
Un parere del Com.te Renzo Dentesano
Non ch’io intenda occuparmi di armamenti e di cose militari, ma quando accadono certi “scherzetti industriali” di forniture dei predetti … allora sì, specialmente se noto che vanno a scapito della nostra industria aeronautica, fino ad ora spronata a sfornare modelli nazionali di UAS/UAV militari (con ovvi futuri sviluppi d’impiego civili). Finora la nostra Difesa s’era procurata un certo numero di UAV militari, utilizzati per addestramento degli “operatori” in Italia, per poi impiegarli nella sorveglianza dei teatri dove le nostre forze e quelle alleate sono impegnate all’estero.
All’Air Show di Farnborough, il 19 Luglio è stato annunciato da AAI’S Corporation del Maryland (USA) che il Ministero della Difesa italiano, firmando un contratto di acquisto di quattro nuovi Unmanned Aircraft Systems, denominati “Shadow 2 type 4.7 completi di rampe di lancio mobili e di sistemi di controllo e guida remota, acquisirà all’estero questo tipo di piattaforme d’arma e da ricognizione.
Lo Shadow 2 in verità, viene prodotto da AAI’s Corporation che dal 2007 è stata acquisita come sussidiaria dalla TEXTRON Sistems Corporation, industria impegnata in molte forniture belliche. Con questo contratto il MoD italiano diviene il secondo acquirente di questa specie di aeroveicolo, senza pilota a bordo, dopo la Svezia, che aveva già acquistato due esemplari.
Il tipo ordinato dalla Difesa italiana adotta una nuova ala allungata che migliora l’autonomia operativa da 6 a 9 ore di volo, rispetto alla versione fornita alla Svezia, simile a quella adottata dal Corpo dei Marines USA, che lo adoperano fin a dal 2002, con la designazione militare di “RQ-7 – Tactical Unmanned Aircraft System – TUAV.
Adesso il Ministero italiano dovrà definire i propri requisiti in termini di collegamenti in “data-link” (trasmissione di dati digitali per via elettronica o satellitare), affinché la prima consegna possa avvenire nel mese di Ottobre 2011.
L’A. M. italiana, che utilizzava da sempre dei “drones” (aeroplani bersaglio teleguidati) Mirach costruiti dall’italiana Meteor, nel 2002 firmò un contratto con la ditta statunitense General Atomics Aeronautical Systems per la fornitura di un certo numero di UAV militari “Predators A” con consegna a partire dal 2003. Il Predator A, in uso presso l’USAF fin dal 1995, con la denominazione di RQ-1/MQ-1 (da ricognizione il primo, armato di missili il secondo) è un Unmanned Aerial Vehicle – UAV a lunga autonomia, da media altitudine operativa (tangenza massima 7.500 m, da sorveglianza del territorio e da ricognizione tattica, del peso massimo di 1.000 Kg, con possibilità di carico bellico esterno di altri 500 Kg oltre ai 400 di carico utile interno, dotato di motore a pistoni della potenza di 100 CV ed elica propulsiva. L’A. M. italiana ora impiega la sua flotta di Predators denominati “Plus –A” oltre che in spazi aerei o corridoi aerei riservati nazionali, anche nei teatri in cui sia presente un contingente italiano.
Sulla base di questi impieghi presso le Forze Armate italiane, anche l’industria aeronautica nazionale ha ritenuto opportuno iniziare con propri progetti originali.
Nascono così, almeno per quanto riguarda “Alenia Aeronautica” del Gruppo industriale Finmeccanica, due prototipi di UAS:-
- il primo denominato “Sky X” vola dal 2005 nei test di prova effettuati in Svezia, è propulso da un turboreattore e raggiunge la velocità massima di 648 Km/h ed una tangenza di 7.620 m, ha 1 ora o 700 km di autonomia, sia a controllo remoto che in modalità di volo automatica e si propone come ricognitore tattico e di controllo del territorio. La lunghezza è di 7 m per 6 m circa di apertura alare, peso massimo di decollo 1.200 Kg e carico utile di 200 Kg, sviluppabile come UCAV (Unmanned Combat Air Vehicle), che è il giusto ridimensionamento per definire questi “mezzi-aerei”;
- il secondo denominato “Sky Y” vola dal 2007 (stessi test del primo) ed è indicato di categoria “MALE” che sta ad indicare la sua utilizzazione come “Medium Altitude Long Endurance” UAV, in specializzazione di controllo del territorio con il sensore elettro ottico che ha in dotazione, con trasmissione dei dati rilevati (data-link) per via satellitare. Questo ha una lunghezza di 9,72 m, un’apertura alare di 9,93 m, un peso massimo al decollo di 1.200 Kg, propulso da un motore diesel modificato con elica propulsiva e presenta una autonomia di ben 14 ore con i 250 kg di capacità del suo serbatoio e tangenza massima di 25.000 piedi =7.620 m. Anche questo è in grado di trasmettere i dati rilevati in volo con trasmissioni digitali ed elettronico/satellitari e può essere impiegato sia in modalità di controllo remoto che in quella con programma automatizzato.
Dunque, a ben vedere, sembrerebbe che le caratteristiche del secondo UAV di costruzione nazionale sia molto simile per impiego (e prestazioni) a quelle del nuovo acquisto “Shadow 2.
Ed allora la domanda più che legittima è la seguente: quale Forza armata impiegherà questo nuovo UAV? E soprattutto:- ma come, il prodotto dell’industria italiana non era proprio adatto all’impiego previsto per il prodotto straniero ?
Ogni anno, a Febbraio, mi risulta che l’Agenzia di stampa specializzata del settore aeronautico premia invariabilmente sia l’industria produttrice Alenia-Finmeccanica che l’A. M. italiana proprio per l’attenzione che dedicano alla costruzione ed all’impiego dei prodotti aeronautici nazionali. Ci sarà qualcuno del Ministero della Difesa che saprà chiarire quanto chiedo, in maniera che i lettori possano giudicare ?
Non vorrei che tutto rimanesse un mistero come succede con lo studio per il “piano nazionale per gli aeroporti”, ben custodito al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.