venerdì 23 agosto 2013 10:29 Età: 335 days

Amianto anche nelle aerobasi AMI, di Rivolto, di Villafranca e di altre?

Categoria: Aeroporti, Altri scali, Aerobasi, Safety Security , Pubblicazioni, Archivio, Ambiente, Piani di rischio, Std ICAO ENAC, Comitati

 

Dopo la Marina Militare tocca all'Aeronautica Militare Italiana

Non è comunque una novità. La scora primavera la Corte dei Conti dell'Emilia Romagna aveva già sentenziato a favore di un soggetto  esposto all'amianto nel corso dell'operato di addetto alla manutenzioni antincendio, in Aeronautica.  La pensione del ricorrente dovrà essere rivalutata per l'esposizione all'amianto. Per l'eventuale malattia asbesto correlata. La materia è ben documentata dall'Osservatorio Nazionale sull'Amianto

 

L'aerobasi interessate erano quelle di Cervia e di Rimini,. L'arco temporale riguardava il periodo tra 1970 al 1990 e dal 1994 al 1996 e l'esposizione documentate avevano rilevato valori di fibre di asbesto non inferiori a 100 fibre/litro per anno come valore medio su 8 ore al giorno, per un totale di 24 anni.

Le iniziative a riguardo sono sostenute dall'avv. Ezio Bonanni dell'Osservatorio Nazionale sull'Amianto e in quest'ultimo periodo si sono allargate anche sulle aerobasi di Padova, Istrana , Rivolto, Villafranca ma anche le ex aree interessate ai centri missilistici  di Bagnoli di Sopra, Zelo, Chioggia e Cordovado . Quest'ultimo intervento è conseguente ad un esposto a supporto di ex aeronautici che avevano indirizzato alla procura di Padova. Il PM Sergio Dini ha inevitabilmente aperto un’inchiesta precisa: inquadrare la portata del fenomeno e, magari, identificare anche eventuali soggetti colpiti.

 

L'amianto, ma probabilmente l'indagine potrebbe allargarsi anche all'eternit, è stato impiegato negli hangar, nelle strutture più diverse delle aerobasi come pure sulle tute di volo, sui mezzi terrestri e sui velivoli. Un materiale che dal 1992 avrebbe dovuto essere bandito (e magari rimosso?) dagli insediamenti militari dell'Aeronautica Italiana in genere. La rilevanza dell'inquinamento e del rischio dovrà perciò essere valutato storicamente e in prospettiva. Va esteso anche agli aeroporti a traffico civile7commerciale?

La questione potrebbe quindi estendersi anche su aree demaniali, traslocate all'ENAC e in seguito alla regioni del Belpaese ed in attesa di essere gestite da raggruppamenti e/o consorzi di associazioni e/o fondazioni senza  fine di lucro. Per disporre pienamente di queste aree, di queste strutture il territorio dovrebbe essere preliminarmente e adeguatamente bonificato.

 

Sono coinvolte numerose regioni e territori del Belpaese.

 

Per citare solo un paio di casi di aree, aerobasi dismesse della regione Friuli Venezia Giulia, Gorizia e Campoformido: chi si prende in carico i costi dell'operazione di bonifica e risanamento degli spazi che sono stati affidati in concessione, prima di renderli pienamente agibili?