, perfettamente equipaggiati" (il manifesto, 4 agosto).

 

Il progetto sarebbe stato presentato dallo Stato maggiore della difesa in agosto e, ad esempio,  i contingenti militari dovranno transitare da Pisa, utilizzando la flotta da trasporto C-130J. Quello che nell'aviazione commerciale dovrebbero svolgere Fiumicino e Malpensa, in ambito militare toccherebbe a Pisa.

L'interrogativo che Aerohabitat pone si aggiunge a quello già evidenziato su questo scalo per la sola attività civile e, che con questa nuovo ruolo dei voli militari, si aggrava e dilata in problematiche associate all'impatto territoriale, alla sostenibilità ambientale di un simile progetto. La logistica infrastrutturale con i collegamenti alla rete autostradale, ferroviaria e marittima sono sicuramente primarie e ottimali, ma la prossimità alla città di Pisa rende il tutto una operazione alquanto ardita.

 

La coesistenza della aerobase militare e dello scalo civile assume solo una dimensione preliminare da associare agli standard ENAC e militari sia con le edificazioni circostanti quanto con le popolazioni residenti. Altre considerazioni sono inoltre legate all'insediamento della limitrofa base Usa di Camp Darby ed il suo utilizzo della aerobase di Pisa.

Quanti saranno i voli annui di AMI, della NATO e degli USA, che si aggiungeranno a quelli civili-commerciali?

 

Il potenziamento hub militare Dall'Oro di Pisa avrebbe stanziato un finanziamento di circa 60milioni di euro per il triennio 2011-2013. Nel frattempo prosegue l'espansione del traffico civile commerciale del Galilei e la doppia ricaduta "ambientale" non potrà che aprire polemiche e dubbi. Quali ripercussioni sorgono per il Piano di rischio Aeroportuale e per i due maggiori impatti ambientali: l'inquinamento acustico e d atmosferico? 

Su quale numero di voli-movimenti saranno calcolati? SU quanti decolli e atterraggi sulla città di Pisa e quanti sulle piste 22? 15 settembre 2010

ENAC, APT 33 e un Piano di Rischio per aeroporti civili, e per i militari?

In data 30 agosto l'ENAC  ha, infine, emanato la Circolare APT 33, identificato come "PIANI DI RISCHIO PREVISTI DALL’ART. 707 DEL CODICE DELLA NAVIGAZIONE", ovvero si è concluso l'iter normativo che porterà "alla tutela del territorio dal rischio derivante dall’attività aeronautica".

 Dopo che nel 2005 è stato promulgato il Decreto Legislativo che ha modificato la parte aeronautica del Codice della Navigazione, i Comuni non possono autorizzare opere ed attività ubicate lungo le direzioni di decollo ed atterraggio, se non coerenti con il piano di rischio.

 

I piani regolatori comunali dovranno integrare "la configurazione geometrica delle zone di tutela, definita in relazione alla distribuzione probabilistica degli eventi aeronautici"."L’articolo 707 del Codice della Navigazione si applica a tutti gli aeroporti aperti al traffico civile, sia commerciale che di aviazione generale".

 

Il quadro normativo tuttavia esige una serie di prime domande.

 

Ma cosa succede, innanzi tutto, agli aeroporti aperti al traffico misto civile/militare (Pisa, Capodichino, Ciampino, Grosseto, ecc.)? Si applica? Ma come? E nel caso delle aerobasi solo militari quali devono essere le misure di salvaguardia per il territorio ed i cittadini?

I Comuni dell'intorno delle piste militari, sia di quelle a prevalente attività di caccia (AMX, F 16, Aermacchi 339), di trasporto (C 130), elicotteri, droni (UAV-UAS), non devono aggiornare i Piani Regolatori?

 

Cosa accade inoltre - almeno per gli aeroporti a traffico civile/commerciale secondo le linee guida della circolare ENAC APT 33 - per gli insediamenti esistenti, quelli storici, quelli realizzati 40-60 anni addietro e prima, ma anche per quelli edificati e urbanizzati nel recentissimo periodo nelle zone sottoposte alle restrizioni previste dalla circolare ENAC APT 33?

Cosa accadrà per le attività sensibili insediate in tali aree? Alle edificazioni ad elevato affollamento (centri commerciali, alberghi, stadi, ecc).

 

Cosa accadrà per gli eventuali distributori di carburante (vedi Linate, quei distributori di benzina in asse pista, oltre il recinto), depositi di liquidi infiammabili, industrie chimiche e consistenti insediamenti ubicati lungo le direzioni di atterraggio e decollo ed in prossimità dell’aeroporto?

 

Le zone di tutela “A” e “B” potranno essere adattate e/o modificate, realmente nell’impronta a terra e sottostanti alle effettive rotte di atterraggio e decollo ed all’effettivo utilizzo delle direzioni di volo?

La Circolare  APT 33 e è entrata in vigore il 30 agosto 2010 e, in attesa di una qualche notizia sulle aerobasi militari, a quando i primi risultati? 09 settembre 2010 

Rivolto, oggi la manifestazione No AMX

Come avviene ogni primo sabato del mese il Comitato No AMX si trova davanti all'aerobase di Rivolto in FVG. Aerohabitat propone il Comunicato stampa dell'incontro di oggi 4 settembre, sabato che precede di una settimana l'evento che festeggia 50anni di presenza delle Frecce Tricolori a Rivolto.

 

Comunicato stampa:

 

In occasione della prossima manifestazione del 50esimo della PAN a Rivolto, il comitato NO AMX organizza un momento di riflessione presso l’entrata della base stessa. Auspicando la presenza di don Pierluigi Di Piazza, da anni impegnato sui temi della pace e compagno in questo percorso. Un’occasione questa, per esprimere la contrarietà  e la criticità riguardo a ciò che la PAN rappresenta e con essa la manifestazione stessa.

 

Crediamo ad un Friuli che possa essere espressione di pace e dignità.

Pace, che non può essere rappresentata da un intrattenimento mascherato, che cela l’ultima tecnologia in fatto di guerra e di morte.

Dignità, per le persone che quotidianamente devono sopportare pericoli e danni rappresentati dalla presenza di tale base su un territorio che appartiene alla gente da sempre, ben prima che ad una struttura militare.

Sensibilità, in un momento in cui la grave crisi economica dovrebbe suggerire parsimonia e non parate propagandistiche.

Perplessità, per la mancata presa di posizione della Chiesa ufficiale su questi temi. Una voce che ci aspetteremmo coerente e presente.

Criticità, sull’assenza in questi temi, degli amministratori locali, protesi a collaborare all’evento, ignorando il loro ruolo e la loro rappresentanza.

 

 

L’incontro avverrà sabato 4 settembre di fronte alla Aereo base di Rivolto, a partire dalle ore 18.00. tutti sono invitati a partecipare.

 

 Per il comitato NO AMX - Mauro Della Schiava  4 settembre 2010

Ai piloti delle Frecce Tricolori e al loro Comandante

Aerohabitat propone la lettera inviata dal Comitato No AMX in occasione del 50anni della Pattuglia Acrobatica Nazionale e dell'evento manifestazione del 11-12 settembre 2010 a Rivolto.

 

 

ai Sindaci dei Comuni di

 

Basiliano, Bertiolo, Campoformido, Codroipo, Lestizza, Mereto di Tomba, Sedegliano

 

alla ARPA del F-VG

 

a mezzo raccomandata AR

 

alla Protezione Civile del F-VG

 

a Aerohabitat

 

al Presidente della Provincia di Udine

 

al Presidente della Giunta Regionale del F-VG

 

all’Assessore alla Salute della Regione F-VG

 

alla Procura della Repubblica di Udine

 

a mezzo raccomandata AR

 

al Prefetto di Udine

 

al WWF sezione di Udine

 

a Lega Ambiente Udine

 

all’Arcivescovo di Udine

 

ai Mezzi di Informazione

 

 

 

            Avete dalla vostra  parte sostenitori, simpatizzanti, politici, istituzioni, associazioni e tanta, troppa gente… Ci sono i vostri posters appesi in parecchi esercizi commerciali, nelle istituzioni e perfino nelle Aziende Sanitarie. La Regione Friuli-Venezia Giulia vi ha preso quale emblema di riferimento. Per non parlare del massiccio sostegno dei mezzi di informazione.

 

Forse non sarà facile che la presente smuova queste categorie, accecate dalla retorica che aleggia sul vostro nome. Ma contiamo di farvi riflettere, visto che siamo ancora fiduciosi di un riscontro da parte vostra e, quindi, di un possibile dialogo. Auspicando ovviamente anche una presa di coscienza dei responsabili ai vari livelli.

 

            Vi siete mai chiesti se la vostra attività addestrativa sia o no di disagio, di pericolo, di danno e di rischi anche serî per chi abita questi luoghi? Oltre ai rischi accidentali ci sono anche rischi di esposizione: purtroppo tali rischi non sono sottoposti a verifiche; in particolare per le conseguenze sull’apparato uditivo. Rischi e danni mai presi sul serio dagli organi ed istituzioni competenti. Oltre all’inquinamento atmosferico ed alle “nebbie” che disseminate con i vostri fumogeni.

 

            Vi mettete mai nei panni delle popolazioni che vi sopportano e che purtroppo tacciono perché si sono abituate a questa cattiva qualità di vita? L’abitudine al malessere, comportamento deprecabile, ci pare la possibile ipotesi a giustificazione della passività popolare. Ci si abitua anche al negativo ma non è certo una buona condizione di vita.

 

Alle autorità competenti diciamo che è ancora opportuno, oltre che doveroso, il monitoraggio dell’inquinamento da rumore e di quello dell’aria: iniziative che devono essere fatte con costanza nel tempo e, soprattutto, senza avvertire preventivamente i responsabili del danno. A proposito che fine ha fatto il famoso Milnoise!?

 

            Avete mai pensato, visto il vostro altruismo e beneficenza (che dopotutto non vi costano nulla e vi fa ancor maggior pubblicità), che le vostre esibizioni invasive e nocive, sono tutto il contrario di opere di bene? Inoltre non si può certo tacere a fronte dei costi che il contribuente deve sostenere per mantenere la vostra struttura pensando, per fare un esempio, a quanta fatica continui a fare la Sanità sempre a secco di risorse e a rischio di tagli.

 

            Avete mai pensato che forse(?) (forse perché a quanto pare a voi tutto è concesso) state violando i più elementari codici di sicurezza e oseremmo dire di civiltà, sorvolando i paesi e facendo spesso incursioni a volo radente con violenti e laceranti boati, assordanti e spesso insopportabili all’orecchio umano, tanto che bisognerebbe girare muniti di protezioni acustiche!? Infatti si registrano disturbi e traumi di vario tipo all’apparato uditivo sia per esposizione episodica che per esposizione nel tempo: situazioni intollerabili. Chi ci tutela da tutte queste condizioni di stress, di danno e dal rischio di incidenti? Dove sono le istituzioni sempre pronte ed attente alle nostre piccole trasgressioni ed assenti sui vostri pesanti e palesi abusi?

 

            Avete mai pensato di cambiare rotte e di avere rispetto dei cittadini che auspicano solo una qualità di vita dignitosa e tranquilla? Possibile che i paesi e la gente che vi abita siano costretti a fare da sfondo e da arena alle vostre incursioni? Possibile che nessuno vi obblighi a cercare altrove spazi idonei a tale attività addestrativa? Queste cose non dovrebbero accadere in un paese civile. Sono dei veri e propri abusi, lo ripetiamo. Non è giusto che dietro alla vostra fama si nascondano e si ignorino queste concrete prepotenze sulla popolazione. Altro che beneficenza.

 

Anche se la tragedia di Ramstein è stata rimossa dalla memoria per noi è comunque un monito, oltre che al ricordo delle vittime, a riflettere su questo genere di “spettacoli”.

 

            Sapete che durante le vostre quotidiane incursioni alcuni genitori sono costretti a portare altrove i bambini perché non riescono a stare nella propria casa e nel proprio ambiente, manifestando disagi di vario tipo!? Anche gli animali dei nostri cortili soffrono e sono spesso terrorizzati e spaesati da queste pesanti manovre; anche loro manifestano evidenti conseguenze.

 

            Non esiste indennizzo (per altro pagato con soldi anche nostri) che ci riporti ad una vita normale e che ristabilisca la dignità delle genti e dei luoghi violati dalle vostre dannose attività.

 

            Le aziende ed anche i privati sono obbligati a mettersi in regola nei confronti dell’ambiente: perchè voi non avete regole? Nelle fabbriche ed in generale nei posti di lavoro esistono dei rigidi protocolli per la sicurezza e la prevenzione; ma poi nel proprio paese ci si ritrova in un contesto che vanifica ciò che altrove si cerca di tutelare, ossia, la salute e la qualità della vita.

 

            Salute e qualità della vita che la vostra attività mette a dura prova. Questo ve lo siete mai chiesto?

 

 

            Cogliamo l’occasione anche per invitare calorosamente i responsabili delle Amministrazioni Pubbliche a non collaborare e a non partecipare alle celebrazioni in programma per il 50° di fondazione della PAN che per le popolazioni interessate non possono essere motivo di festa. Invitiamo altresì i responsabili della salute pubblica e della sicurezza a prendersi carico delle istanze e delle legittime considerazioni qui esposte.

 

            Allo stesso modo, attraverso i mezzi di informazione, esortiamo i cittadini vittime dell’attività dell’aeroporto di Rivolto a rivendicare il diritto ad una buona, normale qualità della vita. Infine invitiamo il potenziale pubblico della programmata manifestazione aerea a riflettere sui contenuti della presente e, se possibile, a trovare altre forme di “divertimento”.

 

 

            Auspicando che ognuno si prenda le proprie responsabilità in merito a quanto abbiamo palesato, porgiamo i nostri migliori saluti. Mandi.

 

 

31 agosto 2010 - in occasione del 50° anno di sopportazione

 

 

 

Comitato No Amx *

 

 

 

c/o Remo Spizzamiglio (coordinatore)

 

Via Carlo Alberto, 8

 

33031 Basagliapenta di BASILIANO

 

0423 848882

 

 

per le pubbliche relazioni del Comitato No Amx

Mauro Della Schiava

Via Gorizia, 7

33050 Galleriano di LESTIZZA

 

0432 764381

mauro.della.schiava(at)alice.it 

 

* comitato di cittadini che da fine 1993 è presente sul territorio per denunciare, oltre ai disagi ed ai rischi, anche la questione etica legata alla attività militare dell’Aerobase di Rivolto inclusa la PAN. 31 agosto 2010 

Due caccia F 16 si scontrano in volo

Ieri 26 agosto 2010 due F -16 dell'Aeronautica Greca si sono scontrati in volo nel corso di una esercitazione. L'evento è avvenuto nella zona a sud ovest dell'isola di Creta, sulla verticale dell'isoletta di Chryssi.

 

La coppia di F - 16 era decollata da Creta con una formazione di quattro caccia, per voli di addestramento specifici con aerei biposto. I tre piloti imbarcati si sarebbero salvati dopo essersi eiettati con il seggiolino, uno di loro è stato ricoverato in ospedale per ferite minori.

 

Nell'ottobre 2004 altri due F 16 Greci, ancora con voli biposto ed in formazione, erano scomparsi dai radar quando volavano sul cielo montagnoso di Pilio. Altre perdite di F 16 Greci sono state registrate nel 1997 (23 settembre), nel 2007 (5 dicembre) e nel 2009 (4 giugno). 27 agosto 2010 

Rivolto, 50anni di PAN, gli airshow e le ricadute ambientali oltre al rischio

Il FVG patria della PAN, Pattugli Acrobatica Nazionale, ovvero con Rivolto, sede operativa delle Frecce Tricolori è prossimo a festeggiare i primi 50 anni di attività. La PAN ha milioni di appassionati, in Italia e nel mondo, centinaia di Club delle Frecce Tricolori, ed a settembre sono attesi oltre 500mila  partecipanti.

 

Ieri 22 agosto a Grado oltre 50 mila persone hanno assistito alle spettacolari acrobazie dei piloti della PAN. Il 15 agosto a Lignano oltre 100 mila persone hanno assistito alle spettacolari acrobazie dei piloti della PAN. Alla Comina di Pordenone lo scorso 26 giugno oltre oltre 100 mila persone hanno assistito alle spettacolari acrobazie dei piloti della PAN.

 

Per la Grande festa del 50° anniversario delle Frecce tricolori il prossimo’11 e 12 settembre sulla base di Rivolto, nell'arco di due mesi perciò il FVG ospiterà centinaia di migliaia di persone, per l'ennesima esibizione della PAN, oltre per la circostanza, numerose pattuglie acrobatiche di altri Paesi.

 

Ma le problematiche degli airshow oltre ai festeggiamenti per festeggiare la PAN con appassionati ed amici, implica assolvere misure di sicurezza e garanzie e tutela degli spettatori e delle popolazioni residenti nell'intorno alla zona delle "manovre".

 

Se nel caso delle manifestazioni di Grado e Lignano le manifestazioni si svolgono fronte mare, sull'acqua, le ricadute ambientali ed il rischio aeronautico appaiono limitate, ecco che sulla terra la questione è più critica.

 

Da una parte quindi i cittadini residenti nell'intorno dell'aerobase di Rivolto, le loro legittime esigenze di una mitigazione acustica ed in attesa del risarcimento - indennizzo dalle ricadute dai cosiddetti danni arrecati dalle servitù militari, con il vertiginoso aggravio ambientale nelle due giornate dell'11 e 12 settembre prossimo, dall'altro le esigenze di tutela e salvaguardia per gli appassionati che parteciperanno alle evoluzioni dei tanti piloti che eseguiranno volteggi nello spazio aereo sovrastante l'aerobase di Rivolto in FVG. 23aosto 2010 

La pattuglia acrobatica EAU si addestrerà a Rivolto

I soldi per mitigare ed insonorizzare i cittadini e le abitazioni non sono sufficienti. Ma forse il futuro venturo regalerà comunque una riduzione dello stesso rumore aereo della Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Magari rendendo superflua l'intera operazione di insonorizzazione.

 

Nell'aerobase di Rivolto sede delle Frecce Tricolori, gli MB 339, nel 2013 arriveranno i nuovissimi  M-346, sicuramente a minor impatto acustico.

Gli attuali jet MB-339 avranno maturato il fine vita, raggiunto i cicli per i quali erano stati progettati, il nuovo nato di Alenia Aermacchi è l'unico candidato naturale alla loro sostituzione".

 

Nel frattempo, tuttavia, gli appassionati della PAN, ma anche i residenti sottoposti al rumore aereo, potranno in anteprima osservare e percepire il rumore aereo della flotta Aermacchi 346.

Nel corso dell'insediamento del colonnello Enrico Frasson -  nuovo comandante del Secondo Stormo dell’aeronautica militare italiana di stanza a Rivolto  - è stato dato l'annuncio: i piloti degli Emirati Arabi Uniti faranno il loro addestramento sugli acrobatici A 346 sotto la guida degli italiani nella base AMI friulana.

 

Nel corso del salone aeronautico IDEX di Abu Dhabi, il governo degli Emirati Arabi Uniti ha rivelato l'acquisto di 48 esemplari M-346. Un certo numero di questi M346, forse 10, serviranno per la creazione di una pattuglia acrobatica.

Il contratto ha previsto l'addestramento presso la base di Rivolto.

 

Quali conclusioni trarre?

Per un certo periodo il numero dei voli "training" e acrobatici aumenterà.

 Gli appassionati della PAN e dell'acrobazia potranno assistere uno spettacolo aggiuntivo.

I cittadini residenti nell'intorno di Rivolto potranno, invece, rilevare il divario "acustico" tra MB 339 e M 346, quindi registrare l'effetto cumulativo della raddoppiata operatività, ed infine confidare nella rapida sostituzione dei vetusti Aermacchi 339. 15 giugno 2010

Aerobasi USA in Italia e il caso Okinawa

Il Giappone non è l'Italia, anche nella gestione della aerobasi USA sul proprio territorio.

In Italia il contenzioso relativo alla permanenza della base di Aviano ed al raddoppio dell'aerobase Dal Molin di Vicenza è nella cronaca quotidiana.

In Giappone il premier Yukio Hatoyama, si è, invece, dimesso -  nove mesi dopo dall'insediamento - per la mancata rimozione della contestatissima base militare degli Stati Uniti di Okinawa.

La causa della crisi "politica" del governo è derivata dalla presunta impossibilità di smobilitare di Futenma, ad Okinawa.

 "La cooperazione tra il Giappone e gli Stati Uniti è indispensabile per la pace e la sicurezza in Asia orientale e sono stato costretto a chiedere alla gente di Okinawa, con mio grande dispiacere, questo onere", ha sostenuto l'ex premier. Cosa accadrà con il prossimo governo?

In Italia potrà proporsi una simile iniziativa? E quando?i

Sulla questione Aerohabitat propone il pezzo apparso su www.greenreport.it il 3 giugno 2010

 

La Dal Molin giapponese costringe alle dimissioni il premier Hatoyama

 

 Il mondo è davvero strano e complicato: il primo ministro giapponese Yukio Hatoyama, che ha vinto le elezioni solo 8 mesi fa, sconfiggendo l'eterno potere del Partito Liberal-democratico con un programma pacifista e "ambientalista" e che chiedeva la dismissione delle basi militari Usa (che ospitano anche navi e sottomarini armati con missili nucleari) ha annunciato ieri le sue dimissioni durante l'assemblea generale dei deputati del suo Partito Democratico del Giappone (Dpj).

Le speranze sollevate dall'Obama giapponese sono crollate presto insieme alla sua popolarità (ormai sotto il 20%) dopo che la coalizione di partiti che lo sostiene lo ha criticato aspramente per la pessima gestione del trasferimento della base americana Usa di Futenma (Nella foto) nell'isola di Okinawa. Il Partito socialdemocratico del Giappone (Psd) ha abbandonato il governo ed è passato all'opposizione e se, come è prevedibile, si andrà a nuove elezioni, attaccherà frontalmente insieme al Partito comunista  il suo ex alleato nel governo di centro-sinistra.

La crisi politica del Giappone, che si intreccia con la stagnazione economica ed una crisi sociale e di prospettive senza precedenti, sembra non finire: negli ultimi 4 anni quella che resta una delle maggiori potenze economiche del pianeta ha cambiato 4 primi ministri. Secondo gli esperti il nuovo premier dovrebbe essere Naoto Kan, sempre del Pdj, che tenterà di raffazzonare un nuovo governo, oppure porterà l'Impero del Sol Levante nuovamente alle urne.

 

L'addio di Hatoyama non è stato indolore: non se l'è presa solo con il Psd ma soprattutto con le «False dichiarazioni» di uomini del suo partito che hanno pesantemente compromesso l'immagine del governo: «Dobbiamo tentare di costruire un Pdj pulito perché il nostro popolo ci ascolti»  ha detto Hatoyama, che ha così sferrato un attacco diretto alla fronda interna, chiedendo al segretario generale del Pdj, Ichiro Ozawa, di dimettersi per la sua cattiva gestione dello scandalo dei finanziamenti politici».

«A cause della questione di Futenma - ha aggiunto - , ho perso la fiducia del mio popolo. Non penso che nei prossimi 50 o 100 anni il Giappone dipenderà ancora dagli Stati Uniti per la sua difesa. Anche se l'alleanza nippo-americana è importante, non dobbiamo rassegnarci». Il problema è che Hatoyama ha dato proprio l'impressione di rimangiarsi le sue promesse elettorali di indipendenza e di cacciare gli americani da Okinawa..

 

Il macigno crollato addosso al governo di centro-sinistra somiglia molto all'affaire della base Dal Molin di Vicenza: si tratta dell'accordo tra Usa e Giappone, reso noto il 28 maggio con una dichiarazione congiunta sulla ricollocazione della base della marina militare americana di Okinawa, in linea con il precedente accordo del 2006. La base dovrebbe essere costruita a Nago, nella stessa prefettura di Okinawa.

Barack Obama aveva subito espresso tutta la sua gratitudine a Hatoyama per aver sottoscritto un accordo basato sul "format 2+2", un comitato bilaterale che discute di sicurezza e che riunisce I ministri degli esteri e della difesa giapponesi e statunitensi, ma la gente di Okinawa, che non sopporta più la presenza dei militari statunitensi, non l'ha presa bene, visto che aveva votato in massa per il centro-sinistra proprio per cacciarli via.

 

Comunque la Casa Bianca non si preoccupa: ha annunciato che le relazioni americano-giapponesi resteranno immutate dopo le dimissioni di Hatoyama. «Il Giappone è uno dei nostri amici nel mondo e questa alleanza non cambierà qualunque direzione prenda quel Paese - ha detto il portavoce di Obama Bill Burton - Seguiremo da vicino il processo politico ed aspetteremo come tutto il mondo di vedere chi sarà il prossimo primo ministro».

L'impressione è quella che Hatoyama sia stato sedotto e abbandonato dagli americani, che si sia sacrificato sull'altare di un'amicizia che gli Usa hanno considerato a senso unico, come succede stato sedotto e abbandonato dagli americani, che si sia sacrificato sull'altare di un'amicizia che gli Usa hanno considerato a senso unico, come succede ormai con i governi del Giappone dal 1945. 10 giugno 2010 

Frecce Tricolori, Milnoise, e residenti in attesa di mitigazione e insonorizzazione

Ancora ritardi e pochi soldi per mitigare ed insonorizzare i cittadini e le abitazioni dell'intorno della pista di volo della PAN. L'aerobase di Rivolto sede delle Frecce Tricolori, dove volano MB 339, una tipologia di caccia che ha fatto il primo volo ancora nel 1976 ed entrato il servizio nel 1979, equipaggiato equipaggiati con un turbogetto Rolls-Royce Viper 632-43, probabilmente fabbricato in Italia.

 

Il velivolo di stanza a Rivolto è nella sua versione MB-339PAN è stato progettato dall'ingegner Ermanno Bazzocchi e costruito dalla Aermacchi, una derivazione della sua cellula dal famoso aereo da addestramento italiano, l'MB-326.

Una pattuglia quindi "arzilla", sopratutto nella rumorosità del propulsore che sicuramente non è paragonabile alle emissione sonore dei reattori di Capitolo 4  che equipaggiano le moderne flotte aeree commerciali.

 

Il rumore aereo prodotto dalla pattuglia nazionale nel corso delle abituali esercitazioni, addestramento per garantire le evoluzioni che hanno tanto successo di pubblico in Italia e nel mondo, sembra un dato da cui partire.

La mappa acustica certificata qualche anno addietro nell'ambito della operazione “Milnoise” sarebbe stata secretata e, tra alcuni interrogativi sulla congruità ed estensione dei decibel, è inevitabile pensare che la suddetta mappa potrebbe essere ridotta se commisurata a velivoli ambientalmente meno impattanti.

 

Nel 2010 in occasione delle celebrazioni e della manifestazione settembrina per il 50º della Pan, i Comuni dell'intorno dell'aerobase rivendicano l'indennizzo per le tegole ed i tetti danneggiati dalle vibrazioni e l'insonorizzazione delle finestre.

 

Il finanziamento di 100 mila euro stanziato dalla Regione FVG per lo scopo appare del tutto simbolico.

Anche perché dovrebbe assicurare le stesse opere per i cittadini limitrofe all'altra aerobase USAF localizzata in regione, ovvero ad Aviano.

Certo nelle aerobasi ubicate nelle altre regioni del Paese, nonostante il progetto Milnoise riguardasse l'intera Penisola, non sembrerebbe essere stata ancora avviata, nemmeno la fase preliminare, la mappatura acustica dell'intorno aeroportuale.

 

Le amministrazioni comunali insediate nell'intorno delle aerobasi dell'intera Italia, si trovano in difficoltà, non solo per i dati sul rumore, necessari alla redazione dei piani comunali di zonizzazione acustica, anche per la classificazione del rischio aeronautico per l'attività di volo, indispensabili per pianificare il territorio e tutelare i cittadini. 1 giugno 2010

F - 16 AMI precipita in Adriatico

Ieri 11 febbraio, intorno alle 15.30 locali, un velivolo F-16 dell'Aeronautica Militare Italiana è precipitato in mare, al largo della costa Adriatica.

Il caccia F-16 del 5/o Stormo di base a Cervia (Ravenna) sarebbe precipitato a causa di una qualche avaria tecnica di cui non si ha, al momento, notizia.

Il pilota si è salvato dopo essersi eiettato con il seggiolino, in "buona salute" ha quindi toccato terra con il paracadute. In seguito è stata recuperato da un peschereccio di passaggio a circa 3 miglia dalla costa romagnola tra Cervia e Ravenna. 12 febbraio 2010

Rivolto, aerobasi e risarcimenti da rumore aereo

Di rumore aereo, aerobasi militari e indennizzi per i caseggiati e/o i cittadini residenti dell'intorno aeroportuale Aerohabitat ha parlato più volte. La tematica come spesso succede, vedi l'impatto acustico nell'intorno degli scali aerei civili/commerciali, i relativi decreti, le imposte sulle emissioni sonore, i piani di insonorizzazione e risanamento, troppo spesso è solo sulla carta. Gli esiti appaiono quasi sempre controversi.

Accade forse lo stesso per le aerobasi militari?

Nella Regione Friuli Venezia Giulia, una amministrazione a Statuto speciale, dopo l'istituzione della legge 16 del 2007, ha specificatamente finanziato questo genere di interventi, ma a soli  tre anni della stessa il riscontro effettivo è amaro.

 

La legge ha si disposto finanziamenti per la tutela dei cittadini impattati da elevati livelli di rumore aereo, ma si constata come le somme destinate si sono rivelate del tutto insufficienti. La Regione FVG ha due basi militari, Rivolto ed Aviano e solo nell'aerobase della Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN), le Frecce Tricolori Nazionali, i Comuni interessati ai risarcimenti sono ben sette.

Quelli più impattati sono Basiliano, Codroipo e Lestizza, e solo per i cittadini che hanno inoltrato le richieste di queste tre aree abitative servirebbe una somma di un milione di euro. Dieci volte superiore alla somma stanziata dalla Regione FVG.

 

Si sostiene come nella sola città di Codroipo  dovrebbero essere spesi 750 mila euro (la legge, tuttavia, prevede di sostenere esclusivamente il 50% delle opere di insonorizzazione delle finestre, delle parti murarie e dei tetti e/o delle tegole che saltano, ma è arduo capirne i motivi). Nell'intorno dell'aerobase di Aviano invece i Comuni interessati sono numericamente minori, nello specifico sono Fontanafredda, Roveredo in Piano e S. Quirino, con altrettante evidenze nei limiti risarcitori.

Cosa potrebbe succedere adesso? La Regione dopo aver riconosciuto il danno sopportato dai cittadini, aver circostanziato sul diritto e sulle tutele necessarie, sullo stanziamento di somme per gli interventi di risanamento e mitigazione, dovrebbe, come misura conseguente, rifinanziare adeguatamente l'iniziativa.

L'alternativa è invece quella di disconoscere l'evidenza, ovvero del diritto nel danno sopportato dai singoli cittadini e dalle loro abitazioni. 18 gennaio 2010

Sciagura C 130 di Pisa, interrogazione sul rischio uranio impoverito

Ricordate l'impiego dell'uranio impoverito come contrappeso sui piani di coda per alcuni aeromobili delle flotte commerciali civili e militari?  Talvolta anche oltre 300 chili di uranio impoverito, come sul alcuni Boeing 747 delle più recenti versioni, sono stati sostituti dal più costoso tungsteno? 

Ebbene, se è vero che non si hanno notizia della presenza di uranio impoverito sulle flotte arzille ancora in attività in alcuni continenti, altri interrogativi concernono le flotte militari.

Hanno davvero dismesso il carico di uranio impoverito, sostituito dal tungsteno, o i piani di sostituzione sono ancora da completare. Dopo l'incidente occorso al C 130 dell'Aeronautica Italiana, impegnato in un volo di addestramento, a Pisa, la questione è stata sottoposta all'attenzione del Parlamento Italiano, grazie all' interrogazione del sen. Pardi.

 

Premesso che:

 

 in data 23 novembre 2009 alle ore 14:10 un velivolo militare C-130J in uso alla 46a Brigata aerea nel corso di un addestramento è precipitato nei pressi dell'aeroporto di Pisa, in località Le Rene del comune di Coltano, provocando il decesso di cinque militari. L'incidente è avvenuto subito dopo il decollo, immediatamente fuori dalla zona aeroportuale: il velivolo è finito dapprima contro dei cavi ad alta tensione ed è poi atterrato sulla linea ferroviaria Pisa - Colle Salvetti - Cecina. I resti dell'aereo si sarebbero sparsi in un raggio di circa 150 metri;

 

 

il "technical order 00-105e-9, 1 february 2006, revision 11 - segment 7 covering chapter 6 from the c-130 to wc-135w", ovvero il manuale tecnico comprendente anche i velivoli C-130 e C-130J, prodotto dal "HQ AFCESA (Air Force Civil Engineer Support Agency www.afcesa.af.mil/)/cexf - fire and emergency services egress manager", avente sede in 139 barnes drive suite 1, Tyndall afb, Florida, a pagina 24, indica che "the inboard elevator counterbalance weight is cast Depleted Uranium (DU). The DU is to be replaced by a alternate material selection of Sintered Tungsten. This modification will start with aircraft serial number 5536" (il contrappeso è composto da uranio impoverito (64 kg), materiale che sarà sostituito dal tungsteno, a partire dal velivolo con numero di serie 5536);

 

l'utilizzo di uranio impoverito per gli aeromobili C130 e C-130J, prodotti dalla Lockeed Martin, sarebbe confermato altresì da una perizia disposta nell'anno 2000 dal pubblico ministero dottor Felice Casson, dal titolo "Rischio derivante dall'utilizzo di uranio impoverito in aeromobili per uso civile", redatta con l'apporto dell'Istituto superiore di sanità, dell'ENEA, dell'Università Federico II e del Politecnico di Torino, ove la "Relazione di consulenza tecnica preliminare" specifica che "il DU sembra essere l'unico tipo di uranio che possa utilizzarsi nei contrappesi. (...) Anche aerei usati per scopi militari e trasporto-merci sono stati equipaggiati con contrappesi in DU: tra questi ci sono il Lockheed C-130 (…)". Relativamente agli "Eventi catastrofici", la perizia chiarisce come "una situazione incidentale in cui un aereo contenente parti in DU subisca un incendio suscita giustificata preoccupazione, in quanto in questo caso notevoli quantità di DU potrebbero essere volatilizzate e inalate dalle persone attorno alla zona dell'incendio (vigili del fuoco, passeggeri, residenti).

 

Inoltre, non si può escludere il rischio di contaminazione in aree circostanti l'incidente". Maggiore preoccupazione desta la sezione dedicata a "Interventi di spegnimento e recupero del sito": "La massima esposizione a DU in caso di evento catastrofico riguarda i vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dell'incendio e il personale dedicato a ripulire il sito dell'incidente (liquidatori). (…) Appare evidente in questi casi la possibilità per questi lavoratori di superare la Dose Massima Ammissibile, aumentando quindi la probabilità di insorgenza di effetti genotossici ritardati, quali tumori e mutazioni nella progenie, come ampiamente mostrato in letteratura scientifica e i gravi rischi di nefrotossicità nel caso di un'insufficiente protezione tramite maschere";

considerato che: esaminando i molti filmati dello spegnimento delle fiamme generate dal velivolo, ed in particolare da fonti della rete (quale www.youreporter.it/video_Precipita_aereo_militare_a_Pisa_immagini_di_50canale_tv_1) è possibile vedere con chiarezza operatori dei vigili del fuoco, carabinieri, tele-operatori e astanti nelle immediate vicinanze del relitto, tutti privi delle necessarie misure di sicurezza ed in prossimità dell'eventuale fonte di dispersione di inquinamento.

Risulta altresì che al momento della tragica fatalità il vento fosse particolarmente forte, in grado quindi di disperdere velocemente le polveri inquinanti verso centri abitati, zone agricole coltivate e fonti idriche; l'eventuale presenza di uranio impoverito avrebbe dovuto essere tempestivamente comunicata da parte dell'Aeronautica militare ai vigili del fuoco incaricati di rimuovere i rottami del velivolo, al fine di garantire loro la possibilità di operare in sicurezza, mettendo al riparo da possibili rischi la loro integrità fisica.

 

Si rileva altresì che in caso di incendio di uranio impoverito, la quantità di particelle gravemente inquinanti emesse costituirebbe grave pregiudizio alla salute pubblica per la vicina città di Pisa, si chiede di sapere: il numero di serie del velivolo coinvolto nel sopra esposto incidente; qualora tale velivolo recasse numero di serie inferiore a 5536, quali sistemi di prevenzione siano stati adottati al fine di proteggere le persone coinvolte nella rimozione dei rottami; quali indagini sullo stato di eventuale contaminazione da uranio impoverito siano state condotte sulle aree in cui è avvenuto l'episodio; se i vigili del fuoco, i carabinieri e le Forze dell'ordine siano a conoscenza del fatto che l'Aeronautica militare italiana utilizza velivoli aventi contrappesi di uranio impoverito e se, in caso di incidente, siano equipaggiati con protocolli di sicurezza e strumentazioni adatte ad evitare la contaminazione per radiazione ed inalazione". 22 dicembre 

Aeronautica, il reparto missili passa da Villafranca a Rivolto

Nel piano di ristrutturazione generale dell'Aeronautica Militare Italiana è in corso di attuazione anche la riorganizzazione del settore Missili (GBAD). Una operazione prevista da tempo e, una notizia, apparsa sul quotidiano l'Arena del 15 dicembre, alla fine lo conferma.

Il Reparto Gruppo missili di Villafranca Verona chiude per trasferirsi nell'aerobase di Rivolto in provincia di Udine. Il Generale di divisione aerea Roberto Corsini, nel corso di una cerimonia alla base Caluri, ha passato in rassegna il reparto che trasloca e viene integrato nel 2° stormo di Rivolto,

 

In quest'ultima località, sotto il comando del colonnello Alfonso Dalle Nogare, comandante del Gruppo di  Rivolto, confluirà il Gruppo missili di Villafranca, opereranno tre gruppi missili (58°, 72° e 80°), il reparto missili di Villafranca e la 602a Squadriglia Collegamenti.

Sull'aerobase friulana, come è noto, opera anche il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico della Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Nella logistica del  2° Stormo Missili “Mario D’Agostini” pertanto potranno operare affiancando il 58° Gruppo Missili (Rivolto) (3 batterie Samp/T), il Gruppo Addestramento Sistemi Missilistici (Rivolto) (1 batteria Samp/T), il 402° Gruppo Servizio Tecnico Operativo (Rivolto), il 502° Gruppo Servizio Logistico Operativo (Rivolto) e il Gruppo Protezione delle Forze (Rivolto). 17 dicembre 2009

Pisa, C 130J della 46° Aerobrigata precipita in decollo

Era in corso un volo di addestramento sulla pista e, probabilmente, l’equipaggio era impegnato in una serie di atterraggi touch and go e riattaccate.

La versione ufficiale sostiene che il “velivolo …è precipitato mentre riprendeva quota dopo un avvicinamento addestrativo alla pista della base militare” e non permette di capire quale delle due manovre fosse in atto.

Aerohabitat ricorda come la fase addestrativa dei voli campo per l’abilitazione iniziale e/o periodica dei piloti sulla “macchina” prevede una serie di manovre classiche. Tra di queste l’avaria di motore o piantata in decollo e/o riattaccata.

 

Il C-130J, un quadri-turbina da trasporto, avrebbe toccato l’ala destra che spezzandosi si è incendiata mentre l’aereo terminata la sua corsa in prossimità della linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina. Prima dell’impatto con il suolo della restante parte dell’aereo esplodendo avrebbe tranciato alcuni fili dell'alta tensione.

L’incidente è avvenuto intorno alle 14.10 locali del 23 novembre, causando cinque vittime. L’equipaggio imbarcato a bordo. I resti dell'aereo sono stati recuperati in un raggio di circa 150 metri.

Il velivolo Lockheed C130 Hercules è quadrimotore, svolge attività di trasporto e aviolancio di truppe e materiali è impiegato da numerose forze militari. L'Aeronautica Militare Italiana ha in servizio 22 esemplari, 12 nella versione standard e 10 in quella allungata.

L’impatto del C 130 e la sua esplosione sono avvenuti entro il sedime aeroportuale dello scalo civile militare di Pisa.

 

Le prime ipotesi relative allo scenario incidentale sono riconducibili a:

 

a) avaria e/o malfunzionamento tecnico;

b) human factor e/o flight error;

c) impatto volatili;

 

In attesa di analizzare e verificare, in seguito, ipotetici scenari di investigazione Aerohabitat ricorda che:

 

 

1) nel corso del 2008 l’aeroporto ha registrato 43.747 movimenti aerei complessivi (linea, charter, ecc) trasportando circa 3.9milioni di passeggeri, ai quali vanno aggiunti i voli militari di cui non è dato conoscere l’entità;

2) Sesto aeroporto Italiano come traffico commerciale, dopo i due poli romano e milanese, e probabilmente, con il traffico militare, anche uno tra i più movimentati dopo l’area lombarda e laziale;

3) Il master plan aeroportuale 2008 – 2012 stima una crescita ad oltre 53 mila voli con un incremento di oltre il 22% dei soli voli commerciali al 2012;

4) Devono essere verificati gli standard infrastrutturali della pista, delle zone strip e RESA, oltre allo stato di adozione dei Piani di Rischio aeroportuali;

5) Devono essere verificate le compatibilità operative tra i voli civili/commerciali e l’attività militare regolare e addestrativi sul campo

6) Devono essere verificate e normate le attività addestrative di volo militare che possono essere svolte sui simulatori di volo piuttosto che sul campo e/o pista.

 

Nell’aerobase militare opera anche la 46esima brigata aerea con velivoli C 130 e Spartan C127J su una pista lunga 3000 metri, ed un sedime prossimo alla città di Pisa.

Lo scalo, per la parte civile commerciale è gestito dalla Società Aeroporto Toscano (S.A.T.) Galileo Galilei S.p.A. Nel 2008 20 compagnie aeree operano sullo scalo toscano. Dal 1° giugno 2007 opera anche un volo non-stop da Pisa per New York; il volo, l’unico a collegare direttamente la Toscana agli Stati Uniti, effettuato dalla Delta Airlines.

 

Aerohabitat in relazione al di Contratto di Programma 2008-2012, recentemente sottoscritto, ricorda che sono stati previsti adeguamenti nelle aree di manovra (strip e resa) e precisamente in area air-side - infrastrutture di volo:

L’intervento riguarda l’adeguamento e la messa a norma delle superfici di sicurezza di strip e RESA pista RWY 04R – 22L dell’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa.

 

Gli interventi consistono:

 

• nell’adeguamento geometrico e strutturale dei manufatti insistenti entro tali superfici (pozzetti, basamenti,ecc.);

 

• Adeguamento della portanza e delle caratteristiche plano-altimetriche delle fasce di sicurezza;

 

• sostituzione di tutti i chiusini esistenti che non risulta di classe F900;

 

• ampliamento delle fasce laterali pavimentate del raccordo ECO.

 

Visto che l'intervento rende necessaria la chiusura della pista principale, se ne prevede l'esecuzione solo dopo il completamento dei lavori di adeguamento della pista secondaria per avere la garanzia di continuità del servizio dell'aviazione civile”.4 novembre 2009 

AMX, quattro velivoli operativi anche in Afghanistan

Ricordate la flotta AMX? L'aereo concepito per l’attività d’attacco al terra, nella versione leggero monoposto (AMX), come velivolo d’addestramento avanzato biposto con capacità d’attacco (AMX-T) era stato progettato per l'esigenza italiana di avvicendare - anni addietro - i vetusti Aeritalia G 91.

Il velivolo è di fabbricazione Alenia, Aermacchi ed Embraer, perciò Italo Brasiliana ed è stato denominato anche, in Brasile A-1 ed in Italia Ghibli non ha mai avuto un grosso successo commerciale.

 

Tra addetti ai lavori e opinione pubblica tuttavia l’AMX, causa una serie di incidenti, circa 700 tra minori e maggiori e accuse da parte della Procura relativi a supposti difetti strutturali, non ha mai avuto neanche una buona stampa.

Ebbene, lo scorso 4 novembre, dalla pista militare di Istrana sono decollati quattro AMX del 51° Stormo. Saranno operativi sul teatro afghano e saranno di base sull’aeroporto militare di Herat.

 

Andranno in sostituzione dei due Tornado che stazionavano sulla base di Mazar i-Sharif.

I velivoli AMX sono stati attrezzati per rispondere alle esigenze tattiche e di ricognizione sotto il controllo del Regional Command West, il comando regionale responsabile dell’operazione ISAF (International Security Assistance Force) nell’area occidentale dell’Afghanistan.

 

La flotta AMI AMX aveva una consistenza di circa 120 velivoli.

Dopo gli inconvenienti registrati, almeno una quarantina della prima serie sarebbero stati sottoposti a restrizioni, in alcune circostanze erano stati anche messi a terra – per limitati periodi - per ispezioni straordinarie ed interventi specifici, aveva in ogni modo operato all’estero nel 1999, nel Kosovo e nell’ex Jugoslavia.18 novembre 2009  

Sigonella, la prima BASE degli UAV – NATO in Italia

Considerazioni del Com.te Renzo Dentesano.

 

L’aeroporto militare di Sigonella in Sicilia, dice il Ministro della Difesa Ignazio La Russa su Air Press n. 5 pag. 110, sarà la base per la sorveglianza  aerea elettronica della NATO per il controllo d’intelligence di tutta l’area mediterranea ed oltre. Per questa ristrutturazione la base sarà dotata delle infrastrutture e delle apparecchiature necessarie prima di poter accogliere sia i velivoli convenzionali pilotati per missioni SIGINT (SIGnal INTelligence) che gli Unmanned Aerial Vehicles – UAV di costruzione statunitense del tipo RQ-4A “Global Hawk”, pre-programmabili oppure telecomandati, in quanto volano senza pilota a bordo.

Orbene, questo tipo di aeromobili militari (come sono stati stoltamente definiti dalla legislazione italiana in materia), fra circa tre anni saranno in grado di partire e tornare alla base siciliana dopo aver compiuto missioni segrete e pericolose, delle quali nessuno deve saper nulla, onde poter effettuare con successo i loro compiti di sorveglianza e spionaggio. E quando affermo “nessuno”, intendo comprendere anche il Controllo del Traffico Aereo – ATC, nello spazio aereo assegnato dai Piani regionali dell’ICAO alla responsabilità dello Stato italiano, il quale ha demandato tale compito all’ENAV, sotto la sorveglianza dell’ENAC.

 

E’ pur vero che nei piani d’impiego di questi aeromobili senza piloti a bordo è previsto che il Comando che li utilizzerà abbia tutte le informazioni necessarie in merito al traffico che interessa lo spazio aereo che essi andranno ad interessare nelle loro traiettorie d’uscita, d’entrata da/per la loro base e quelle in rotta che utilizzeranno per raggiungere le loro aree di sorveglianza, ma rimane il fatto che, invece, il Controllo del Traffico Aereo – ATC interessato alle loro attività, non ne saprà nulla di quanto programmato e tuttavia qualche Controllore ATC avvisterà sugli schermi radar del “traffico” che sarà definito ed etichettato come “sconosciuto”, del quale quindi ignoreranno sia le intenzioni che le manovre e le traiettorie pianificate.

Questi grossi UAV denominati RQ-4A “Global Hawk” sono prodotti dal consorzio di ditte aeronautiche statunitensi Northrop – Grumman’s – Ryan Aeronautical Center, hanno un costo unitario di 45 milioni di dollari USA, sono destinati alla sorveglianza aerea a lungo raggio ed a grande autonomia (oltre 22.230 Km. o 36 ore di volo) alla velocità di crociera di 650 Km/h (velocità massima 740 Km/h), hanno un’apertura alare di 35,3 m ed una lunghezza di 13,4 mi, pesano in ordine d’impiego 12.000 Kg., possono volare a regime di crociera alla stratosferica altitudine massima di 65.000 piedi, pari a 19.800 m, comunque devono decollare, salire e poi tornare, scendere ed atterrare in quella che sarà la loro base stabile di operazioni, cioè l’aeroporto di Sigonella.

 

Il tutto comandato a distanza da manovratori specializzati nell’arte del “joystick” (ma non solo). Operatori che saranno ospitati in apposite strutture al suolo contenenti le stazioni di controllo di questi “aerial vehicles”.

Controllo che potrà riguardare o la guida a distanza di tali aeroveicoli, oppure, nel caso di operazioni a lungo raggio pre-programmate e fuori portata ottica delle stazioni di controllo a terra, consisterà semplicemente nel seguirne la rotta per tutta la missione, a mezzo dei dati provenienti dai satelliti spia e di comunicazioni militari, che può, in sole 24 ore di volo, monitorare al centimetro un’area di 74.000 Km quadrati, pari cioè all’estensione territoriale di uno Stato dell’Unione come l’Illinois.

Però … però c’è un “ma”, anzi due “ !

 

Questo tipo di ricognitori senza pilota, concepiti appunto per missioni troppo rischiose e pericolose per essere affidate a mezzi con a bordo degli esseri umani, nonostante tutte le misure di security di cui sono dotati i loro ricevitori di bordo, possono essere interferiti da segnali elettronici capaci di penetrare nei loro sistemi di guida e controllo, in modo da causarne la distruzione. Evento già avvenuto il 29 Marzo 1990 all’aeroveicolo Global Hawk n. 2, che è precipitato in California per aver ricevuto un segnale spurio di “termine missione”.

Pur trovandosi in volo all’altitudine di 41.000 piedi (12.500 metri) gli apparati di ricezione dell’RQ-4A hanno obbedito ad un segnale proveniente dalla Base Aerea dell’Air Force di Nellis ed in base a tale segnale il motore turbofan è stato comandato in spegnimento ed il Global Hawk nel pre-programmato avvitamento verticale, per farlo distruggere al suolo.

 

Inoltre, il Global Hawk, come pure il Predator, un UAV (Unmanned Aerial Vehicle) in dotazione anche all’aeronautica Militare del nostro Paese, pur con i loro sofisticati sensori presenti a bordo, quali Radar ad apertura sintetica, marcatori di bersagli a terra o in movimento e sensori all’infrarosso ed elettro ottici amplificati, in condizione di inviare via satellite tutte le informazioni raccolte ai comandi militari interessati, non risultano però in grado di assicurare l’incolumità del traffico aereo civile.

Essi sono stati progettati in modo tale che, pur disponendo a bordo di un sensore capace di “vedere”, secondo il principio ICAO di «see and be seen»,  altro traffico in volo con il quale la loro traiettoria potrebbe interferire, non hanno però la capacità completa di rispettare l’altro principio sul quale si basa la sicurezza del volo dell’aviazione civile e cioè il protocollo «see and avoid – vedi ed evita» il traffico a rischio di collisione. Ciò in quanto non sono in grado di variare la loro traiettoria di volo in senso verticale, cioè salendo o scendendo di quota, come la situazione per evitare una collisione prontamente richiederebbe. E la sola variazione della direzione di moto, rimanendo alla stessa altitudine potrebbe non bastare ad evitare un disastro che coinvolga un traffico civile.

 

Tutte queste considerazioni senza voler togliere niente a tutte le altre loro straordinarie capacità, dimostrate ad esempio nel 2001, quando tra il 22 ed il 23 Aprile un Global Hawk, con un piano di volo pre-programmato immesso nel suo sistema di navigazione autonoma, è stato in grado di volare dagli USA, attraverso l’oceano Pacifico, fino in Australia ed atterrare in una base delle Forze Aeree australiane, dopo un volo di 7.500 miglia nautiche (pari a 13.800 Km), in poco più di 11 ore e mezza di volo autonomo!

Ma ciò non toglie che da e per la base di Sigonella partiranno ed arriveranno degli aeroveicoli del peso di 12.000 Kg che dovranno essere schivati dai voli civili.

Ma ENAC (sorvegliante) ed ENAV (fornitore del Servizio di Navigazione Aerea) per lo spazio aereo italiano lo sanno ? 

E, se lo sanno, come intendono provvedere alla sicurezza del traffico civile ? Voglio sperare non soltanto basandosi sul sistema anticollisione degli aeromobili commerciali ! 18 settembre 2009 

Rumore aereo, Frecce Tricolori ma con indennizzi al verde

Si presentano come troppe, sproporzionate, insostenibili: sono le richieste d’indennizzo per i danni, le conseguenze derivate dalle amate “Frecce Tricolori”.

Ma forse è solo troppo limitata, la somma, il fondo rimborsi reso disponibile dalla Regione FVG e dalla parte si sono rivelate davvero elevate le richieste.

La quota dei rimborsi richiesti dagli aventi diritto, infatti, ovvero dei residenti sorvolati dagli Aermacchi 339 delle Frecce Tricolori nel corso delle operazioni di volo intorno all’aerobase di Rivolto in Friuli, avrebbe raggiunto la cifra di 1.5 milioni di euro.

 

Davvero inadeguata la somma di 100 mila euro stanziati dalla Regione.

I Comuni di Codroipo, Basiliano e Lestizza, hanno trasmesso al Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico presso la Direzione centrale ambiente e lavori pubblici della Regione le richieste compilate.

Richieste che, secondo Aerohabitat sono state circoscritte a zone limitate, potrebbero non aver identificate realmente tutti i cittadini interessati ai danni generati dalla Pattuglia Aerea Nazionale. La somma da stanziare potrebbe, infatti, raddoppiarsi se non triplicarsi.

Il disagio manifestato dai cittadini potrebbe ora, dopo oltre 30 anni di permanenza delle Frecce Tricolori a Rivolto, associarsi all’amore, alla passione, all’orgoglio con il quale la PAN è seguita. Sarebbero una quarantina i cittadini che hanno inoltrato la richiesta a Rivolto, Beano, Lonca, Passariano, Zompicchia e nel Belvedere del capoluogo, che assommano a circa 756 mila euro.

 

Tredici di queste richiedono la sostituzione di serramenti, una decina l'isolamento delle pareti, una trentina per la risistemazione del tetto. Nel Comune di Lestizza le domande sono risultate 36 per circa 425 mila euro.

Nel Comune di Brasiliano invece ammontano a 370 mila euro.

La normativa Regionale ha disposto, fra l’altro, solo il rimborso del 50% delle spese documentate per interventi e opere riguardanti, nuovi serramenti, insonorizzazione delle pareti e la ristrutturazione dei tetti.

Il fondo dei 100 mila euro dovrebbe, inoltre, sostenere i rimborsi non solo dell’intorno di Rivolto, ma anche quelli provocati dai voli dall’aerobase USA di Aviano.

Anche quest’ultima localizzata nel Friuli Venezia Giulia. 14 settembre 2009 

Aerobasi e rumore aereo, in Friuli indennizzi marginali

E’ sicuramente una svolta storica nelle politiche di tutela dei cittadini e del territorio limitrofo alle aerobasi Italiane, anche se appare una risposta alquanto contraddittoria.

Il termine per la presentazione delle domande di contributo per interventi di fono isolamento e sistemazione tetti degli immobili situati nei paesi di Nespoledo e Villacaccia, nel comune di Lestizza, localizzata nei pressi dell’aerobase di Rivolto è prorogata al 27 agosto.

I singoli cittadini possono quindi presentare domanda per l’indennizzo conseguente ai disagi e ripercussioni generate dalla Pattugli Acrobatica Nazionale (PAN) di Rivolto, in provincia di Udine.

 

Il fondo disponibile tuttavia è limitato, solamente 100 mila euro contro i 400mila inizialmente previsti. Che sarebbero stati, anche questi, del tutto inadeguati.

Il provvedimento degli indennizzi riguarda località ritenute soggette al disagio nell’intorno all’aerobase di Rivolto (Villacaccia e Nespoledo in Comune di Lestizza; Lonca, Rivolto e Zompicchia, e Codroipo; Basagliapenta nel comune di Basiliano) e all’aerobase USAF di Aviano (Roveredo in Piano, Fontanafredda e San Quirino).

 

Troppi cittadini, troppi paesi da risarcire per due tra le maggiori basi aere Italiane – USA. Ma probabilmente i paesi e le frazioni identificate sono troppo poche.

Come è irrisorio il piano degli interventi e dei finanziamenti.

Sono troppi i caseggiati ed i cittadini coinvolti dal rumore aereo e dalle vibrazioni causate dal quotidiano addestramento dei velivoli militari. Inquinamento sonoro e tegole/tetti che saltano al passaggio dei velivoli USA e Aermacchi 339 sono i due fenomeni principali.

 

Ma le misure e le opere per l’insonorizzazione e per la manutenzione delle coperture, dovrebbero pertanto essere allargate ad un numero per superiore di cittadini.

In Comune di Basiliano sono state presentate 80 richieste, potrebbero anche triplicarsi, in ogni modo il finanziamento di 100 mila euro complessivo è del tutto irrilevante.

In conclusione occorre rilevare pertanto la novità, il riconoscimento del disagio generato, l’urgenza e l’obbligatorietà delle tutele che la Regione FVG ha deciso di sostenere.

 

Non lo sono sicuramente da un lato l’ammontare dell’indennizzo complessivo e dall’altro, riguarda il numero dei soggetti titolari della richiesta di indennizzo: possono farlo solo i residenti delle abitazioni sorvolate nelle traiettorie di volo. Ecco il punto chiave. Quali sono? Sarebbe utile conoscere le modalità che hanno identificato alcune zone ed esclusole altre. Comunque sottoposte al disagio. Quali sono stati i criteri adottati?

Anche gli aeroporti militari sono stati equiparati nella normativa a quelli civili per quanto riguarda i limiti di tolleranza acustica. L’impatto ambientale delle aerobasi di Rivolto e Aviano, tuttavia, è stato verificato nell’ambito del progetto Milnoise, avviato qualche anno orsono con un monitoraggio che non è mai stato reso del tutto trasparente. 25 agosto 2009  

Airshow, Sukhoi 27 in acrobazia, collisione in volo

Nella giornata del 16 agosto, nel corso di un’esibizione preparatoria per il maggior Airshow della Russia, due velivoli caccia Sukhoi-27 Russi si sono scontrati in volo.

 

Le esercitazioni acrobatiche hanno causato una vittima tra i piloti - gli altri si sono eiettati con il seggiolino – mentre i caccia senza controllo finivano su alcune case. Uno dei due aerei SU 27 sarebbe precipitato su un edificio. Almeno cinque persone sarebbero rimaste ustionate dall’incendio provocato. L’airshow apre domani 18 agosto per concludersi il 23.

L’airshow denominato MAKS-2009 è il maggior evento Russo dell’industria aerospaziale del Paese e la manifestazione si svolge sull’aerobase di Zhukovsky, ad est di Mosca.

 

La pattuglia degli acrobati Russi denominata “Russian Knights” è stata formata nel 1991 e già nel 1995 aveva dovuto registrare una tragedia: tre Su 27 finirono contro una montagna.

L’airshow apre domani 18 agosto per concludersi il 23. Alle esibizioni parteciperanno anche le Frecce Tricolori. 17 agosto 2009 

Hercules C 130 precipita in atterraggio

E’ avvenuto in Indonesia, un velivolo militare dell’Air Force Lockheed L-100-30 Hercules, immatricolato A-1325 in volo da Jakarta a Madiun's Iswahyudi Airport con 98 passeggeri e 14 membri di equipaggio è precipitato mentre era nella fase d’atterraggio.

 

L’impatto con il terreno, nei campi di riso, presso il villaggio di Geplak, a 5 km nordovest della pista, intorno alle 06.20 ora locale del 20 maggio. Secondo i primi soccorritori ci sarebbero almeno 105 vittime e una decina di feriti nell’aeromobile finito contro alcuni caseggiati.

 

Vittime anche a terra tra la popolazione residente. La visibilità e le condizioni meteo erano buone. Alcuni testimoni riferiscono la probabile “piantata” di un motore.

 

Il Lockheed L-100 è una variante civile del modello militare Lockheed C-130 Hercules e solamente due esemplari sarebbero ancora in servizio, entrambi con l’Indonesian Air Force.

 

Tra i passeggeri dell'Hercules-130 c'erano dieci bambini.

 

Riportiamo alcune dichiarazioni dei testimoni oculari dell’evento:

 

"About 15 metres (50 ft) of the tail is still intact, but the body to the front is broken and burnt”  

 

"Earlier we heard blasts. But not anymore, now the plane is still on fire“

 

"Some things were falling, like bolts and axle nuts from the plane. The plane kept nose diving and finally crashed on two houses“. 20 maggio 2009 

Cacciabombardieri F – 35, 13 miliardi sono troppi

Il rinnovo della flotta mondiale dei cacciabombardieri coinvolge numerosi Paesi. Tra gli acquirenti della serie  F-35 - Joint Strike Fighter - Lightning II - Caccia multiruolo troviamo, USAF con 1763 A esemplari, US Navy con 250-430 C, US Marine Corps con 350 B, Royal Air Force e Royal Navy con 150 B; Aeronautica Militare Italiana con 109 A, la Marina Militare Italiana con 22 B, Olanda con 85, Danimarca con 48, Norvegia con 48, Australia con 100, Turchia con 100, Israele con 100 e, probabilmente, altri si aggiungeranno.

 

In Italia i promotori della campagna di indignazione nazionale contro lo sperpero di oltre 13 miliardi di euro per l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 hanno divulgato la seguente lettera. Aerohabitat la propone integralmente.

 

Cari amici,

aderiamo alla campagna di indignazione nazionale contro lo sperpero di oltre 13 miliardi di euro per l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 da parte dello stato italiano.

Come è stato da più parti rilevato, è scandaloso che si sperperi un così ingente ammontare di pubblico denaro per finanziare la realizzazione e l'acquisto di strumenti di morte.

Come comitato impegnato per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti, ed altresì impegnato per la pace e il disarmo, ci sentiamo doppiamente coinvolti nell'iniziativa civile e nonviolenta per chiedere a governo e parlamento di recedere da una decisione dissennata e delittuosa.

L'umanità ha bisogno di pace, scelte di giustizia, difesa della biosfera, riconoscimento e promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Non di altre armi, non di altro inquinamento e devastazione ambientale, non di altre guerre, non di altre uccisioni.

Un cordiale saluto,

Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti  - Viterbo, 30 aprile 2009

Per informazioni e contatti:

e-mail: info(at)coipiediperterra.org

sito: www.coipiediperterra.org

06 maggio 2009 

Friuli, F 16 USA in emergenza sgancia serbatoi in volo

Il caccia dell’F. 16 USA decollato – per una missione d’addestramento intorno alle ore 15.00 del 24 marzo - dall’aerobase di Aviano (Pordenone) dopo aver registrato una qualche avaria/malfunzionamento al propulsore, essendo troppo pesante - ha sganciato i serbatoi ausiliari ed è potuto rientrare all’atterraggio senza altre conseguenze.

 

Uno dei due serbatoi è precipitato ai margini di una strada e nei pressi di alcune villette nel paese di Tamai (nel comune di Brugnera di Pordenone). L’altro ha sfondato il tetto di un garage, a circa 500 metri dal primo, rovinando su un’auto parcheggiata, ma senza alcun danno alle persone.

 

Non è la prima volta che inconvenienti di questo genere accadono. Sia ad Aviano sia in altre aerobasi Italiane. Il caccia F 16 sovraccarico di carburante – probabilmente – sarebbe dovuto rimanere in volo per alcune ore e, anche se le informazioni ufficiali riferiscono su una missione addestrativa, non viene dettagliata la destinazione finale del volo.

 

            La caduta di serbatoi, pezzi di aereo (talvolta anche di motori) non è infrequente.

 

Le statistiche rilevano spesso la caduta dall’alto anche di blocchi di ghiaccio staccatisi dalla coda o dai carrelli degli aeromobili in volo. Sia per la flotta militare quanto per quella civile/commerciale che operano ad alta quota, soprattutto nella stagione invernale.

 

Per quanto concerne lo sgancio deliberato dei serbatoi ausiliari dei caccia – militari, sia in situazioni di emergenza quanto in quelle di distacco operativo/procedurale dopo l’esaurimento del carburante Aerohabitat ha spesso rilevato la necessità che i responsabili militari identifichino aree geografiche specifiche, note e delimitate per lo scarico di carburante quanto per il distacco dei serbatoi ausiliari.

 

Aerohabitat, tuttavia, non ha ancora avuto notizia che tali zone/aree – di tutela e salvaguardia per persone e beni - siano state adeguatamente circoscritte per le aerobasi Italiane e USA ancora operative sul territorio della Penisola. 25 marzo 2009

 

S.Diego - California, F 18 Hornet precipita sulle case

E’ precipitato su alcune case di un quartiere residenziale causando tre vittime tra gli abitanti, il pilota del caccia F/A-18D Hornet si salvato eiettandosi prima dell’impatto.

 

Il caccia era di stanza sulla base aerea dei topguns  a Miramar, vicino ad un’autostrada ed all’università locale ed era impegnato nella fase d’atterraggio alla pista.

 

Le televisioni USA proiettano filmati dove un’estesa nuvola di fumo bianco avvolge una collina prospiciente l’aerobase Marine Corps Air Station di Miramar

 

"The house shook; the ground shook. It was like I was frozen in my place," ha sostenuto Steve Krasner che vive a pochi isolati dall’impatto, "It was bigger than any earthquake I ever felt."

 

Tre caseggiati sono andati completamente distrutti. L’incendio è stato spento solo dopo tre ore e mezzo, mentre una pila di fumo ha continuato a lungo a levarsi verso l’alto.

 

 

9 dicembre 2008 

 

Elicottero AMI precipitato in Francia, rottura di una pala

La causa dell'incidente occorso all'elicottero HH-3F dell'Aeronautica militare italiana, caduto in Francia lo scorso 23 ottobre, probabilmente, è attribuibile alla rottura di una pala.

 

Sarebbe il primo evidente risultato dell'inchiesta avviata per ricostruire al dinamica dell'incidente. Secondo gli esperti questa tipologia causale sarebbe del tutto eccezionale.

 

A riguardo Aerohabitat propone il comunicato stampa della A.M.I.

 

 

AERONAUTICA MILITARE

 

Ufficio Pubblica Informazione - Roma, 12 novembre 2008

 

 

FRANCIA, INCIDENTE ELICOTTERO: ROTTURA PALA, UNICO CASO IN 30 ANNI.

 

L’Aeronautica Militare, a seguito dell’incidente di volo occorso in Francia il 23 ottobre u.s. all’elicottero HH-3F del 84° centro S.A.R. (Ricerca e Soccorso) di Brindisi, con il decesso di tutti i militari presenti a bordo, ha avviato un’inchiesta tecnica volta a ricostruire la dinamica dell’accaduto. Dopo i primi accertamenti tecnici, svoltisi in un quadro di collaborazione con le autorità francesi e nel rispetto delle prerogative delle autorita’ giudiziarie nazionali competenti, la Forza armata ha deciso di sospendere dal 27 ottobre, a titolo precauzionale, l’attivita’ di volo dei propri elicotteri HH-3F  e  SH-3D.

 

Gli elementi più significativi emersi evidenziano un problema di natura tecnica che ha causato la rottura di una pala del rotore principale. La rottura ha comportato, successivamente, la perdita del rotore di coda  e l’impatto dell’elicottero con il terreno.

 

L’incidente risulta essere l’unico a fattore tecnico in circa 30 anni di vita operativa dell’elicottero HH-3F.

 

Sono in corso ulteriori accertamenti in sinergia con le autorita’ giudiziarie, sia per il piu’ rapido accertamento delle cause per finalità di prevenzione, sia per il ripristino della piena prontezza operativa dell’intera flotta e del servizio S.A.R..

 

Al momento il servizio di soccorso aereo viene parzialmente assicurato con gli elicotteri AB-212.

 

 

Background dati:

 

A seguito delle informazioni apparse sugli organi di stampa relativamente agli aspetti connessi alla sicurezza della linea di volo HH-3F dell’Aeronautica Militare, si comunica che - durante le oltre 170.000 ore di volo effettuate dal 1977 ad oggi - si sono verificati 5 incidenti gravi che hanno determinato la perdita dell’elicottero. Le inchieste hanno stabilito che quattro di questi incidenti sono stati determinati da fattore ambientale o umano. Quello occorso giovedì 23 ottobre 2008 in Francia è il primo ed unico riconducibile a un fattore tecnico.

 

Gli elicotteri AB-212 che sostituiscono gli HH-3F, a seguito del fermo preventivo, sono stati dislocati presso i seguenti aeroporti militari:

 

1 AB-212           presso l’Aeroporto di Pratica di Mare

 

1 AB-212           presso l’Aeroporto Militare di Brindisi (proveniente da Grazzanise - CE)

 

1 AB-212           presso l’Aeroporto Militare di Trapani (proveniente da Decimomannu – CA)

 

1 AB-212           presso l’Aeroporto Militare di Decimomannu - CA

 

1 AB-212           presso l’Aeroporto di Istrana (proveniente da Decimomannu – CA)

 

L’Aeronautica Militare ha acquistato 35 elicotteri HH-3F: un primo lotto di 20 unità nel 1977 ed un secondo di 15 agli inizi degli anni ‘90. Dal marzo 2006 è iniziato il programma di aggiornamento degli elicotteri HH-3F che è destinato a concludersi presumibilmente entro il 2012. Ad oggi sono in linea 8 elicotteri in questa ultima versione aggiornata (“charlie”). Si precisa che l’elicottero caduto in Francia era già stato revisionato (versione “charlie”).

17 novembre 2008

Elicottero HH 3, AMI mette a terra i velivoli

Dopo l’incidente occorso il 23 ottobre scorso nei pressi di Strasburgo, l’Aeronautica Militare Italiana (A.M.I.), con una stampa nota disponibile on – line  sul portale AMI:

 

-  http://www.aeronautica.difesa.it/Sitoam/default.asp?idente=1398&idNot=22871

 

sostiene:

 -  “L’Aeronautica Militare ha deciso di non riprendere, a titolo precauzionale, l’attività di volo degli elicotteri HH-3F fino al completamento di tutti gli accertamenti di natura tecnica, attualmente condotti dalla Commissione di Inchiesta istituita dalla Forza Armata, relativi all’incidente aereo occorso giovedì 23 ottobre in Francia. Il servizio S.A.R. (Search and Rescue) sarà parzialmente assicurato dagli elicotteri AB-212 delle squadriglie di collegamento e soccorso dell’Aeronautica Militare distribuite sul territorio nazionale”.

 28 ottobre 2008

 

Aeronautica, precipita elicottero AMI in Francia

Ieri 23 ottobre, intorno alle 16.30, un elicottero AMI è precipitato mentre era in corso di trasferimento per un esercitazione congiunta interforze Italia - Francia. Il velivolo è caduto in un campo tra L'Isle-en-Barrois e Vaubecourt, a nord di Bar-le-Duc, in un'area lontano da zone abitate incendiandosi.

 

Le otto persone a bordo non sono sopravissute all’impatto.

 

L’ Elicottero biturbina – riporta una nota tecnica AMI - con capacità anfibie, dotato di moderni sistemi di navigazione e comunicazione, di verricello e di ampio vano di carico, provvisto di rampa caudale, l'HH-3F è una macchina espressamente concepita per le operazioni S.A.R. L'A.M. ha acquisito complessivamente 35 HH-3F, consegnati a partire dal 1977. Rispetto alle prime 20 macchine (standard "Alpha"), gli ultimi 15 HH-3F (standard "Bravo") dispongono di equipaggiamenti Combat SAR (avionica migliorata, sistemi di autoprotezione e per la visione notturna, blindatura dell'abitacolo, mitragliatrici MINIMI, ecc.). Di recente sono stati acquisiti ulteriori equipaggiamenti per il ruolo SMI (slow Mover Interceptor).

 

La sciagura – confermata - dal ministero della Difesa e dall'Aeronautica, che ha rivelato come non siano ancora chiare le cause dello schianto ha coinvolto un elicottero del Centro Sar di Brindisi, l'ottavo al Centro Sar di Rimini.

 

Era in corso l’addestramento multinazionale “Tactical Leadership Programme” e l'elicottero decollato da Brindisi, aveva sostato a Rimini. Dopo uno scalo tecnico a Dijon, era decollato alla volta di Florennes.

 

24 ottobre 2008

 

Aerobase di Vicenza: lo stop del TAR è da manuale per altri scali

Siamo davvero ad una svolta nella legislazione Italiana? Possibile che il TAR Veneto abbia bloccato l’espansione dell’aerobase di Vicenza solo perché la popolazione non è stata consultata?

Quali conseguenze scaturirebbero su altri aeroporti, scali e aerobasi?

Il contesto, in fondo, è analogo. Non solo per il continuo proliferare d’aeroporti civili – commerciali ma anche per la loro incessante crescita? Numeri che rimandano non solo all’incremento dei voli e del numero dei passeggeri, alle ricadute ambientali (talvolta senza la VIA, la VAS, la VIS, la VINCA) e, del territorio di sedime e gli spazi esterni.

Quello che qualcuno, anni addietro, ha identificato come Z.A.L.A. (Zone of Activity Link to the Airport), perciò direttamente correlato o asservito alle attività aeroportuali?

Quanti aeroporti civili – commerciali italiani dispongono della VIA aggiornata, della VAS, della VIS e della Vinca? Alcuni di questi scali in pochi anni hanno raddoppiato l’impatto sul territorio e sulla comunità circostante. La materia, almeno negli USA, è ta tempo regolamentata (vedi).

Una situazione assimilabile a quello che è stato progettato al Dal Molin.

Il TAR – come riportano i media in queste giornate – ha bocciato l'ampliamento della base USA che prevedeva il raddoppio dell’infrastruttura SETAF. Il verdetto deriva da un esposto presentato dal Codacons ed altre associazioni come risposta alle esigenze di una considerevole parte della popolazione dell’intorno del Dal Molin.

Il testo della sentenza (vedi) sembrerebbe chiaro anche se si presta ad una lettura contrapposta ed, infatti, ha permesso una serie di dichiarazioni che rimandano solo ad una pausa nel processo di raddoppiamento della base, una svista procedurale ed una chiara esigenza democratica. Serve un referendum, l’impatto ambientale con la salvaguardia del territorio e la tutela della comunità devono risultare priorità ineludibili.

 

Presentiamo una serie di dichiarazioni a commento della sentenza:

 

 

-  “Nel motivare la decisione - secondo fonte Codacons, una delle associazioni che ha promosso la causa - il Tar sottolinea che è mancata la consultazione della popolazione interessata nonostante fosse prevista nel memorandum Usa-Italia”;

-  “il Tar avrebbe accolto in particolare i dubbi manifestati sulla Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) depositata dalla Regione che pur intitolata 'Progetto ovest', sembra riferirsi al vecchio progetto e non tenere in alcun conto il progetto alternativo richiesto dal Commissario Costa che prevedeva accesso alla base da nord”;

- “La valutazione è incentrata sul rischio di inquinamento delle falde acquifere superficiali di livello medio-elevato,  ma prevede anche il divieto di insediamenti al di sotto dei 4 metri di profondità, il che rende impossibile il previsto tunnel di un chilometro che dovrebbe essere realizzato a una profondità tra i 30 e i 50 metri”;

- "nessuna traccia documentale di supporto è stata riscontrata" sull'atto di consenso "presentato dal Governo Italiano a quello degli Stati Uniti d'America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali";

-  “Davide ha fermato Golia";

-  "Avevo sempre detto che serviva ritrovare un equilibrio tra la Ragione di stato e le ragioni della comunità"

-  "non si poteva continuare con la logica tipica dei segreti militari, ignorando la voce del territorio";

-  "il bando di gara non avrebbe rispettato le normative italiane ed europee, il progetto alternativo promosso dal commissario straordinario Paolo Costa non risulta agli atti;

-  "su cosa si sarebbe espressa la Regione, è notevole l'impatto ambientale sul traffico, sull'inquinamento e sulle falde acquifere, rispetto al quale si esprime preoccupazione, mancando del tutto la documentazione necessaria";

-  "Non c'é stata, infine, una consultazione della popolazione".

Il sindaco di Vicenza Variati intanto ha annunciato per ottobre un referendum nel quale i cittadini di Vicenza possano manifestare il loro parere. Nel frattempo, avverso alla sentenza del TAR del Veneto, il Ministero della Difesa ha annunciato un riscorso al Consiglio di Stato. 24 giugno 2008