mercoledì 14 dicembre 2011 08:24 Età: 157 days

Fallimento degli “Skunk Works” ?

Categoria: Aviation topics, Cpt Dentesano, Safety Security , Archivio, Dossier, Incidenti aerei, Piani di rischio, Std ICAO ENAC, Flotta militare

 

A cura del Com.te Renzo Dentesano

Nel lontano 2007, a proposito di UAS/UAV, abbiamo appreso la seguente notizia:-« A stealthy Unmanned Aircraft System developed by Lockheed Martin’s Skunk Works division has secrety joined the US Air Force inventory» e cioé che l’UAV “invisibile ai radar” RQ-179 “Sentinel” era entrato in servizio nei ranghi dell’USAF e in seguito qualche unità era stata inviata in Afghanistan per tener sotto sorveglianza quei teatri operative come il Pakistan ed in parte l’Iran con le sue mire atomiche. La sua natura di ricognitore d’alta quota (fino a 50.000 piedi – 16.500 m) ed il suo equipaggiamento con sofisticati sensori e la possibilità di memorizzare e trasmettere dati, è andato a sostituire il più noto U-2 pilotato.

 

La dizione “Skunk Works”, piuttosto gergale, nasce proprio in Lockeed fin dal 1943, quando, su ordine della Casa Bianca, si radunò questo team  di tecnici  guidati dal noto progettista Clarence “Kelly” L. Johnson - padre del primo aero a reazione da combattimento statunitense, il Lockheed F. 80 “Shooting Star” -   che nel giro di 150 settimane sfornò il progetto completo del citato reattore per contrapporlo ai primi reattori tedeschi che decimavano gli stormi dei bombardieri inviati a colpire la Germania nel cuore della sua potenza industriale.

 

Confesso quindi che la mattina del 7 Novembre nell’apprendere la notizia del “dirottamento informatico” realmente avvenuto di questo modernissimo e sofisticatissimo “UAS stealth” da parte della difesa antiaerea iraniana, per un momento mi son sentito non dico più intelligente ma senz’altro più preveggente dei Capi del Pentagono e perfino dell’attuale team degli ”Skunk Workers” della Lockheed, riferendomi a quanto avevo avuto l’ardire di disquisire in alcuni miei articoli sugli UAS/UAV, non tanto per “Tempi difficili per gli UAV/UAS” del 7 Dicembre, quanto per il precedente “Virus informatico  colpisce gli UAV/UAS” del 23 Novembre di quest’anno. Certo che arrivare al punto di dover ingoiare il rospo di vedere la televisione iraniana che presenta un RQ-170 pressoché intatto ed a quanto pare zeppo di dati raccolti oltre che della propria tecnologia non solo “stealth” deve essere stato un brutto colpo per il Pentagono  e per il Governo degli Stati Uniti. E non solo questo, perché gli iraniani hanno presentato all’Ambasciata elvetica a Teheran una nota di protesta da inoltrare al Governo USA (che non ha rappresentanza diplomatica in Iran) sia per pretesi danni causati dal drone, che, e soprattutto,  per la violazione della sovranità del loro spazio aereo in quanto l’UAS sarebbe stato intercettato, dirottato e costretto all’atterraggio con interferenze puramente elettronico-informatiche superiori alla misure anti-interferenze sicuramente installate a bordo del “Sentinel” .

 

Dunque, quella che sembrava essere (perchè come tale veniva spacciata) la panacea nel campo delle costruzioni aeronautiche militari, la “tecnologia Stealth” ed nel campo dell’aviazione (o “aeroveicolazione” ?) civile e militare la tecnologia delle comunicazione protette e cifrate in “data link”, sia in linea ottica diretta che per via satellitare a lunga distanza, risultano entrambe essere rispettivamente percepibili e/o violabili e soggette ad interferenze esterne. Avremo forse dall’ONU o dall’ICAO un nuovo trattato internazionale anche su questo tipo di “interferenze” ? Con relative perquisizioni “corporali di quei “corpi veicolari” che vanno in volo sotto il nome di UAS/UAV ?

 

Insomma, a mio parere, quello che era il concetto fondamentale delle operazioni sia civili che militari con gli “Unmanned Aircraft Systems”, quello della sicurezza dell’inviolabilità della catena di “comando e controllo” avvalendosi di comunicazioni supersicure, criptate o meno, ma provenienti soltanto dalla stazione madre a terra oppure dalla memoria preprogrammata di bordo, sembra aver perso completamente la propria affidabilità con questo episodio iraniano, probabilmente reso possibile da tecnologie o russe o cinesi, inattese ed insospettate finora.

Infatti, secondo fonti militari statunitensi il drone RQ-170 – Sentinel –sarebbe stato sempre difficile da intercettare (o meglio da “tracciare” con i radar e da interferire con misure di guerra elettronica) e quindi impiegato in missioni di spionaggio elettronico di particolare importanza e delicatezza, come ad esempio quelle della sorveglianza dei siti atomici iraniani o nell’operazione, documentata in diretta televisiva dei Navy Seals nel rifugio segreto di Obama bin Laden, in Pakistan.

 

Comunque sia, questo episodio nei cieli iraniani che mette in discussione tecnologie finora ritenute non solo portentose, come quella dell’invisibilità dei velivoli “stealth” da parte dei radar, ma addirittura di quelle superprotette e sicure delle telecomunicazioni perché criptate ed inviate via data link satellitari, fanno vacillare non soltanto le certezze di supremazia militare in tema di tecniche e tecnologie applicate ad “aeroveicoli” con missioni segrete sia di sorveglianza che di offesa con missili da compiere “dietro le linee” dell’avversario, ma … personalmente mi fanno pensare alla possibilità che esistano gravi infiltrazioni spionistiche fin nel cuore stesso dei luoghi di progettazione o in quelli operativi e di programmazione delle missioni delle Forze armate degli USA e/o degli Alleati NATO che operano nello stesso scacchiere.

 

Questa volta spero davvero di sbagliarmi non tanto nelle analisi del fatto, quanto nelle conclusioni che riguardano le violazioni spionistiche nel sistema della difesa o degli interventi di pace delle Forze delle coalizioni occidentali schierate in diversi punti del vicino e del medio Oriente.

Ma anche in questo caso non rimane che aspettare … e star a vedere quello che accadrà da qui in avanti, in questi tempi di crisi globale.