
Nei primi quattromesi del 2011 il Treviso Canova, solo di voli civili - commerciali (dei voli militari purtroppo non si hanno mai notizie) ha registrato con 6.878 movimenti un incremento - sullo stesso periodo 2010 - pari a 19.2%. Con 731.069 passeggeri, invece, una crescita del 33.8%.
Numeri davvero esaltanti per gli esercenti aeroportuali.
Se aggiungiamo che il numero medio dei voli/mese è prossimo a 2000 movimenti con oltre 200mila passeggeri ecco evidenziato, da un lato l'incremento in corso, a fronte dei vincoli e limiti posti dalla VIA negata del 2007 e di quella del 2011, dall'altro il probabile superamento dei numeri del 2010.
Perciò, nonostante il blocco dei voli dal 1 giugno fino al prossimo 30 settembre (quattro mesi tondi) per i lavori di rifacimento della pista, insediamento della strumentazione ILS di II categoria ed altro, per una spesa di 18 milioni di euro, le aspettative e le ricadute extraeroportuali in termini acustici e di impatto ambientale, probabilmente, persisteranno.
Il rifacimento dell’impianto di illuminazione per l'atterraggio (CALVERT ecc.) consentirà l'avvicinamento alla pista con una visibilità di 300 metri di RVR (Runway Visual Range).
I voli che dirottavano all'aeroporto alternato (Tessera, Ronchi ed altro) con una visibilità inferiore a 550 metri RVR potranno, quindi operare sul Canova.
Ma cosa accadrà in questi quattro mesi di fermo operativo? Di assenza di voli?
Forse ARPA Veneto e/o qualche organismo equivalente attrezzerà il circondario aeroportuale con centraline di rilevamento acustico ed atmosferico per monitorare l'impatto sonoro e gassoso senza aeromobili?
Certo, in un Paese nel quale gli organismi a tutela e salvaguardia delle popolazioni e dell'ambiente sono fondamentali, l'iniziativa sarebbe scontata? Obbligata. Consentirebbe, infatti, un inedito ed inusuale quanto straordinariamente efficace sistema comparativo di controllo.
Tra la fase operativa, di pieno utilizzo aereo dello scalo, e quello di fermo e blocco dell'attività.
Succederà?
Non serve un monitoraggio integrale e continuativo. Basterebbe un spot occasionale. In diverse condizioni meteo ambientali. Nell'arco diurno e notturno. Lo faranno?
Speriamo. Ma non ci crediamo troppo. Il rischio più grande è un'altro, lo scenario che immaginiamo è il seguente: il monitoraggio viene attuato, ma poi, dopo la comparazione, non viene divulgato ai cittadini dell'intorno aeroportuale.
Magari rimane uno straordinario documento d'indagine scientifica/accademica. Riservata a pochi e, sicuramente utile, per i posteri.