
Da una notizia di stampa apparsa su di un quotidiano nazionale, tra una cronaca d’una notizia di una scimmia che fuma ed una di attualità, spacciata sotto il titolo di “Studi in corso”, dilettantescamente tradotta dall’inglese, abbiamo appreso che: «”Il nuovo aereo senza pilota sarà copiato: lo ha inventato [sic !] un insetto”, frutto delle ricerche condotte dal Vision Centre e dal Brain Institute dell’Università di Queensland» in Australia.
La realtà però è alquanto diversa, per chi conosce l’inglese e capisce qualcosa di aeronautica. Infatti su di un sito tecnologico aeronautico internazionale la notizia rilasciata in Australia (malamente interpretata dal giornalista), appariva ben diversa fin dal titolo e dal relativo sottotitolo e cioè:- «I robot imitano le api da miele per i voli acrobatici degli aeroplani. Le api hanno insegnato ai ricercatori come guidare gli aeroplani nelle evoluzioni di complesse manovre di volo». Laddove, tanto per intenderci, sotto il vocabolo usato - “robot” – si intendeva riferirsi a quella parte dell’automazione di bordo degli aeromobili conosciuta con il nome e con le funzioni di “Autopilota”, sui moderni aeromobili facente parte d’un sistema governato da un apposito computer, noto come “Gestione automatica del volo - FMC”.
Ma ecco invece la vera essenza di questa importante applicazione tecnologica, data ormai per realizzata e provata, resa possibile da recenti approfonditi studi scientifici concernenti il modus di percepire certe informazioni provenienti da stimoli visivi e perfino propriocettivi (come ad esempio, quelli avvertibili dal fondo dei pantaloni, per i piloti di aeroplani) per controllare, guidare e far impostare certe azioni agli aeroplani sotto il loro comando, trovandosi magari a testa in giù (tanto per dare un’idea). Ora avendo osservato che le api studiate mantengono l’apparato visivo sempre orientato verso la direzione di avanzamento del loro moto, anche quando il volo non è rettilineo, i ricercatori australiani sono venuti alla determinazione di studiarle e di imitarne la proprietà visiva.
Dunque gli scienziati australiani avrebbero realizzato un succedaneo all’azione di comando impartita dall’essere umano agli UAS/UAV (al momento), apprendendo ed applicando certe proprietà tipiche delle api, gli industri imenotteri ai quali si sono ispirati nelle loro ricerche.
Questi scienziati sarebbero infatti riusciti a sviluppare un nuovo tipo di autopilota, in grado di guidare gli aeromobili perfino in complesse manovre acrobatiche ovvero anche di controllo e gestione degli eventuali “assetti inusuali” degli aeromobili, riferendo le percezioni di controllo del pilota o del “manovratore di UAS/UAV” proprio come fanno nel loro volo le api. Insomma avrebbero realizzato un modo tale che siano gli stessi aeroplani ad auto controllare la loro posizione ed il loro assetto nello spazio aereo rispetto all’orizzonte, anche nelle evoluzioni più estreme come quelle acrobatiche, che includono la “gran volta” (looping), la vite verticale ed orizzontale (tonneau) e le virate acrobatiche; il tutto con rapidità, destrezza e precisione.
Insomma, con le corrette informazioni circa i dintorni dell’ambiente ricavati in un tempo infinitesimale, l’aeroplano potrà raggiungere gli scopi della missione - sostengono a tutto campo il Professor Mandyam Srinivasan, capo del “Queensland Brain Institute - QBI” ed il ricercatore Mr. Thurrowgood del “Vision Centre”, incaricato della ricerca coronata da successo.
Il sistema così descritto – sostengono gli australiani – richiede infatti il tempo di un millisecondo per percepire e misurare la posizione relativa all’orizzonte e pertanto è più rapido nel calcolare la propria posizione spaziale e molto più accurato nell’individuare l’assetto di quanto possano essere gli attuali giroscopi inerziali installati sui moderni aeroplani, i quali, per quanto più precisi di quelli elettromeccanici d’un tempo, tuttavia soffrono degli errori di precessione giroscopica che vanno accumulandosi nel tempo di funzionamento. Ed aggiungono che, a seguito di prove di volo effettuate in ambiente reale, un piccolo UAS ha eseguito tre manovre acrobatiche ed un perfetto atterraggio, conseguendo sempre una corretta identificazione dell’orizzonte. Che il sistema funzioni è provato anche da due evidenze inconfutabili – sostengono ancora gli scienziati australiani - l’aeroveicolo non è precipitato e l’identificazione dell’orizzonte conseguita è stata uguale a quella misurata da noi stessi.
Così, il nuovo sistema (se sviluppato industrialmente) al posto dei giroscopi propone delle semplici telecamere a bassa risoluzione, fornite di lenti simili agli occhi delle api, che consentono una visione totale a 360 gradi. Due telecamere sarebbero piazzate sul fronte dell’aeroplano, una per ciascun lato, e le loro immagini dovrebbero consentire all’autopilota dell’aeroplano (o meglio all’automazione di bordo) di formarsi una propria rapidissima “visione” spaziale dell’ambiente esterno in cui si trova, con immediato riferimento a quella che è appunto l’indispensabile “linea di riferimento dell’orizzonte naturale”.
Va infine detto che il QBI dell’Università del Queensland è uno dei più grandi Istituti al mondo orientato alla ricerca della comprensione del meccanismo che sovrintende alle funzioni cerebrali.
Allora, tutto bello e tutto buono?
Nel mio inguaribile scetticismo circa i sistemi automatizzati troppo complessi e non in grado d’esser facilmente “interpretati” dagli esseri umani di media levatura cerebrale, nel leggere la notizia mi son subito posto una domanda, a cui temo di non aver saputo dare una risposta.
La domanda è la seguente:- Ma le api volano anche in IFR? Laddove con l’acronimo “IFR” intendo porre il problema, per chi non sia del mestiere:- Ma le api volano anche quando la visibilità è molto scarsa, in qualsiasi condizione meteorologica, ad esempio, anche dentro le nubi? Inclusa la nebbia, il nevischio, i rovesci di pioggia, la polvere o le tempeste di sabbia? Francamente, non ho mai visto volare un’ape neppure quando pioviggina e la visibilità fosse di alcune centinaia di metri almeno, pur avendole viste invece operosamente al lavoro sui boschetti di tigli e di altre piante con fiori molto dolci quando non piove.
Da questa riflessione, da “ammalato” di problemi aeronautici in generale e da quelli della sicurezza del volo nei confronti degli aeroveicoli che tentano vigorosamente la scalata del “cielo comune” all’Aviazione Civile, sotto la spinta dei loro costruttori ed utilizzatori sia militari che civili, pongo questa domanda a chi ne sostiene ad oltranza la legittimità del loro ingresso incondizionato (ovvero non segregato) nel “cielo comune o open sky” che dir si voglia:- Il sistema del “Vision Centre” australiano, se adottato sia sugli UAV che sugli aeromobili dell’Aviazione Civile, specialmente su quelli commerciali, in sostituzione dei giroscopi attuali per i riferimenti di assetto dei velivoli, funzionerà sempre, anche in visibilità scarsa o ridotta?
Ai … posteri … l’ardua sentenza. Speriamo soltanto che sia sufficientemente pristina, tanto da evitare possibili errori o false illusioni del tipo … “toccasana” !