Ieri 11 febbraio, intorno alle 15.30 locali, un velivolo F-16 dell'Aeronautica Militare Italiana è precipitato in mare, al largo della costa Adriatica.
Il caccia F-16 del 5/o Stormo di base a Cervia (Ravenna) sarebbe precipitato a causa di una qualche avaria tecnica di cui non si ha, al momento, notizia.
Il pilota si è salvato dopo essersi eiettato con il seggiolino, in "buona salute" ha quindi toccato terra con il paracadute. In seguito è stata recuperato da un peschereccio di passaggio a circa 3 miglia dalla costa romagnola tra Cervia e Ravenna. 12 febbraio 2010
Di rumore aereo, aerobasi militari e indennizzi per i caseggiati e/o i cittadini residenti dell'intorno aeroportuale Aerohabitat ha parlato più volte. La tematica come spesso succede, vedi l'impatto acustico nell'intorno degli scali aerei civili/commerciali, i relativi decreti, le imposte sulle emissioni sonore, i piani di insonorizzazione e risanamento, troppo spesso è solo sulla carta. Gli esiti appaiono quasi sempre controversi.
Accade forse lo stesso per le aerobasi militari?
Nella Regione Friuli Venezia Giulia, una amministrazione a Statuto speciale, dopo l'istituzione della legge 16 del 2007, ha specificatamente finanziato questo genere di interventi, ma a soli tre anni della stessa il riscontro effettivo è amaro.
La legge ha si disposto finanziamenti per la tutela dei cittadini impattati da elevati livelli di rumore aereo, ma si constata come le somme destinate si sono rivelate del tutto insufficienti. La Regione FVG ha due basi militari, Rivolto ed Aviano e solo nell'aerobase della Pattuglia Acrobatica Nazionale (PAN), le Frecce Tricolori Nazionali, i Comuni interessati ai risarcimenti sono ben sette.
Quelli più impattati sono Basiliano, Codroipo e Lestizza, e solo per i cittadini che hanno inoltrato le richieste di queste tre aree abitative servirebbe una somma di un milione di euro. Dieci volte superiore alla somma stanziata dalla Regione FVG.
Si sostiene come nella sola città di Codroipo dovrebbero essere spesi 750 mila euro (la legge, tuttavia, prevede di sostenere esclusivamente il 50% delle opere di insonorizzazione delle finestre, delle parti murarie e dei tetti e/o delle tegole che saltano, ma è arduo capirne i motivi). Nell'intorno dell'aerobase di Aviano invece i Comuni interessati sono numericamente minori, nello specifico sono Fontanafredda, Roveredo in Piano e S. Quirino, con altrettante evidenze nei limiti risarcitori.
Cosa potrebbe succedere adesso? La Regione dopo aver riconosciuto il danno sopportato dai cittadini, aver circostanziato sul diritto e sulle tutele necessarie, sullo stanziamento di somme per gli interventi di risanamento e mitigazione, dovrebbe, come misura conseguente, rifinanziare adeguatamente l'iniziativa.
L'alternativa è invece quella di disconoscere l'evidenza, ovvero del diritto nel danno sopportato dai singoli cittadini e dalle loro abitazioni. 18 gennaio 2010
Ricordate l'impiego dell'uranio impoverito come contrappeso sui piani di coda per alcuni aeromobili delle flotte commerciali civili e militari? Talvolta anche oltre 300 chili di uranio impoverito, come sul alcuni Boeing 747 delle più recenti versioni, sono stati sostituti dal più costoso tungsteno?
Ebbene, se è vero che non si hanno notizia della presenza di uranio impoverito sulle flotte arzille ancora in attività in alcuni continenti, altri interrogativi concernono le flotte militari.
Hanno davvero dismesso il carico di uranio impoverito, sostituito dal tungsteno, o i piani di sostituzione sono ancora da completare. Dopo l'incidente occorso al C 130 dell'Aeronautica Italiana, impegnato in un volo di addestramento, a Pisa, la questione è stata sottoposta all'attenzione del Parlamento Italiano, grazie all' interrogazione del sen. Pardi.
Premesso che:
in data 23 novembre 2009 alle ore 14:10 un velivolo militare C-130J in uso alla 46a Brigata aerea nel corso di un addestramento è precipitato nei pressi dell'aeroporto di Pisa, in località Le Rene del comune di Coltano, provocando il decesso di cinque militari. L'incidente è avvenuto subito dopo il decollo, immediatamente fuori dalla zona aeroportuale: il velivolo è finito dapprima contro dei cavi ad alta tensione ed è poi atterrato sulla linea ferroviaria Pisa - Colle Salvetti - Cecina. I resti dell'aereo si sarebbero sparsi in un raggio di circa 150 metri;
il "technical order 00-105e-9, 1 february 2006, revision 11 - segment 7 covering chapter 6 from the c-130 to wc-135w", ovvero il manuale tecnico comprendente anche i velivoli C-130 e C-130J, prodotto dal "HQ AFCESA (Air Force Civil Engineer Support Agency www.afcesa.af.mil/)/cexf - fire and emergency services egress manager", avente sede in 139 barnes drive suite 1, Tyndall afb, Florida, a pagina 24, indica che "the inboard elevator counterbalance weight is cast Depleted Uranium (DU). The DU is to be replaced by a alternate material selection of Sintered Tungsten. This modification will start with aircraft serial number 5536" (il contrappeso è composto da uranio impoverito (64 kg), materiale che sarà sostituito dal tungsteno, a partire dal velivolo con numero di serie 5536);
l'utilizzo di uranio impoverito per gli aeromobili C130 e C-130J, prodotti dalla Lockeed Martin, sarebbe confermato altresì da una perizia disposta nell'anno 2000 dal pubblico ministero dottor Felice Casson, dal titolo "Rischio derivante dall'utilizzo di uranio impoverito in aeromobili per uso civile", redatta con l'apporto dell'Istituto superiore di sanità, dell'ENEA, dell'Università Federico II e del Politecnico di Torino, ove la "Relazione di consulenza tecnica preliminare" specifica che "il DU sembra essere l'unico tipo di uranio che possa utilizzarsi nei contrappesi. (...) Anche aerei usati per scopi militari e trasporto-merci sono stati equipaggiati con contrappesi in DU: tra questi ci sono il Lockheed C-130 (…)". Relativamente agli "Eventi catastrofici", la perizia chiarisce come "una situazione incidentale in cui un aereo contenente parti in DU subisca un incendio suscita giustificata preoccupazione, in quanto in questo caso notevoli quantità di DU potrebbero essere volatilizzate e inalate dalle persone attorno alla zona dell'incendio (vigili del fuoco, passeggeri, residenti).
Inoltre, non si può escludere il rischio di contaminazione in aree circostanti l'incidente". Maggiore preoccupazione desta la sezione dedicata a "Interventi di spegnimento e recupero del sito": "La massima esposizione a DU in caso di evento catastrofico riguarda i vigili del fuoco impegnati nello spegnimento dell'incendio e il personale dedicato a ripulire il sito dell'incidente (liquidatori). (…) Appare evidente in questi casi la possibilità per questi lavoratori di superare la Dose Massima Ammissibile, aumentando quindi la probabilità di insorgenza di effetti genotossici ritardati, quali tumori e mutazioni nella progenie, come ampiamente mostrato in letteratura scientifica e i gravi rischi di nefrotossicità nel caso di un'insufficiente protezione tramite maschere";
considerato che: esaminando i molti filmati dello spegnimento delle fiamme generate dal velivolo, ed in particolare da fonti della rete (quale www.youreporter.it/video_Precipita_aereo_militare_a_Pisa_immagini_di_50canale_tv_1) è possibile vedere con chiarezza operatori dei vigili del fuoco, carabinieri, tele-operatori e astanti nelle immediate vicinanze del relitto, tutti privi delle necessarie misure di sicurezza ed in prossimità dell'eventuale fonte di dispersione di inquinamento.
Risulta altresì che al momento della tragica fatalità il vento fosse particolarmente forte, in grado quindi di disperdere velocemente le polveri inquinanti verso centri abitati, zone agricole coltivate e fonti idriche; l'eventuale presenza di uranio impoverito avrebbe dovuto essere tempestivamente comunicata da parte dell'Aeronautica militare ai vigili del fuoco incaricati di rimuovere i rottami del velivolo, al fine di garantire loro la possibilità di operare in sicurezza, mettendo al riparo da possibili rischi la loro integrità fisica.
Si rileva altresì che in caso di incendio di uranio impoverito, la quantità di particelle gravemente inquinanti emesse costituirebbe grave pregiudizio alla salute pubblica per la vicina città di Pisa, si chiede di sapere: il numero di serie del velivolo coinvolto nel sopra esposto incidente; qualora tale velivolo recasse numero di serie inferiore a 5536, quali sistemi di prevenzione siano stati adottati al fine di proteggere le persone coinvolte nella rimozione dei rottami; quali indagini sullo stato di eventuale contaminazione da uranio impoverito siano state condotte sulle aree in cui è avvenuto l'episodio; se i vigili del fuoco, i carabinieri e le Forze dell'ordine siano a conoscenza del fatto che l'Aeronautica militare italiana utilizza velivoli aventi contrappesi di uranio impoverito e se, in caso di incidente, siano equipaggiati con protocolli di sicurezza e strumentazioni adatte ad evitare la contaminazione per radiazione ed inalazione". 22 dicembre
Nel piano di ristrutturazione generale dell'Aeronautica Militare Italiana è in corso di attuazione anche la riorganizzazione del settore Missili (GBAD). Una operazione prevista da tempo e, una notizia, apparsa sul quotidiano l'Arena del 15 dicembre, alla fine lo conferma.
Il Reparto Gruppo missili di Villafranca Verona chiude per trasferirsi nell'aerobase di Rivolto in provincia di Udine. Il Generale di divisione aerea Roberto Corsini, nel corso di una cerimonia alla base Caluri, ha passato in rassegna il reparto che trasloca e viene integrato nel 2° stormo di Rivolto,
In quest'ultima località, sotto il comando del colonnello Alfonso Dalle Nogare, comandante del Gruppo di Rivolto, confluirà il Gruppo missili di Villafranca, opereranno tre gruppi missili (58°, 72° e 80°), il reparto missili di Villafranca e la 602a Squadriglia Collegamenti.
Sull'aerobase friulana, come è noto, opera anche il 313° Gruppo Addestramento Acrobatico della Pattuglia Acrobatica Nazionale.
Nella logistica del 2° Stormo Missili “Mario D’Agostini” pertanto potranno operare affiancando il 58° Gruppo Missili (Rivolto) (3 batterie Samp/T), il Gruppo Addestramento Sistemi Missilistici (Rivolto) (1 batteria Samp/T), il 402° Gruppo Servizio Tecnico Operativo (Rivolto), il 502° Gruppo Servizio Logistico Operativo (Rivolto) e il Gruppo Protezione delle Forze (Rivolto). 17 dicembre 2009
Era in corso un volo di addestramento sulla pista e, probabilmente, l’equipaggio era impegnato in una serie di atterraggi touch and go e riattaccate.
La versione ufficiale sostiene che il “velivolo …è precipitato mentre riprendeva quota dopo un avvicinamento addestrativo alla pista della base militare” e non permette di capire quale delle due manovre fosse in atto.
Aerohabitat ricorda come la fase addestrativa dei voli campo per l’abilitazione iniziale e/o periodica dei piloti sulla “macchina” prevede una serie di manovre classiche. Tra di queste l’avaria di motore o piantata in decollo e/o riattaccata.
Il C-130J, un quadri-turbina da trasporto, avrebbe toccato l’ala destra che spezzandosi si è incendiata mentre l’aereo terminata la sua corsa in prossimità della linea ferroviaria Pisa-Collesalvetti-Cecina. Prima dell’impatto con il suolo della restante parte dell’aereo esplodendo avrebbe tranciato alcuni fili dell'alta tensione.
L’incidente è avvenuto intorno alle 14.10 locali del 23 novembre, causando cinque vittime. L’equipaggio imbarcato a bordo. I resti dell'aereo sono stati recuperati in un raggio di circa 150 metri.
Il velivolo Lockheed C130 Hercules è quadrimotore, svolge attività di trasporto e aviolancio di truppe e materiali è impiegato da numerose forze militari. L'Aeronautica Militare Italiana ha in servizio 22 esemplari, 12 nella versione standard e 10 in quella allungata.
L’impatto del C 130 e la sua esplosione sono avvenuti entro il sedime aeroportuale dello scalo civile militare di Pisa.
Le prime ipotesi relative allo scenario incidentale sono riconducibili a:
a) avaria e/o malfunzionamento tecnico;
b) human factor e/o flight error;
c) impatto volatili;
In attesa di analizzare e verificare, in seguito, ipotetici scenari di investigazione Aerohabitat ricorda che:
1) nel corso del 2008 l’aeroporto ha registrato 43.747 movimenti aerei complessivi (linea, charter, ecc) trasportando circa 3.9milioni di passeggeri, ai quali vanno aggiunti i voli militari di cui non è dato conoscere l’entità;
2) Sesto aeroporto Italiano come traffico commerciale, dopo i due poli romano e milanese, e probabilmente, con il traffico militare, anche uno tra i più movimentati dopo l’area lombarda e laziale;
3) Il master plan aeroportuale 2008 – 2012 stima una crescita ad oltre 53 mila voli con un incremento di oltre il 22% dei soli voli commerciali al 2012;
4) Devono essere verificati gli standard infrastrutturali della pista, delle zone strip e RESA, oltre allo stato di adozione dei Piani di Rischio aeroportuali;
5) Devono essere verificate le compatibilità operative tra i voli civili/commerciali e l’attività militare regolare e addestrativi sul campo
6) Devono essere verificate e normate le attività addestrative di volo militare che possono essere svolte sui simulatori di volo piuttosto che sul campo e/o pista.
Nell’aerobase militare opera anche la 46esima brigata aerea con velivoli C 130 e Spartan C127J su una pista lunga 3000 metri, ed un sedime prossimo alla città di Pisa.
Lo scalo, per la parte civile commerciale è gestito dalla Società Aeroporto Toscano (S.A.T.) Galileo Galilei S.p.A. Nel 2008 20 compagnie aeree operano sullo scalo toscano. Dal 1° giugno 2007 opera anche un volo non-stop da Pisa per New York; il volo, l’unico a collegare direttamente la Toscana agli Stati Uniti, effettuato dalla Delta Airlines.
Aerohabitat in relazione al di Contratto di Programma 2008-2012, recentemente sottoscritto, ricorda che sono stati previsti adeguamenti nelle aree di manovra (strip e resa) e precisamente in area air-side - infrastrutture di volo:
“L’intervento riguarda l’adeguamento e la messa a norma delle superfici di sicurezza di strip e RESA pista RWY 04R – 22L dell’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa.
Gli interventi consistono:
• nell’adeguamento geometrico e strutturale dei manufatti insistenti entro tali superfici (pozzetti, basamenti,ecc.);
• Adeguamento della portanza e delle caratteristiche plano-altimetriche delle fasce di sicurezza;
• sostituzione di tutti i chiusini esistenti che non risulta di classe F900;
• ampliamento delle fasce laterali pavimentate del raccordo ECO.
Visto che l'intervento rende necessaria la chiusura della pista principale, se ne prevede l'esecuzione solo dopo il completamento dei lavori di adeguamento della pista secondaria per avere la garanzia di continuità del servizio dell'aviazione civile”.4 novembre 2009
Ricordate la flotta AMX? L'aereo concepito per l’attività d’attacco al terra, nella versione leggero monoposto (AMX), come velivolo d’addestramento avanzato biposto con capacità d’attacco (AMX-T) era stato progettato per l'esigenza italiana di avvicendare - anni addietro - i vetusti Aeritalia G 91.
Il velivolo è di fabbricazione Alenia, Aermacchi ed Embraer, perciò Italo Brasiliana ed è stato denominato anche, in Brasile A-1 ed in Italia Ghibli non ha mai avuto un grosso successo commerciale.
Tra addetti ai lavori e opinione pubblica tuttavia l’AMX, causa una serie di incidenti, circa 700 tra minori e maggiori e accuse da parte della Procura relativi a supposti difetti strutturali, non ha mai avuto neanche una buona stampa.
Ebbene, lo scorso 4 novembre, dalla pista militare di Istrana sono decollati quattro AMX del 51° Stormo. Saranno operativi sul teatro afghano e saranno di base sull’aeroporto militare di Herat.
Andranno in sostituzione dei due Tornado che stazionavano sulla base di Mazar i-Sharif.
I velivoli AMX sono stati attrezzati per rispondere alle esigenze tattiche e di ricognizione sotto il controllo del Regional Command West, il comando regionale responsabile dell’operazione ISAF (International Security Assistance Force) nell’area occidentale dell’Afghanistan.
La flotta AMI AMX aveva una consistenza di circa 120 velivoli.
Dopo gli inconvenienti registrati, almeno una quarantina della prima serie sarebbero stati sottoposti a restrizioni, in alcune circostanze erano stati anche messi a terra – per limitati periodi - per ispezioni straordinarie ed interventi specifici, aveva in ogni modo operato all’estero nel 1999, nel Kosovo e nell’ex Jugoslavia.18 novembre 2009
Considerazioni del Com.te Renzo Dentesano.
L’aeroporto militare di Sigonella in Sicilia, dice il Ministro della Difesa Ignazio La Russa su Air Press n. 5 pag. 110, sarà la base per la sorveglianza aerea elettronica della NATO per il controllo d’intelligence di tutta l’area mediterranea ed oltre. Per questa ristrutturazione la base sarà dotata delle infrastrutture e delle apparecchiature necessarie prima di poter accogliere sia i velivoli convenzionali pilotati per missioni SIGINT (SIGnal INTelligence) che gli Unmanned Aerial Vehicles – UAV di costruzione statunitense del tipo RQ-4A “Global Hawk”, pre-programmabili oppure telecomandati, in quanto volano senza pilota a bordo.
Orbene, questo tipo di aeromobili militari (come sono stati stoltamente definiti dalla legislazione italiana in materia), fra circa tre anni saranno in grado di partire e tornare alla base siciliana dopo aver compiuto missioni segrete e pericolose, delle quali nessuno deve saper nulla, onde poter effettuare con successo i loro compiti di sorveglianza e spionaggio. E quando affermo “nessuno”, intendo comprendere anche il Controllo del Traffico Aereo – ATC, nello spazio aereo assegnato dai Piani regionali dell’ICAO alla responsabilità dello Stato italiano, il quale ha demandato tale compito all’ENAV, sotto la sorveglianza dell’ENAC.
E’ pur vero che nei piani d’impiego di questi aeromobili senza piloti a bordo è previsto che il Comando che li utilizzerà abbia tutte le informazioni necessarie in merito al traffico che interessa lo spazio aereo che essi andranno ad interessare nelle loro traiettorie d’uscita, d’entrata da/per la loro base e quelle in rotta che utilizzeranno per raggiungere le loro aree di sorveglianza, ma rimane il fatto che, invece, il Controllo del Traffico Aereo – ATC interessato alle loro attività, non ne saprà nulla di quanto programmato e tuttavia qualche Controllore ATC avvisterà sugli schermi radar del “traffico” che sarà definito ed etichettato come “sconosciuto”, del quale quindi ignoreranno sia le intenzioni che le manovre e le traiettorie pianificate.
Questi grossi UAV denominati RQ-4A “Global Hawk” sono prodotti dal consorzio di ditte aeronautiche statunitensi Northrop – Grumman’s – Ryan Aeronautical Center, hanno un costo unitario di 45 milioni di dollari USA, sono destinati alla sorveglianza aerea a lungo raggio ed a grande autonomia (oltre 22.230 Km. o 36 ore di volo) alla velocità di crociera di 650 Km/h (velocità massima 740 Km/h), hanno un’apertura alare di 35,3 m ed una lunghezza di 13,4 mi, pesano in ordine d’impiego 12.000 Kg., possono volare a regime di crociera alla stratosferica altitudine massima di 65.000 piedi, pari a 19.800 m, comunque devono decollare, salire e poi tornare, scendere ed atterrare in quella che sarà la loro base stabile di operazioni, cioè l’aeroporto di Sigonella.
Il tutto comandato a distanza da manovratori specializzati nell’arte del “joystick” (ma non solo). Operatori che saranno ospitati in apposite strutture al suolo contenenti le stazioni di controllo di questi “aerial vehicles”.
Controllo che potrà riguardare o la guida a distanza di tali aeroveicoli, oppure, nel caso di operazioni a lungo raggio pre-programmate e fuori portata ottica delle stazioni di controllo a terra, consisterà semplicemente nel seguirne la rotta per tutta la missione, a mezzo dei dati provenienti dai satelliti spia e di comunicazioni militari, che può, in sole 24 ore di volo, monitorare al centimetro un’area di 74.000 Km quadrati, pari cioè all’estensione territoriale di uno Stato dell’Unione come l’Illinois.
Però … però c’è un “ma”, anzi due “ !
Questo tipo di ricognitori senza pilota, concepiti appunto per missioni troppo rischiose e pericolose per essere affidate a mezzi con a bordo degli esseri umani, nonostante tutte le misure di security di cui sono dotati i loro ricevitori di bordo, possono essere interferiti da segnali elettronici capaci di penetrare nei loro sistemi di guida e controllo, in modo da causarne la distruzione. Evento già avvenuto il 29 Marzo 1990 all’aeroveicolo Global Hawk n. 2, che è precipitato in California per aver ricevuto un segnale spurio di “termine missione”.
Pur trovandosi in volo all’altitudine di 41.000 piedi (12.500 metri) gli apparati di ricezione dell’RQ-4A hanno obbedito ad un segnale proveniente dalla Base Aerea dell’Air Force di Nellis ed in base a tale segnale il motore turbofan è stato comandato in spegnimento ed il Global Hawk nel pre-programmato avvitamento verticale, per farlo distruggere al suolo.
Inoltre, il Global Hawk, come pure il Predator, un UAV (Unmanned Aerial Vehicle) in dotazione anche all’aeronautica Militare del nostro Paese, pur con i loro sofisticati sensori presenti a bordo, quali Radar ad apertura sintetica, marcatori di bersagli a terra o in movimento e sensori all’infrarosso ed elettro ottici amplificati, in condizione di inviare via satellite tutte le informazioni raccolte ai comandi militari interessati, non risultano però in grado di assicurare l’incolumità del traffico aereo civile.
Essi sono stati progettati in modo tale che, pur disponendo a bordo di un sensore capace di “vedere”, secondo il principio ICAO di «see and be seen», altro traffico in volo con il quale la loro traiettoria potrebbe interferire, non hanno però la capacità completa di rispettare l’altro principio sul quale si basa la sicurezza del volo dell’aviazione civile e cioè il protocollo «see and avoid – vedi ed evita» il traffico a rischio di collisione. Ciò in quanto non sono in grado di variare la loro traiettoria di volo in senso verticale, cioè salendo o scendendo di quota, come la situazione per evitare una collisione prontamente richiederebbe. E la sola variazione della direzione di moto, rimanendo alla stessa altitudine potrebbe non bastare ad evitare un disastro che coinvolga un traffico civile.
Tutte queste considerazioni senza voler togliere niente a tutte le altre loro straordinarie capacità, dimostrate ad esempio nel 2001, quando tra il 22 ed il 23 Aprile un Global Hawk, con un piano di volo pre-programmato immesso nel suo sistema di navigazione autonoma, è stato in grado di volare dagli USA, attraverso l’oceano Pacifico, fino in Australia ed atterrare in una base delle Forze Aeree australiane, dopo un volo di 7.500 miglia nautiche (pari a 13.800 Km), in poco più di 11 ore e mezza di volo autonomo!
Ma ciò non toglie che da e per la base di Sigonella partiranno ed arriveranno degli aeroveicoli del peso di 12.000 Kg che dovranno essere schivati dai voli civili.
Ma ENAC (sorvegliante) ed ENAV (fornitore del Servizio di Navigazione Aerea) per lo spazio aereo italiano lo sanno ?
E, se lo sanno, come intendono provvedere alla sicurezza del traffico civile ? Voglio sperare non soltanto basandosi sul sistema anticollisione degli aeromobili commerciali ! 18 settembre 2009
Si presentano come troppe, sproporzionate, insostenibili: sono le richieste d’indennizzo per i danni, le conseguenze derivate dalle amate “Frecce Tricolori”.
Ma forse è solo troppo limitata, la somma, il fondo rimborsi reso disponibile dalla Regione FVG e dalla parte si sono rivelate davvero elevate le richieste.
La quota dei rimborsi richiesti dagli aventi diritto, infatti, ovvero dei residenti sorvolati dagli Aermacchi 339 delle Frecce Tricolori nel corso delle operazioni di volo intorno all’aerobase di Rivolto in Friuli, avrebbe raggiunto la cifra di 1.5 milioni di euro.
Davvero inadeguata la somma di 100 mila euro stanziati dalla Regione.
I Comuni di Codroipo, Basiliano e Lestizza, hanno trasmesso al Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico presso la Direzione centrale ambiente e lavori pubblici della Regione le richieste compilate.
Richieste che, secondo Aerohabitat sono state circoscritte a zone limitate, potrebbero non aver identificate realmente tutti i cittadini interessati ai danni generati dalla Pattuglia Aerea Nazionale. La somma da stanziare potrebbe, infatti, raddoppiarsi se non triplicarsi.
Il disagio manifestato dai cittadini potrebbe ora, dopo oltre 30 anni di permanenza delle Frecce Tricolori a Rivolto, associarsi all’amore, alla passione, all’orgoglio con il quale la PAN è seguita. Sarebbero una quarantina i cittadini che hanno inoltrato la richiesta a Rivolto, Beano, Lonca, Passariano, Zompicchia e nel Belvedere del capoluogo, che assommano a circa 756 mila euro.
Tredici di queste richiedono la sostituzione di serramenti, una decina l'isolamento delle pareti, una trentina per la risistemazione del tetto. Nel Comune di Lestizza le domande sono risultate 36 per circa 425 mila euro.
Nel Comune di Brasiliano invece ammontano a 370 mila euro.
La normativa Regionale ha disposto, fra l’altro, solo il rimborso del 50% delle spese documentate per interventi e opere riguardanti, nuovi serramenti, insonorizzazione delle pareti e la ristrutturazione dei tetti.
Il fondo dei 100 mila euro dovrebbe, inoltre, sostenere i rimborsi non solo dell’intorno di Rivolto, ma anche quelli provocati dai voli dall’aerobase USA di Aviano.
Anche quest’ultima localizzata nel Friuli Venezia Giulia. 14 settembre 2009
E’ sicuramente una svolta storica nelle politiche di tutela dei cittadini e del territorio limitrofo alle aerobasi Italiane, anche se appare una risposta alquanto contraddittoria.
Il termine per la presentazione delle domande di contributo per interventi di fono isolamento e sistemazione tetti degli immobili situati nei paesi di Nespoledo e Villacaccia, nel comune di Lestizza, localizzata nei pressi dell’aerobase di Rivolto è prorogata al 27 agosto.
I singoli cittadini possono quindi presentare domanda per l’indennizzo conseguente ai disagi e ripercussioni generate dalla Pattugli Acrobatica Nazionale (PAN) di Rivolto, in provincia di Udine.
Il fondo disponibile tuttavia è limitato, solamente 100 mila euro contro i 400mila inizialmente previsti. Che sarebbero stati, anche questi, del tutto inadeguati.
Il provvedimento degli indennizzi riguarda località ritenute soggette al disagio nell’intorno all’aerobase di Rivolto (Villacaccia e Nespoledo in Comune di Lestizza; Lonca, Rivolto e Zompicchia, e Codroipo; Basagliapenta nel comune di Basiliano) e all’aerobase USAF di Aviano (Roveredo in Piano, Fontanafredda e San Quirino).
Troppi cittadini, troppi paesi da risarcire per due tra le maggiori basi aere Italiane – USA. Ma probabilmente i paesi e le frazioni identificate sono troppo poche.
Come è irrisorio il piano degli interventi e dei finanziamenti.
Sono troppi i caseggiati ed i cittadini coinvolti dal rumore aereo e dalle vibrazioni causate dal quotidiano addestramento dei velivoli militari. Inquinamento sonoro e tegole/tetti che saltano al passaggio dei velivoli USA e Aermacchi 339 sono i due fenomeni principali.
Ma le misure e le opere per l’insonorizzazione e per la manutenzione delle coperture, dovrebbero pertanto essere allargate ad un numero per superiore di cittadini.
In Comune di Basiliano sono state presentate 80 richieste, potrebbero anche triplicarsi, in ogni modo il finanziamento di 100 mila euro complessivo è del tutto irrilevante.
In conclusione occorre rilevare pertanto la novità, il riconoscimento del disagio generato, l’urgenza e l’obbligatorietà delle tutele che la Regione FVG ha deciso di sostenere.
Non lo sono sicuramente da un lato l’ammontare dell’indennizzo complessivo e dall’altro, riguarda il numero dei soggetti titolari della richiesta di indennizzo: possono farlo solo i residenti delle abitazioni sorvolate nelle traiettorie di volo. Ecco il punto chiave. Quali sono? Sarebbe utile conoscere le modalità che hanno identificato alcune zone ed esclusole altre. Comunque sottoposte al disagio. Quali sono stati i criteri adottati?
Anche gli aeroporti militari sono stati equiparati nella normativa a quelli civili per quanto riguarda i limiti di tolleranza acustica. L’impatto ambientale delle aerobasi di Rivolto e Aviano, tuttavia, è stato verificato nell’ambito del progetto Milnoise, avviato qualche anno orsono con un monitoraggio che non è mai stato reso del tutto trasparente. 25 agosto 2009
Nella giornata del 16 agosto, nel corso di un’esibizione preparatoria per il maggior Airshow della Russia, due velivoli caccia Sukhoi-27 Russi si sono scontrati in volo.
Le esercitazioni acrobatiche hanno causato una vittima tra i piloti - gli altri si sono eiettati con il seggiolino – mentre i caccia senza controllo finivano su alcune case. Uno dei due aerei SU 27 sarebbe precipitato su un edificio. Almeno cinque persone sarebbero rimaste ustionate dall’incendio provocato. L’airshow apre domani 18 agosto per concludersi il 23.
L’airshow denominato MAKS-2009 è il maggior evento Russo dell’industria aerospaziale del Paese e la manifestazione si svolge sull’aerobase di Zhukovsky, ad est di Mosca.
La pattuglia degli acrobati Russi denominata “Russian Knights” è stata formata nel 1991 e già nel 1995 aveva dovuto registrare una tragedia: tre Su 27 finirono contro una montagna.
L’airshow apre domani 18 agosto per concludersi il 23. Alle esibizioni parteciperanno anche le Frecce Tricolori. 17 agosto 2009
E’ avvenuto in Indonesia, un velivolo militare dell’Air Force Lockheed L-100-30 Hercules, immatricolato A-1325 in volo da Jakarta a Madiun's Iswahyudi Airport con 98 passeggeri e 14 membri di equipaggio è precipitato mentre era nella fase d’atterraggio.
L’impatto con il terreno, nei campi di riso, presso il villaggio di Geplak, a 5 km nordovest della pista, intorno alle 06.20 ora locale del 20 maggio. Secondo i primi soccorritori ci sarebbero almeno 105 vittime e una decina di feriti nell’aeromobile finito contro alcuni caseggiati.
Vittime anche a terra tra la popolazione residente. La visibilità e le condizioni meteo erano buone. Alcuni testimoni riferiscono la probabile “piantata” di un motore.
Il Lockheed L-100 è una variante civile del modello militare Lockheed C-130 Hercules e solamente due esemplari sarebbero ancora in servizio, entrambi con l’Indonesian Air Force.
Tra i passeggeri dell'Hercules-130 c'erano dieci bambini.
Riportiamo alcune dichiarazioni dei testimoni oculari dell’evento:
"About 15 metres (50 ft) of the tail is still intact, but the body to the front is broken and burnt”
"Earlier we heard blasts. But not anymore, now the plane is still on fire“
"Some things were falling, like bolts and axle nuts from the plane. The plane kept nose diving and finally crashed on two houses“. 20 maggio 2009
Il rinnovo della flotta mondiale dei cacciabombardieri coinvolge numerosi Paesi. Tra gli acquirenti della serie F-35 - Joint Strike Fighter - Lightning II - Caccia multiruolo troviamo, USAF con 1763 A esemplari, US Navy con 250-430 C, US Marine Corps con 350 B, Royal Air Force e Royal Navy con 150 B; Aeronautica Militare Italiana con 109 A, la Marina Militare Italiana con 22 B, Olanda con 85, Danimarca con 48, Norvegia con 48, Australia con 100, Turchia con 100, Israele con 100 e, probabilmente, altri si aggiungeranno.
In Italia i promotori della campagna di indignazione nazionale contro lo sperpero di oltre 13 miliardi di euro per l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 hanno divulgato la seguente lettera. Aerohabitat la propone integralmente.
Cari amici,
aderiamo alla campagna di indignazione nazionale contro lo sperpero di oltre 13 miliardi di euro per l'acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 da parte dello stato italiano.
Come è stato da più parti rilevato, è scandaloso che si sperperi un così ingente ammontare di pubblico denaro per finanziare la realizzazione e l'acquisto di strumenti di morte.
Come comitato impegnato per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti, ed altresì impegnato per la pace e il disarmo, ci sentiamo doppiamente coinvolti nell'iniziativa civile e nonviolenta per chiedere a governo e parlamento di recedere da una decisione dissennata e delittuosa.
L'umanità ha bisogno di pace, scelte di giustizia, difesa della biosfera, riconoscimento e promozione dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Non di altre armi, non di altro inquinamento e devastazione ambientale, non di altre guerre, non di altre uccisioni.
Un cordiale saluto,
Il comitato che si oppone al mega-aeroporto di Viterbo e s'impegna per la riduzione del trasporto aereo, in difesa della salute, dell'ambiente, della democrazia, dei diritti di tutti - Viterbo, 30 aprile 2009
Per informazioni e contatti:
e-mail: info(at)coipiediperterra.org
sito: www.coipiediperterra.org
06 maggio 2009
Il caccia dell’F. 16 USA decollato – per una missione d’addestramento intorno alle ore 15.00 del 24 marzo - dall’aerobase di Aviano (Pordenone) dopo aver registrato una qualche avaria/malfunzionamento al propulsore, essendo troppo pesante - ha sganciato i serbatoi ausiliari ed è potuto rientrare all’atterraggio senza altre conseguenze.
Uno dei due serbatoi è precipitato ai margini di una strada e nei pressi di alcune villette nel paese di Tamai (nel comune di Brugnera di Pordenone). L’altro ha sfondato il tetto di un garage, a circa 500 metri dal primo, rovinando su un’auto parcheggiata, ma senza alcun danno alle persone.
Non è la prima volta che inconvenienti di questo genere accadono. Sia ad Aviano sia in altre aerobasi Italiane. Il caccia F 16 sovraccarico di carburante – probabilmente – sarebbe dovuto rimanere in volo per alcune ore e, anche se le informazioni ufficiali riferiscono su una missione addestrativa, non viene dettagliata la destinazione finale del volo.
La caduta di serbatoi, pezzi di aereo (talvolta anche di motori) non è infrequente.
Le statistiche rilevano spesso la caduta dall’alto anche di blocchi di ghiaccio staccatisi dalla coda o dai carrelli degli aeromobili in volo. Sia per la flotta militare quanto per quella civile/commerciale che operano ad alta quota, soprattutto nella stagione invernale.
Per quanto concerne lo sgancio deliberato dei serbatoi ausiliari dei caccia – militari, sia in situazioni di emergenza quanto in quelle di distacco operativo/procedurale dopo l’esaurimento del carburante Aerohabitat ha spesso rilevato la necessità che i responsabili militari identifichino aree geografiche specifiche, note e delimitate per lo scarico di carburante quanto per il distacco dei serbatoi ausiliari.
Aerohabitat, tuttavia, non ha ancora avuto notizia che tali zone/aree – di tutela e salvaguardia per persone e beni - siano state adeguatamente circoscritte per le aerobasi Italiane e USA ancora operative sul territorio della Penisola. 25 marzo 2009
E’ precipitato su alcune case di un quartiere residenziale causando tre vittime tra gli abitanti, il pilota del caccia F/A-18D Hornet si salvato eiettandosi prima dell’impatto.
Il caccia era di stanza sulla base aerea dei topguns a Miramar, vicino ad un’autostrada ed all’università locale ed era impegnato nella fase d’atterraggio alla pista.
Le televisioni USA proiettano filmati dove un’estesa nuvola di fumo bianco avvolge una collina prospiciente l’aerobase Marine Corps Air Station di Miramar
"The house shook; the ground shook. It was like I was frozen in my place," ha sostenuto Steve Krasner che vive a pochi isolati dall’impatto, "It was bigger than any earthquake I ever felt."
Tre caseggiati sono andati completamente distrutti. L’incendio è stato spento solo dopo tre ore e mezzo, mentre una pila di fumo ha continuato a lungo a levarsi verso l’alto.
9 dicembre 2008
La causa dell'incidente occorso all'elicottero HH-3F dell'Aeronautica militare italiana, caduto in Francia lo scorso 23 ottobre, probabilmente, è attribuibile alla rottura di una pala.
Sarebbe il primo evidente risultato dell'inchiesta avviata per ricostruire al dinamica dell'incidente. Secondo gli esperti questa tipologia causale sarebbe del tutto eccezionale.
A riguardo Aerohabitat propone il comunicato stampa della A.M.I.
AERONAUTICA MILITARE
Ufficio Pubblica Informazione - Roma, 12 novembre 2008
FRANCIA, INCIDENTE ELICOTTERO: ROTTURA PALA, UNICO CASO IN 30 ANNI.
L’Aeronautica Militare, a seguito dell’incidente di volo occorso in Francia il 23 ottobre u.s. all’elicottero HH-3F del 84° centro S.A.R. (Ricerca e Soccorso) di Brindisi, con il decesso di tutti i militari presenti a bordo, ha avviato un’inchiesta tecnica volta a ricostruire la dinamica dell’accaduto. Dopo i primi accertamenti tecnici, svoltisi in un quadro di collaborazione con le autorità francesi e nel rispetto delle prerogative delle autorita’ giudiziarie nazionali competenti, la Forza armata ha deciso di sospendere dal 27 ottobre, a titolo precauzionale, l’attivita’ di volo dei propri elicotteri HH-3F e SH-3D.
Gli elementi più significativi emersi evidenziano un problema di natura tecnica che ha causato la rottura di una pala del rotore principale. La rottura ha comportato, successivamente, la perdita del rotore di coda e l’impatto dell’elicottero con il terreno.
L’incidente risulta essere l’unico a fattore tecnico in circa 30 anni di vita operativa dell’elicottero HH-3F.
Sono in corso ulteriori accertamenti in sinergia con le autorita’ giudiziarie, sia per il piu’ rapido accertamento delle cause per finalità di prevenzione, sia per il ripristino della piena prontezza operativa dell’intera flotta e del servizio S.A.R..
Al momento il servizio di soccorso aereo viene parzialmente assicurato con gli elicotteri AB-212.
Background dati:
A seguito delle informazioni apparse sugli organi di stampa relativamente agli aspetti connessi alla sicurezza della linea di volo HH-3F dell’Aeronautica Militare, si comunica che - durante le oltre 170.000 ore di volo effettuate dal 1977 ad oggi - si sono verificati 5 incidenti gravi che hanno determinato la perdita dell’elicottero. Le inchieste hanno stabilito che quattro di questi incidenti sono stati determinati da fattore ambientale o umano. Quello occorso giovedì 23 ottobre 2008 in Francia è il primo ed unico riconducibile a un fattore tecnico.
Gli elicotteri AB-212 che sostituiscono gli HH-3F, a seguito del fermo preventivo, sono stati dislocati presso i seguenti aeroporti militari:
1 AB-212 presso l’Aeroporto di Pratica di Mare
1 AB-212 presso l’Aeroporto Militare di Brindisi (proveniente da Grazzanise - CE)
1 AB-212 presso l’Aeroporto Militare di Trapani (proveniente da Decimomannu – CA)
1 AB-212 presso l’Aeroporto Militare di Decimomannu - CA
1 AB-212 presso l’Aeroporto di Istrana (proveniente da Decimomannu – CA)
L’Aeronautica Militare ha acquistato 35 elicotteri HH-3F: un primo lotto di 20 unità nel 1977 ed un secondo di 15 agli inizi degli anni ‘90. Dal marzo 2006 è iniziato il programma di aggiornamento degli elicotteri HH-3F che è destinato a concludersi presumibilmente entro il 2012. Ad oggi sono in linea 8 elicotteri in questa ultima versione aggiornata (“charlie”). Si precisa che l’elicottero caduto in Francia era già stato revisionato (versione “charlie”).
17 novembre 2008
Dopo l’incidente occorso il 23 ottobre scorso nei pressi di Strasburgo, l’Aeronautica Militare Italiana (A.M.I.), con una stampa nota disponibile on – line sul portale AMI:
- http://www.aeronautica.difesa.it/Sitoam/default.asp?idente=1398&idNot=22871
sostiene:
- “L’Aeronautica Militare ha deciso di non riprendere, a titolo precauzionale, l’attività di volo degli elicotteri HH-3F fino al completamento di tutti gli accertamenti di natura tecnica, attualmente condotti dalla Commissione di Inchiesta istituita dalla Forza Armata, relativi all’incidente aereo occorso giovedì 23 ottobre in Francia. Il servizio S.A.R. (Search and Rescue) sarà parzialmente assicurato dagli elicotteri AB-212 delle squadriglie di collegamento e soccorso dell’Aeronautica Militare distribuite sul territorio nazionale”.
28 ottobre 2008
Ieri 23 ottobre, intorno alle 16.30, un elicottero AMI è precipitato mentre era in corso di trasferimento per un esercitazione congiunta interforze Italia - Francia. Il velivolo è caduto in un campo tra L'Isle-en-Barrois e Vaubecourt, a nord di Bar-le-Duc, in un'area lontano da zone abitate incendiandosi.
Le otto persone a bordo non sono sopravissute all’impatto.
L’ Elicottero biturbina – riporta una nota tecnica AMI - con capacità anfibie, dotato di moderni sistemi di navigazione e comunicazione, di verricello e di ampio vano di carico, provvisto di rampa caudale, l'HH-3F è una macchina espressamente concepita per le operazioni S.A.R. L'A.M. ha acquisito complessivamente 35 HH-3F, consegnati a partire dal 1977. Rispetto alle prime 20 macchine (standard "Alpha"), gli ultimi 15 HH-3F (standard "Bravo") dispongono di equipaggiamenti Combat SAR (avionica migliorata, sistemi di autoprotezione e per la visione notturna, blindatura dell'abitacolo, mitragliatrici MINIMI, ecc.). Di recente sono stati acquisiti ulteriori equipaggiamenti per il ruolo SMI (slow Mover Interceptor).
La sciagura – confermata - dal ministero della Difesa e dall'Aeronautica, che ha rivelato come non siano ancora chiare le cause dello schianto ha coinvolto un elicottero del Centro Sar di Brindisi, l'ottavo al Centro Sar di Rimini.
Era in corso l’addestramento multinazionale “Tactical Leadership Programme” e l'elicottero decollato da Brindisi, aveva sostato a Rimini. Dopo uno scalo tecnico a Dijon, era decollato alla volta di Florennes.
24 ottobre 2008
Siamo davvero ad una svolta nella legislazione Italiana? Possibile che il TAR Veneto abbia bloccato l’espansione dell’aerobase di Vicenza solo perché la popolazione non è stata consultata?
Quali conseguenze scaturirebbero su altri aeroporti, scali e aerobasi?
Il contesto, in fondo, è analogo. Non solo per il continuo proliferare d’aeroporti civili – commerciali ma anche per la loro incessante crescita? Numeri che rimandano non solo all’incremento dei voli e del numero dei passeggeri, alle ricadute ambientali (talvolta senza la VIA, la VAS, la VIS, la VINCA) e, del territorio di sedime e gli spazi esterni.
Quello che qualcuno, anni addietro, ha identificato come Z.A.L.A. (Zone of Activity Link to the Airport), perciò direttamente correlato o asservito alle attività aeroportuali?
Quanti aeroporti civili – commerciali italiani dispongono della VIA aggiornata, della VAS, della VIS e della Vinca? Alcuni di questi scali in pochi anni hanno raddoppiato l’impatto sul territorio e sulla comunità circostante. La materia, almeno negli USA, è ta tempo regolamentata (vedi).
Una situazione assimilabile a quello che è stato progettato al Dal Molin.
Il TAR – come riportano i media in queste giornate – ha bocciato l'ampliamento della base USA che prevedeva il raddoppio dell’infrastruttura SETAF. Il verdetto deriva da un esposto presentato dal Codacons ed altre associazioni come risposta alle esigenze di una considerevole parte della popolazione dell’intorno del Dal Molin.
Il testo della sentenza (vedi) sembrerebbe chiaro anche se si presta ad una lettura contrapposta ed, infatti, ha permesso una serie di dichiarazioni che rimandano solo ad una pausa nel processo di raddoppiamento della base, una svista procedurale ed una chiara esigenza democratica. Serve un referendum, l’impatto ambientale con la salvaguardia del territorio e la tutela della comunità devono risultare priorità ineludibili.
Presentiamo una serie di dichiarazioni a commento della sentenza:
- “Nel motivare la decisione - secondo fonte Codacons, una delle associazioni che ha promosso la causa - il Tar sottolinea che è mancata la consultazione della popolazione interessata nonostante fosse prevista nel memorandum Usa-Italia”;
- “il Tar avrebbe accolto in particolare i dubbi manifestati sulla Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) depositata dalla Regione che pur intitolata 'Progetto ovest', sembra riferirsi al vecchio progetto e non tenere in alcun conto il progetto alternativo richiesto dal Commissario Costa che prevedeva accesso alla base da nord”;
- “La valutazione è incentrata sul rischio di inquinamento delle falde acquifere superficiali di livello medio-elevato, ma prevede anche il divieto di insediamenti al di sotto dei 4 metri di profondità, il che rende impossibile il previsto tunnel di un chilometro che dovrebbe essere realizzato a una profondità tra i 30 e i 50 metri”;
- "nessuna traccia documentale di supporto è stata riscontrata" sull'atto di consenso "presentato dal Governo Italiano a quello degli Stati Uniti d'America, espresso verbalmente nelle forme e nelle sedi istituzionali";
- “Davide ha fermato Golia";
- "Avevo sempre detto che serviva ritrovare un equilibrio tra la Ragione di stato e le ragioni della comunità"
- "non si poteva continuare con la logica tipica dei segreti militari, ignorando la voce del territorio";
- "il bando di gara non avrebbe rispettato le normative italiane ed europee, il progetto alternativo promosso dal commissario straordinario Paolo Costa non risulta agli atti;
- "su cosa si sarebbe espressa la Regione, è notevole l'impatto ambientale sul traffico, sull'inquinamento e sulle falde acquifere, rispetto al quale si esprime preoccupazione, mancando del tutto la documentazione necessaria";
- "Non c'é stata, infine, una consultazione della popolazione".
Il sindaco di Vicenza Variati intanto ha annunciato per ottobre un referendum nel quale i cittadini di Vicenza possano manifestare il loro parere. Nel frattempo, avverso alla sentenza del TAR del Veneto, il Ministero della Difesa ha annunciato un riscorso al Consiglio di Stato. 24 giugno 2008