
Dopo il “brutto colpo” per la tecnologia degli UAS/UAV degli USA con il caso iraniano i cui sviluppi sono forse ancora “in fieri”, il periodo negativo per essi non si placa con la notizia che stavolta un altro drone, un PQ-9 “Reaper” (motore a pistoni, elica posteriore propulsiva) è precipitato, o per guasto tecnico o per errore da terra del “manovratore”, durante la fase d’atterraggio all’aeroporto di Mahe dell’arcipelago delle Seychelles, dove da un paio d’anni è stata collocata una base aerea USA, dotata anche d’un reparto di UAV (aeroveicoli a pilotaggio remoto).
Nel frattempo in Italia, l’ANSV dà notizia d’aver aperto un’investigazione tecnica sull’uscita di pista di un APR - Aeromobile a Pilotaggio Remoto – come è stata denominata questa categoria di droni, comandabili a distanza, dal nostro Parlamento così istruito a fare da interessi di parte, non ultimi quelli militari.
L’incidente, che ha comportato ingenti danni all’aeroveicolo, è avvenuto il 28 novembre sull’aeroporto civile di Cuneo.
In questo si tratta di un prodotto aeronautico italiano, costruito e gestito da Alenia Aeronautica, denominato appunto “Sky Y”, immatricolato I-RAIC, come fosse un qualsiasi velivolo dell’Aviazione Civile e quindi indistinguibile dagli altri aeromobili, pur non avendo alcun pilota a bordo, ma la cui manovra era affidata a qualcuno che lo manovrava a distanza, sia in linea ottica che con telemetria, financo satellitare, ma sempre affidato solo e soltanto all’integrità delle comunicazioni e del data-link.
Abbiamo anche appreso dalla stampa che: «Per la prima volta tre aerei senza pilota – lo Sky Y di Alenia Aeronautica, il Falco di Selex Galileo ed il piccolo C-Fly della Nimbus – hanno operato nello stesso spazio aereo, in un’area di volo su terra che non è un poligono militare e decollando da un aeroporto civile, per compiere una missione di monitoraggio del territorio per scopi civili, tra Levaldigi (CN), Benevagienna (CN) e Torino in Piemonte, dimostrazione conclusiva del progetto di ricerca SMAT F1 – sistema di monitoraggio avanzato del territorio».
Dunque un periodo di missioni di volo svolto con l’evidente supporto della Regione e ottenuto grazie anche al coinvolgimento di ENAC ed ENAV per definire e svolgere le attività necessarie a dotare l’area individuata dei requisiti di sicurezza e per ottenere il permesso a volare all’interno della stessa, anche se non sono stati pubblicati particolari né sulle norme stabilite per questi voli e nemmeno la loro altitudini/altezze massime sul terreno sorvolato durante tali operazioni. A conclusione delle quali l’Amministratore delegato di Alenia Aeronautica ha dichiarato: «Il grande successo e l’unicità della dimostrazione conclusiva del programma SMAT F1 è un concreto e avanzatissimo risultato raggiunto dalla ricerca nel comparto dei velivoli senza pilota (UAV) e delle loro applicazioni che merita certamente sviluppi immediati. Rappresenta un simbolo della positiva collaborazione tra le eccellenze industriali come Alenia Aeronautica, SELEX Galileo e Nimbus, della collaborazione tra pubblico e privato e delle attività di ricerca del territorio piemontese. Queste forme di collaborazione in ambiti di ricerca tecnologica, se opportunamente perseguite e focalizzate allo sviluppo di prodotti, possono rappresentare una fondamentale chiave di volta per la competitività e l’eccellenza del comparto industriale aeronautico italiano sui mercati europei e mondiali».
Come a dire questa industria nazionale punta tutto su una tecnologia ancora in fieri, nella quale solo un “manovratore” (perché “Senza Pilota” significa senza una persona qualificata e brevettata a dirigere le manovre dell’aeroveicolo), questi è affidato in tal caso solo ai comandi che gli provengono dalla stazione a terra dove agiste il manovratore tramite telecomando diretto o per via satellitare oppure con la tecnologia delle memorie di volo preprogrammate. Ma mi sembra che né l’una né l’altra alternativa di guida e comando sia finora scevra da problemi, dei quali il più grave da risolvere prima di consentire l’accesso di questi droni al cielo comune ai velivoli dell’Aviazione Civile internazionale, continua ad essere quello della capacità di “percepire ed eludere” altro traffico potenzialmente pericoloso per le rispettive traiettorie di volo. E non è certo che con missioni di sorveglianza del territorio che questo genere di problemi possa venir risolto, anche con tutta la fiducia accordata per tale tipo di progetto da ENAC ed ENAV sul suolo nazionale.
Comunque anche questo episodio dell’aeroporto di Cuneo non fa altro che evidenziare l’equivoco sancito dal Legislatore italiano con la nuova regolamentazione nella Parte Aerea del Codice della Navigazione dove è ormai indistinguibile se un aeromobile (come s’è voluto denominare anche gi aeroveicoli) sia o meno pilotato e gestito da un uomo in volo o a terra oppure da un computer debitamente programmato, ma anch’esso non immune da errore, quanto meno di programmazione, oltre che di capacità di “percepire ed eludere”.
Se questa è ancora sicurezza … lascio al lettore decidere.