Aeroporto Forlì, riaprirà il 1 Aprile 2019!

Una svolta dalla concessione ENAC, ma in attesa del Rischio Terzi! Alla fine il prossimo gestore aeroportuale, unico a partecipare al bando pubblicato da ENAC, è intenzionato ad inaugurare l'operatività dello scalo forlivese in una data 2emblematica” il prossimo 1° Aprile 2019. tubbo bene quindi, la Regione Emilia-Romagna potrà disporre di un'altra pista per movimentare il turismo sulla Riviera Adriatica. Ma l'infrastruttura aeroportuale è a norma?

La società Fa srl, probabilmente Forlì Airport, con soci imprenditori locali, e la quasi totalità degli amministratori e politici sono sostenitori convinti dell'operazione in corso per ripristinare l'attività aerea. Lo scalo è inattivo dal 2013 e, sembrerebbe, che a fronte di tre aeroporti di prossimità quali Forlì, Rimini e Bologna, oltre alle strategie del masterplan con allungamento della pista a Parma e le vicende del piano di rischio e rischio terzi manifestatesi, e la sovrapposizione del bacino di traffico tra i quattro aeroporti, l'apertura di Forlì sembrerebbe presentare interrogativi di sorta.

Aerohabitat ha posto da tempo la questione fondamentale per lo scalo forlivese nelle news “Aeroporto Forlì, il rilancio tra finanziamenti e standard EASA-ENAC-ICAO”, “Aeroporto Forlì, nuova gestione: tra PdR, Rischio Terzi e il Polo Aeronautico”, “Aeroporto Forlì, oltre il PNA e a pochi km da Rimini e Bologna” e “Aeroporto Forli, tra il Piano di Rischio e il bando ENAC”.

Le criticità associate al sedime aeroportuale ed alla operatività di voli “commerciali”, infatti, rimandano agli insediamenti appena oltre l'area dello scalo, ovvero a quello che in sintesi è conosciuto come Polo Tecnologico Aeronautico. La revisione del Codice di Navigazione (Art. 707, 711, 715) inserito nel Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA) non coinvolge, probabilmente, le edificazioni precedenti al 2005, ancorchè le sedi universitarie, centri di ricerca e relativi servizi, le scuole materne, le scuole medie inferiori, le scuole materne, gli asili nido, dei Centri parrocchiali, degli spazi attrezzati per gioco e sport, dei centri civici e l'Accademy ENAV stessa, dovrebbero essere certificati con le analisi e curve isorischio del Risk Assesment. Anche a fronte di una operatività e movimenti aerei inferiori a 50mila/anno.

Il rilancio dello scalo forlivese, scalo che peraltro non è inserito nei 38 aeroporti nazionali del Piano Nazionale Aeroporti, il bacino del Centro Nord ha, infatti, identificato – a fronte della innegabile sovrapposizione delle singole catchment area - Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona, abbisogna una verifica di coerenza tra scenari e stime di volumi di traffico e della inevitabile compatibilità con L'Art. 715 del Codice di Navigazione. 17 Novembre 2018

Aeroporto Forlì, il rilancio tra finanziamenti e standard EASA-ENAC-ICAO

La data della riapertura è stata fissata, ma ENAC cosa dice? Nel corso del 2018 Aerohabitat è intervenuta tre volte, con news specifiche quali: “Aeroporto Forlì, nuova gestione: tra PdR, Rischio Terzi e il Polo Aeronautico”, “Aeroporto Forlì, oltre il PNA e a pochi km da Rimini e Bologna” e “Aeroporto Forli, tra il Piano di Rischio e il bando ENAC” al fine di inquadrare una realtà operativa e una localizzazione infrastrutturale che evidenzia, due dati contraddittori, uno almeno da parte di ENAC e l'altro ministeriale, per quanto concerne il ruolo del Luca Ridolfi nel Piano Nazionale Aeroporti.

Lo scalo emiliano possiede la completa “Certificazione ai sensi del Regolamento ENAC per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti (RCEA)”?

“Il Certificato dell’aeroporto, rilasciato dopo specifica attività da parte dei team di certificazione nominati dall’Ente, attesta la conformità ai requisiti del Regolamento ENAC relativamente” ad esempio: alle caratteristiche fisiche dell’aeroporto, alle infrastrutture, agli impianti, ai sistemi ed alle aree ad esso limitrofe (certificazione delle infrastrutture)” è stato rilasciato? In sintesi, la valutazione per la certificazione aeroportuale “è assoggettata a rinnovo triennale” è stata ri-confermata?

Nei giorni scorsi i media forlivesi riportano come a fronte di un investimento totale di 15-20 milioni di Euro la riapertura del "Ridolfi" sarebbe assicurata e prevista per il 1° aprile 2019.

Dopo il fallimento della precedente gestione non ci sarebbero, dunque, dubbi e/o ostacoli.

L'interrogativo, tuttavia, da porsi rimanda alla compatibilità dell'attività aeroportuale con i vincoli del Piano di rischio, del rischio terzi, del carico antropico e delle ricadute acustiche-atmosferiche.

Ecco il punto, ipotizzando che l'impatto acustico-atmosferico sia stato analizzato e verificato con l'AEDT, gli insediamenti e le attività limitrofe con il relativo potenziale carico antropico e circostanti alla piste di volo, in relazione alla loro costruzione e certificazione, sono tollerabili e/o sono state comunque autorizzate in deroga al RCEA – Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti? Magari sono state valutate anche le relative curve di isorischio associate al Rischio terzi?

I due Comuni aeroportuali, Forlì e Forlimpopoli, infine, che sicuramente hanno deliberato il Piano di Rischio con le relative quattro zone A, B, C e D aggiornando le precedenti, e hanno elencato nelle rispettive aree la localizzazione, a Forlì ad esempio, del cosiddetto Polo tecnologico aeronautico, le sedi universitarie, centri di ricerca e relativi servizi, le scuole materne, le scuole medie inferiori, le scuole materne, gli asili nido, dei Centri parrocchiali, degli spazi attrezzati per gioco e sport, dei centri civici, strutture amministrative decentrate e altro, non ritengono indispensabile adottare tale procedura? 25 Settembre 2018

Aeroporto Forlì, nuova gestione: tra PdR, Rischio Terzi e il Polo Aeronautico

Quale responso ENAC? Possibile l'adozione dell'Art. 715 del C.di N,! Al momento, tuttavia il rilancio dello scalo, che non è inserito del Piano Nazionale Aeroporti, è affidato - dopo l’aggiudicazione ad un gruppo di imprese private vittorioso nel bando per la gestione, la FA Srl. - al processo di ri-certificazione del “Luigi Ridolfi”.

I due Comuni di sedime aeroportuale, Forlì e Forlimpopoli, hanno deliberato il Piano di Rischio in due date distinte, il 18-06-2012 il primo e il 28 – 01- 2013 il secondo. Sono da ritenersi a norma, ovvero, le due delibere sono, entrambe, corrispondenti al Regolamento ENAC in materia? Sono coordinate? La ripresa dei voli con l'autorizzazione ENAC è una pratica del tutto lineare e/o scontata o, invece, dovranno essere verificate le vincolistiche dei due Comuni aeroportuali nel corso degli ultimi decenni? Se, infatti, le aree circostanti il sedime aeroportuale erano inizialmente interessate dalle limitazioni del Decreto Ministeriale 10/3/1971 avente titolo “Dichiarazione di esecutività della mappa contemplante una prima parte delle limitazioni alle costruzioni ed impianti nelle zone contigue all’aeroporto di Forlì”.

Se tali “delibere” tuttavia, avrebbero usufruito di una eccezione per un ampliamento dovuto ad una modifica della Testata 12 (lato Forlì), introdotta dalla Direzione Generale Aviazione Civile – Servizio Aeroporti del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, e comunicata al Comune in data 12 giugno 1998. Con – come rilevato dal documento specifico - “la modifica alla testata 12 ha riguardato alcune aree edificate facenti parte di una lottizzazione privata – avviata negli anni ’70 – relativa alle vie Orfeo da Bologna e Ottaviani, in località Bussecchio” dopo l'aggiornamento dell'ART. 707 del Codice di Navigazione con l'iniziale adozione del Piano di Rischio Aeroportuale (2005) le edificazioni nelle Zone A, B, C e infine D, avrebbe dovuto essere, finalmente, rigoroso e dettagliato.

 

Nello stesso “Piano di Rischio Aeroportuale - Codice della Navigazione – Parte Aeronautica

D.Lgs n° 96/2005 e D.Lgs n° 151/2006 - R01 - RELAZIONE ILLUSTRATIVA COMUNE DI FORLI’ – COMUNE DI FORLIMPOPOLI, si legge: “Le indicazioni e le prescrizioni contenute nel Piano di rischio aeroportuale si applicano alle nuove opere o attività da insediare nelle aree da sottoporre a tutela (art. 707 del Codice), e quali sono da individuare secondo le disposizioni tecniche fornite dal R.C.E.A. al Cap. 9,

paragrafo 6.5, per piste di volo codice 3 e 4”.

 

Ma perché inquadrare tali limiti e prescrizioni?

Nella “Zona di tutela D: in tale zona, caratterizzata da un livello minimo di tutela e finalizzata a garantire uno sviluppo del territorio in maniera opportuna e coordinata con l’operatività aeroportuale, va evitata la realizzazione di interventi puntuali ad elevato affollamento, quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione, edilizia intensiva, ecc..” in varie fasi storiche, sono via via state autorizzate, tra le altre, attività identificate come Polo Aeronautico di Forlì, caratterizzate da un “elevato affollamento”.

 

L'elenco di tale Parco tecnologico identifica, innanzi tutto, ITAER - Istituto Tecnico Aeronautico Statale, ENAV Academy, Scuola di Ingegneria e Architettura - Università di Bologna - Sede di Forlì e Scuole di Volo. Ebbene , pur considerando che la stessa ENAC - Regolamento per la Costruzione e l’Esercizio degli aeroporti - Edizione II - Capitolo 9 - nel paragrafo “Prescrizioni per la redazione del piano di rischio” si legge “Fermo restando il mantenimento delle edificazioni e delle attività esistenti sul territorio, per i nuovi insediamenti sono applicabili i seguenti indirizzi, in termini di contenimento del carico antropico e di individuazione delle attività compatibili, che i Comuni articolano e dettagliano nei piani di rischio in coerenza con la propria regolamentazione urbanistico – edilizia.”

Il Polo Aeronautico citato è stato autorizzato prima dell'avvento del suddetto Piano di Rischio”?

In tal caso il “mantenimento delle edificazioni e delle attività esistenti sul territorio” è indubbio, anche se (Edizione 2 – Emendamento 7 del 20.10.2011 Capitolo 9 – 9) “Nelle zone di tutela A, B e C vanno evitati:

- insediamenti ad elevato affollamento, quali centri commerciali, congressuali e sportivi a forte concentrazione, edilizia intensiva, ecc... ;

-costruzioni di scuole, ospedali e, in generale, obiettivi sensibili;

-attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale”;

diventa inevitabile rilevare come lo stesso Regolamento ENAC nel paragrafo “ Adozione dei piani di rischio” si evince:

“Il piano di rischio è redatto dal Comune il cui territorio è interessato dalle zone di tutela e, qualora tali zone interessino i territori di più Comuni, il piano è redatto in maniera coordinata.

L’ENAC, ricevuto il piano di rischio dai Comuni, esprime il proprio parere sulla base di valutazioni di tipo aeronautico.

Nelle proprie valutazioni l’ENAC tiene conto dei dati aeronautici che caratterizzano l’aeroporto nello scenario attuale e futuro così come delineato nel piano di sviluppo segnalando le eventuali esigenze di adeguamento.

I cambiamenti significativi di tali parametri, se hanno impatto sui piani di rischio adottati, sono comunicati dall’ENAC ai Comuni al fine di valutare le ricadute sul territorio e di procedere all’eventuale aggiornamento del piano.”

A tale scopo con la “ Valutazione di impatto di rischio (third party risk assessment)” ecco che, e questo potrebbe risultare il caso del Polo Aeronautico di Forlì, si legge:

“In aggiunta ai piani di rischio di cui all’art. 707 del Codice della navigazione, precedentemente trattati, lo stesso codice prevede all’art. 715 la valutazione di rischio delle attività aeronautiche al fine di un suo contenimento. Tale valutazione, effettuata mediante l’uso di metodi scientifici, è applicabile solo ad aeroporti interessati da significativi volumi di traffico.

A tal fine, secondo quanto previsto dal citato art. 715, l’Enac individua gli aeroporti per i quali effettuare la valutazione dell’impatto di rischio e ne comunica i risultati ai Comuni interessati per l’adeguamento delle misure previste nei piani di rischio adottati.” 9 Luglio 2018

Aeroporto Forlì, oltre il PNA e a pochi km da Rimini e Bologna

Voli e collegamenti tra concorrenza e co-marketing! Il Piano Nazionale Aeroporti-PNA, nella più recente formulazione, dopo aver individuato dieci bacini di traffico omogeneo, aver identificato 38 aeroporti di interesse nazionale, con criteri riconducibili al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e all’inserimento delle previsioni dei progetti europei della rete Treanseuropea dei trasporti.

Nel bacino di traffico nazionali del Centro Nord sono elencati gli scali di Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona, ovvero manca la pista di Forlì. Ma tra Forli e Rimini ci sono 60-80 km, tra Forli Bologna, altri 80km. Dopo Ancona e Rimini ecco un bacino di traffico estremamente trafficato di piste civili-commerciali e gestioni aeroportuali. Distanza Forlì e Parma 170 km, Parma a Rimini 196 km, Parma a Bologna 86 km. Nonostante la prossimità del bacino di traffico del Nord Ovest (Milano Malpensa, Milano Linate, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Cuneo) e quello del Nord Est (Venezia, Verona, Treviso, Trieste), quali reali obiettivi di razionalizzazione del settore, sono in realtà perseguiti? I bacini di traffico inquadrati da una analisi prevalentemente “regionale” ritenuta omogenea, sono stati, magari ritenuti riconducibili a criteri e al ruolo strategico, all’ubicazione territoriale, alle dimensioni e tipologia di traffico e alle previsioni dei progetti di traffico al 2030-2050.

Possibile che in questo contesto e prospettiva operativa lo scorso 14 Febbraio ENAC ha emanato un “affidamento in concessione di gestione totale trentennale dell'aeroporto "L. Ridolfi" di Forlì”, una “Procedura di scelta del contraente: 01-Procedura aperta per un importo dell'appalto: € 6.150.000,00.”

Quali ulteriori considerazioni, oltre alle valutazioni sui bacini di traffico e ploicy di co-marketing e concorrenza tra gli scali di prossimità, possono essere poste?

Con un comunicato Stampa n. 2/2018 ENAC precisa a riguardo di un articolo sul “bando di concessione” soprastante.

“Con riferimento ad un articolo di stampa sul bando di gara pubblicato dall’ENAC il 12 febbraio u.s. per l’affidamento in concessione dell’Aeroporto di Forlì, che riporta alcune affermazioni non esatte, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile precisa quanto segue.

Il titolo dell’articolo “ENAC chiede 6 milioni per salvare Forlì” è fuorviante e non corretto rispetto al contenuto del bando, in quanto tale cifra non riguarda eventuali canoni concessori che il gestore dovrà corrispondere all’ENAC.

L’importo di circa 6.150.000,00 euro riportato nella documentazione di gara riguarda il valore finanziario che la concessione della gestione totale di Forlì assume per il potenziale vincitore della gara, sulla base di una stima di traffico coerente con l’attuale capacità dell’aeroporto e della durata trentennale della concessione.

In particolare, tale determinazione è stata fatta ai fini della previsione dell’art. 35 del d.lgs 50/2016 e dell’assolvimento dell’obbligo di contribuzione ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione).

Questo importo, quindi, non riguarda canoni o altre entrate a favore dell’ENAC. Precisiamo, peraltro, che i canoni di concessione che l’ENAC percepirà dalla società che all’esito della gara risulterà affidataria della concessione, sono determinati con meccanismi fissati per legge, connessi al volume di traffico che verrà prodotto sullo scalo e, comunque, sicuramente di un valore finanziario inferiore all'importo indicato come valore della concessione”. 17 Febbraio 2018

Aeroporto Forli, tra il Piano di Rischio e il bando ENAC

Quale scenario per lo scalo a 30-35 km dalla Riviera Adriatica? E’ uno dei quattro aeroporti della Regione Emilia-Romagna con Bologna, Rimini e Parma e le prospettive future nel quadro del Piano Nazionale Aeroporti sono ancora “incerte”. La pista 12/30 di 2410 e 2560metri, con due RESA di 90m x 90m è localizzato a sud-est del capoluogo romagnolo e nord ed est il sedime confina con gli insediamenti residenziali periferici di Forli. Il Piano di Rischio aeroportuale deliberato dal Consiglio Comunale nella seduta del 11 Luglio 2011 non sembrerebbe aver identificato ed inglobato la zona D.

Il sedime aeroportuale risulta contiguo all’agglomerato urbano di Forlì prospiciente alla testata 12 e registra a sud rilievi orografici che forano la superficie conica, che tuttavia, non pregiudicano però la sicurezza delle operazioni di volo. Quale futuro può essere prospettato quando nel documento del Piano di Rischio Aeroportuale - Codice della Navigazione – Parte Aeronautica D.Lgs n° 96/2005 e D.Lgs n° 151/2006

R02 – NORMATIVA COMUNE DI FORLI’ si può, coerentemente, leggere:

Nelle tre zone di tutela del P.R.A. vanno sempre evitati:

- insediamenti ad elevato affollamento;

- costruzioni di scuole, ospedali e, in generale, obiettivi sensibili;

- attività che possono creare pericolo di incendio, esplosione e danno ambientale.

Quale prospettive si possono delineare per l’affidamento della concessione di gestione totale dell'aeroporto di Forlì, dopo il Bando di gara - Settori speciali Direttiva 2004/18/CE del 21/02/2014?

Al momento, tuttavia, dei dieci bacini di traffico nazionale identificato dal Piano Nazionale Aeroporti con 38 aeroporti di interesse nazionale quello del Centro Nord (Bologna, Pisa, Firenze, Rimini, Parma, Ancona) esclude un qualche ruolo per la pista del Luca Ridolfi.

Nelle ultime giornate del Dicembre 2017 una interrogazione a firma del consigliere regionale della Lega Nord Massimiliano Pompignoli, a fronte del contesto soprastante è stata inoltrata alla Giunta Regionale Bonaccini, nello specifico all’assessore ai trasporti Raffaele Donini:

“se abbia notizie certe sulla pubblicazione del bando da parte di Enac per la riapertura e il rilancio dello scalo ‘Luigi Ridolfi’ di Forlì e se, visto l’interessamento di una cordata di imprenditori locali disposti a investire sull’infrastruttura aeroportuale, non intenda sollecitare Enac a indire in tempi brevissimi il bando di aviazione di natura commerciale necessario per far ripartire lo scalo”.

In altro stralcio si annota “Sono mesi che se ne parla dopo la revoca della concessione alla società ‘Air Romagna’ di Robert Halcombe, Enac aveva lasciato trapelare l’intenzione di pubblicare un nuovo bando non oltre la fine dell’anno per non far sfumare l’opportunità di sfruttare la stagione turistica 2018. Tuttavia ad oggi, nonostante l’interessamento di una cordata di imprenditori locali e il sostegno di molte Istituzioni, non ci sono stati progressi e sembrerebbe affievolirsi l’ipotesi che l’aeroporto di Forlì possa avere un suo credibile e futuro piano di sviluppo”.

“Chiediamo alla Regione di dare una scossa ad Enac anche perché il timore è quello di far scappare dall’esasperazione chi, nei mesi scorsi, aveva manifestato interesse a prendere le redini del nostro aeroporto”. 4 Gennaio 2018

Aeroporto Forli, una interrogazione su appalti e handling

Ma alcune note stampa rilanciano la questione: sarebbero coinvolti anche altri aeroporti! L'on. Arianna Spessotto del Movimento 5 Stelle ha presentato la seguente interrogazione:

"Al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Per sapere,

 

premesso che:

come riportato in questi giorni dai principali organi di stampa, su mandato della, Procura di Forlì–Cesena, la squadra mobile di Forlì e la Polizia di frontiera di Forlì e Bologna hanno appena concluso un'inchiesta su alcune imprese aggiudicatarie di appalti per i servizi aeroportuali di assistenza a terra (handling) negli aeroporti di Rimini, Forlì, Bologna e Firenze tra dicembre 2009 e agosto 2013;

nell'ambito della suddetta inchiesta, che ha portato ad effettuare verifiche anche negli scali di Tessera, Milano-Malpensa, Linate e Roma-Fiumicino, sono stati notificati finora, ex-articolo 415 bis, gli avvisi di fine indagine a dieci dirigenti ed ex-dirigenti degli aeroporti di Bologna, Forlì e Rimini, accusati di aver attestato con false dichiarazioni l'idoneità ai servizi di handling di aziende create ad hoc, attraverso la contraffazione dei Durc (Documenti unici di regolarità contributiva) e delle prescrizioni Inps ed Inail;

risultano iscritte nel registro degli indagati, nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa dei servizi di terra, anche tre società, la Giacchieri Service, la Calumet Sas e Servizi integrati Sas della stessa Airport Service Srl, cui vengono contestati reati quali frode nelle pubbliche forniture, falso materiale relativamente al Durc, abuso d'ufficio e truffa ai danni dello Stato per mancati versamenti di contributi Inps-Inail pari a 12 milioni di Euro;

in particolare, tra gli indagati vi sono: Antonio Ferrara, rappresentante legale della Giacchieri Sas, Antonio Bonarrigo e Sabrina Brasi, entrambi procuratori speciali della società; Fabrizio Camilletti, legale rappresentante della Servizi Integrati Sas di Airport Service Srl; Biagio Marinò, ad di AdF SpA (Società di gestione dell'aeroporto di Firenze) fino al 22 maggio 2013; Fabio Castellari, generale dell'Aeronautica in congedo e ex-presidente del cda e legale rappresentante di Seaf (Forlì); Vincenzo Grimaldi, amministratore delegato e procuratore generale di Marconi Handling; Giulio Cornerei, in qualità di dg di Bologna Airport Service Srl. Sono inoltre indagati anche due ex-dirigenti di Aeradria (Rimini), Claudio Fiume e Massimo Masini rispettivamente dg e Presidente all'epoca dei fatti contestati nell'inchiesta;

nell'ambito dell'inchiesta condotta dalla Procura di Rimini sul fallimento della società di gestione aeroportuale Aeradria, sarebbero coinvolti direttamente anche i vertici Enac (Ente nazionale aviazione civile) e i componenti del suo consiglio di amministrazione, cui sono stati notificati, dalla Guardia di finanza, avvisi di garanzia a carico del presidente Vito Riggio e di tre membri del cda: Roberto Serrentino, Andrea Corte e Lucio d'Alessandro;

 

in particolare, ai vertici dell'Enac verrebbe contestato dalla procura nell'ambito dell'inchiesta sul crac di Aeradria, il mancato controllo, perpetratosi negli anni, della situazione finanziaria della SpA riminese oltre all'omessa sorveglianza della situazione inerente i rapporti tra società collegate e casa madre, che avrebbe contribuito a condurre la SpA pubblica verso l'inevitabile fallimento:

se il ministro interrogato sia a conoscenza dei gravi fatti esposti in premessa e quali urgenti iniziative intenda adottare per fare luce sulle irregolarità emerse dall'inchiesta condotta dalla Procura di Forlì in materia di aggiudicazione di appalti per i servizi aeroportuali di handling e sulle presunte responsabilità di Enac per la mancata attività di vigilanza sull'operato delle società di gestione aeroportuale e la relativa autorizzazione dei subappalti". 9 maggio 2014

Forlì, l'aeroporto Ridolfi, alla fine chiude: per debiti, possibile?

E' solo il primo di una lunga serie? Decisivi i costi di gestione e di co-marketing. Oggi 15 maggio 2013 potrebbe risultare una data storica. Un cartello con su scritto "chiuso" per fine attività, forse in attesa di altro avviso di "nuova gestione", come avviene per trattorie e pizzerie e altro, potrebbe davvero avvenire.

ENAC, ente gestore, regolatore e vigilante, potrebbe autorizzarlo dalla mezzanotte di oggi.

La società SEAF è sostanzialmente fallita e non si trova un socio o un acquirente sostitutivo.

 

L'infrastruttura aeroportuale del Ridolfi è il primo scalo del Belpaese dinnanzi a questa situazione. Apparentemente, al momento, senza ritorno.

La pista cittadina, con caseggiati edificati lungo il sentiero ILS, che aveva trovato comitati di cittadini che ricercavano una problematica coesistenza con l'invadente attività aerea (impatto acustico, piano di rischio, ecc.) hanno, inopinatamente trovato una risposta secca alle loro richieste. Lo scalo si ferma, l'attività di volo è bloccata. Lo scalo chiude. Mancano i soldi. Gli amministratori pubblici non dispongono altri fondi per sanare i bilanci rosso cupo degli ultimi anni (2004-2011).

 

Nato nel 1936 solo nel 1957 venne avviata l'attività civile commerciale.

 

Nonostante il polo tecnologico-aeronautico, l'università, l'Accademy ENAV, una scuola di volo (con esigenze di Piano di Rischio, probabilmente ancora da risolvere), causa l'esistenza del passivo della società di gestione, ma sopratutto i rilevantissimi costi di co-marketing per il sostegno ai voli low cost e non, il futuro appare cupo.

La competizione del vicino di casa aeroporto di Rimini e di Bologna (in Regione) rappresentano una ulteriore insidia alle prospettive industriali dello scalo. Il traffico incoming e outgoing è stato saccheggiato dagli scali concorrenziali ed il loro recupero appare arduo (ma sopratutto costoso), anche con scenari di ipotizzate fusioni. 15 maggio 2013

Scali aerei in smantellamento, Forlì tra co-marketing e bilanci rossi

Uno scalo minore, uno scalo regionale, gara deserta e scalo senza futuro? Non è solo l'aeroporto di Forlì a soffrire prospettive incerte. E' solo il primo a fronteggiare senza successo l'affidamento della concessione di gestione totale a investitori esterni.

Lo scorso 25 marzo 2013 alle ore 13.00 è scaduta la gara. Non è stata presentata nessuna offerta per la gestione dell'aeroporto Ridolfi di Forlì: gara è andata deserta.

Il liquidatore di Seal, Riccardo Roveroni: "Enac mi informa che non è stata presentata, nel termine previsto del 25 marzo, alcuna domanda di partecipazione al bando di gara per la concessione della gestione totale dell’Aeroporto L. Ridolfi di Forlì."

 

La crisi gestionale è stata anticipata il 20 marzo dal comunicato della Wizz Air: Informiamo i Signori passeggeri che a partire dal 31 Marzo 2013, la Compagnia Wizz Air non opererà più dal nostro aeroporto. I voli in arrivo/partenza da/per Forlì sono stati spostati sull'aeroporto di Bologna mantenendo lo stesso numero di volo e lo stesso orario. Si pregano coloro che avessero già acquistato un biglietto con partenza da o in arrivo su Forlì nelle date successive di contattare il call centre Wizz Air al numero 899 018 874. Wizz Air provvederà a contattare i passeggeri via e-mail per il cambiamento di operativo.

Cosa accadrà al Ridolfi di Forlì'. Rappresenta solo il primo caso italiano? Quanti altri scali classificati tra quelli regionali e altri si troveranno nella medesima condizioni operative?

Sono aeroporti non classificati tra Core Network (considerati di rilevanza strategica a livello Ue in quanto pertinenti a città o nodi primari. Non appartengono neppure tra gli scali della Comprehensive Network (traffico superiore a 1 milione di passeggeri annui. Non rientra tuttavia neppure tra gli aeroporti con traffico superiore a 500 mila passeggeri annui e con specifiche caratteristiche territoriali. E uno scalo identificato tra gli altri ed i regionali.

 

La storia dell’Aeroporto di Forlì è arrivata a fine corsa?

 

Le vicende del Ridolfi sono di do,imo pubblico e si sostanziano nei bilanci negativi della SEAF (Società Esercizio Aeroporti Forlì) tra il 2004 e la fine del 2010, l’anno nel quale la crisi è stata resa trasparente e si è accentuata il costo delle "amministrazioni pubbliche" partecipate ha evidenziato spese/costi di almeno 40 milioni di euro alle casse pubbliche.

 

Ma per un corretta analisi non siamo in grado di documentare se il finanziamento "pubblico" riguardo il ripianamento dei bilanci negativi e/o i costi sostenuti per l'attività di co-marketing praticata in quell'arco temporale.

 

Certo il sindaco Roberto Balzani, nel corso della trasmissione televisiva “Presa Diretta”, ha sostenuto che ben 18 milioni sarebbero stati a carico della sola amministrazione comunale come contributi di co-marketing e per l'acquisto in blocco dei biglietti delle compagnie low-cost.

 

Un quadro che inquieta e rimanda al parallelo tra l'esperienza forlivese ed i restanti scali italiani. In modo particolare alle società di gestione partecipate dalle amministrazioni pubbliche comunali, provinciali e regionali. 27 marzo 2013

Forli alla ricerca di un rilancio e di un nuovo gestore aeroportuale

Ma è solo il primo caso. Il Piano Aeroporti ne darà origine a molti altri. Certo, lo scalo Ridolfi Forli di SEAF ha una storia del tutto anomala. Almeno al momento, una fase che precede l'adozione del Piano Nazionale Aeroporti. Ma che succederà dopo? Quando gli scali che non rientreranno nell'elenco di quelli Strategici, Primari e Complementari dovranno porsi una questione cruciale: che paga, che finanzia un aeroporto che deve avere prospettare un bilancio positivo?

Nel 2008 l'aeroporto Ridolfi  aveva risolto la crisi con l’azzeramento totale del capitale sociale e con il supporto dei soci. Soci pubblici quali il Comune di Forlì (con il 38%) era intervenuto nella voragine di deficit determinati, probabilmente, anche dal co marketing (e costi accessori) con Ryanair. Dal 2004 i conti comunali avrebbero ammontato a 6 milioni complessivi, poi aumentati di altri 2milioni. Anche la Provincia (10%)sarebbe intervenuta con  630 mila euro.

 

Il trasferimento dei voli a Rimini e Bologna ha, quasi, azzerato le operazioni di volo commerciali.

Il deficit, la crisi gestionale e di prospettive industriali aveva proposta due scenari di rilancio. Il primo   conservativo, con circa 40 MLN € di investimenti ed un pareggio di bilancio al 2020. Il secondo, invece, più incisivo con oltre 100 MLN € di investimenti.

 

Dopo alcuni tentatici, tuttavia, in questi giorni Forlì è impegnata alla presentazione dell'aeroporto:  l' affidamento gestione totale pluriennale dell'Aeroporto 'L. Ridolfi' di Forli'. L'attuale società' di gestione dell'Aeroporto "L. Ridolfi" di Forli' ed i suoi soci organizzano un incontro a Milano in data 23.10.2012 al fine di illustrare ad eventuali partner e/o investitori interessati i punti salienti dell'operazione.

In sostanza il traguardo è la privatizzazione dello scalo.

Ecco quindi il quadro: auspicare l'ingresso di robusti finanziatori, magari anche con managerialità qualificata nel settore,per il rilancio di "un aeroporto di nicchia caratterizzato da rilevanti fattori di flessibilità nel suo sviluppo adattandosi sia ad attività passeggeri che cargo - commerciale, ma anche charter ed aviazione generale, potendo sfruttare un posizione geografica centrale rispetto ad un bacino socio – economico di particolare rilevanza. L’aeroporto è dotato di un buon livello di servizi che ne rendono “easy” l’utilizzo da parte di passeggeri e compagnie aeree, anche low ".

 

Lo scorso 9 ottobre Enac, ha proposto il bando per la gestione dell'aeroporto 'L. Ridolfi' di Forlì. E' stato attivato il Bando di Gara Europeo per l'affidamento della gestione dell'Aeroporto di Forlì.

E' il primo caso di aeroporto italiano in vendita. Dal Piano Nazionale Aeroporti ne scaturiranno molti altri, le amministrazioni pubbliche socie della società di gestione avranno sempre meno risorse per sostenere aeroporti. Sopratutto scali che dovranno verificare bilanci operativi positivi.

 

Le valutazioni e le verifiche di scenari di acquisizione di scali dovranno misurarsi non solo con le potenzialità di uno scalo ma anche con i costi complessivi.

Tra di questi diventerà fondamentale il contesto infrastrutturale, il posizionamento geografico, gli standard aeronautici, il Piano di rischio, la sostenibilità ambientale e territoriale. 22 ottobre 2012