
Il 15 Agosto, in Afghanistan, si è verificata la prima aero-collisione che sia stata resa ufficialmente nota fra un Unmanned Aircraft System – UAS –ed un aeromobile con equipaggio a bordo e più precisamente tra un AAI RQ-7 “Shadow” ed un “Lockheed C. 130 “Hercules” dell’USAF, in volo dichiarato cargo.
L’UAS coinvolto è uno “Shadow” utilizzato dal Corpo dei Marines e da USA Army, che, a seguito della collisione è precipitato al suolo senza causare danni in superficie.
Trattasi d’un aeroveicolo a corto raggio utilizzato per la ricognizione tattica sul campo di operazioni ed utilizzato pure come “marca-bersagli” Laser, che viene lanciato in volo da un sistema di catapulta trasportabile. Pesa al massimo <560 Kg al decollo ed è propulso da un’elica spingente collegata ad un motore rotativo da 38 c. v. che gli permette un’altitudine di tangenza massima di 4.600 m ad una velocità massima di 220 Km/h di crociera di 170 Km/h circa.
Il quadriturboelica C. 130 Hercules è stato costretto ad un atterraggio d’emergenza “in una base operativa avanzata” del teatro afgano a causa dei danni riportati dal bordo d’attacco dell’ala sinistra, tra le gondole delle due turboeliche di quel lato e dalle quadripale di entrambe le eliche.
Ovviamente, in questa sede ce ne interessiamo non tanto per il fatto che ha interessato due mezzi militari appartenenti a differenti corpi armati degli USA – ma perché s’era annunciata una collisione dell’UAS che sarebbe finito contro l’aeromobile cargo. Questo evento ha scatenato subito una diatriba tra le forze di terra (Army e Marines) e l’aviazione militare statunitense, risolta dall’intervento degli investigatori incaricati, i quali han dovuto precisare che non s’era trattato d’una collisione attribuibile all’aeroveicolo, quanto piuttosto d’un vero e proprio “tamponamento in volo” del RQ-7 da parte del quadriturboelica dell’USAF, che lo avrebbe investito raggiungendolo da dietro.
Infatti, mentre inizialmente l’USAF aveva semplicemente comunicato l’avvenuto atterraggio d’emergenza dell’Hercules a causa della collisione con un UAS, tanto che su in sito web specializzato era stato pubblicato che il C. 130 appariva esser stato urtato dallo Shadow, da parte di Esercito e Marines s’è tenuto subito a precisare che «lo Shadow si trovava in volo nella posizione prevista, sul prolungamento asse pista dell’aeroporto, in circuitazione a 4.500 ft di altezza (1.372 m), cioè dove era stato indirizzato dal “controllo del traffico aereo tattico”, quando il C. 130 lo ha investito, mentre l’Hercules non avrebbe fatto ciò che prescrivono le procedure e non si trovava dove i suoi piloti ritenevano di essere»!
Comunque la prima notizia della collisione attribuita allo UAS ha subito messo in agitazione la potente AUVSI – Association for Unmanned vehicle Systems Internaztional – lobby internazionale costituita tra i costruttori di UAS di tutti i Paesi produttori di questi aeroveicoli. Alla vigilia, oltretutto, dell’inaugurazione di un evento espositivo di risonanza mondiale, programmato a Washington per il giorno successivo e dove la Federal Aviation Administration, che gestisce tutto lo spazio aereo degli Stati Uniti per tutti i voli civili e militari era in procinto di pubblicare nuovi standard (molto meno restrittivi) per l’utilizzo in volo degli UASs.
L’AUVSI s’è affrettata a sottolineare che comunque l’evento del 15 Agosto è avvenuto in un teatro operativo bellico e che non coinvolgeva la responsabilità dell’aeroveicolo o meglio del suo manovratore.
D’altronde – si è commentato ancora – nessun aeroplano, pilotato da esseri umani a bordo o senza alcun pilota a bordo, è attualmente in grado, dalla tecnologia esistente, di avvertire e di evitare il pericolo d’una collisione da parte di un altro aeroplano che lo raggiunga da tergo. Personalmente avrei da obiettare a questo commento, in quanto mi risulta che la tecnologia è in grado di fornire dei sistemi in grado di avvertire gli aeroplani bellici dell’avvicinarsi della minaccia da parte di missili telecomandati, tanto da consentire il rilascio dei famosi “flare” (fuochi pirotecnici) capaci di sviare con il loro calore la testa cercante del missile in arrivo. Ricordo che tale tecnologia era stata offerta anche agli aeromobili civili da trasporto passeggeri ai tempi in cui si temeva fortemente di attentati con armi da lancio missilistiche da spalla vicino agli aeroporti civili internazionali, ma che il costo fortemente penalizzante ne aveva allontanato l’adozione.
Si è pure commentato che gli UAS, di tutte le dimensioni, hanno effettuato milioni di ore di volo sia in Iraq che in Afghanistan, però con risultati di sicurezza del volo piuttosto eterogenei e che comunque non si è registrata alcuna perdita umana legata al loro impiego e riferibile a collisioni in volo tra aeromobili senza pilota a bordo ed aeromobili con pilota.
Dunque … niente prima volta per un UAS d’aver perso la sua verginità per una collisione in volo attribuibile alla sua condotta.
Ma rimane pur sempre la fallibilità di qualunque sistema che sia progettato o manovrato da un essere umano ! È nella natura umana !