
La formula con la quale organismi pubblici territoriali deliberano finanziamenti co marketing alle low cost è sostanzialmente il seguente:
"Gli interventi di cui al presente protocollo sono finalizzati allo sviluppo del settore del turismo ed al suo posizionamento competitivo quale fattore produttivo di interesse nazionale, onde consentire la realizzazione di progetti di eccellenza per lo sviluppo e la promozione del sistema turistico nazionale, nonché il recupero della sua competitività sul piano internazionale."
Ecco quindi che, talora, si legge che possono essere ammessi a finanziamento. nella misura del 90 per cento della spesa a carico del Dipartimento, progetti relativi, fra l'altro, a:
"attività di commercializzazione e di promozione integrata finalizzate allo sviluppo e alla promozione del sistema turistico nazionale così come individuato per circuiti turistici di eccellenza; spese per lo sviluppo e la promozione attraverso le nuove tecnologie, i progetti ad impatto mediatico, quali pubblicazioni o audiovisivi e quindi lo strumento televisivo in generale, comprensive delle spese di realizzazione e primo avviamento dei progetti, dell’offerta turistica Italiana e del sistema Italia, in particolare sui nuovi mercati di provenienza della domanda turistica."
In tal modo viene dato mandato alle competenti strutture regionali, di predisporre e presentare nei tempi previsti dal protocollo d’intesa relativi.
Notizie stampa hanno sostenuto come nel corso del 2005 nel BelPaese siano stati spesi, circa, 400 milioni di euro per sostegni alle low cost.
Nel frattempo il ventaglio delle aerolinee interessate si sarebbe allargato a vettori regolati.
Non solo le low cost, dunque sarebbero beneficiari di supporti co - marketing ed equivalenti.
A quanto ammontano i costi a sostegno dei voli nel 2011? Qualcuno sostiene a 1.5 - 2 miliardi di euro/anno con tendenza a rapida crescita, per vari motivi.
L'indubbie ricadute dirette ed indirette sull'indotto aeroportuale, sul turismo, sono un valido motivo per gli amministratori locali, nel proseguire una politica che sicuramente migliora l'economia allargata di un territorio. Anche quando l'incoming turistico - con breack even e load factor non competitivi - è risicato rappresenta comunque un'indubbio vantaggio.
Nonostante la rilevanza e lo sproposito costo sostenuto.
Pochi sembrerebbero tuttavia porsi alcuni interrogativi elementari.
Il rapporto costo benefici è davvero positivo? Probabilmente solo in termini di immagine.
Non sarebbe meglio alimentare i voli di un'area senza ricorrere, costantemente, al supporto/incentivo ai voli? In definitiva il ruolo di un vettore aereo, la sua capacità imprenditoriale non dovrebbe interpretare i vantaggi correlati ad un bacino di traffico - turistico, commerciale, merci - esistente per ricavare utili piuttosto che "parassitariamente" sviluppare attività aerea?
All'ordine del giorno comunque, in questo quadro di potenziamento dei voli in regioni ed aree, spesso periferiche e non favorite (anche nel caso di scali prossimi ma secondari a città metropolitane) escluse dal mercato, è il costo unitario degli accordi co marketing e similari.
Se, come ha sostenuto un quotidiano nel recente periodo, uno scalo ha sottoscritto un accordo pari a 6 euro a poltrona/passeggero è possibile che uno scalo del medesimo bacino di traffico abbia firmato un accordo di 15-16 euro per poltrona/passeggero? E con lo stesso vettore?