mercoledì 01 gennaio 2014 12:55 Età: 11 yrs

Sete … di sangue … o giustizialisti ?

Categoria: Aeroporti, Altri scali, Palermo, Pubblicazioni, Safety Security , Archivio, Dossier, Convegni, Incidenti aerei, Human factor

 

Considerazioni del Com.te Renzo Dentesano

A margine della recente sentenza emessa dal Tribunale Penale di Palermo a carico dell’equipaggio di condotta dell’Airbus A. 319 della fallita Compagnia siciliana WindJet, avvenuto sull’aeroporto di Palermo Punta Raisi nella serata del 24 settembre 2010, non possiamo che gioire da un lato per l’assoluzione penale del Co-pilota di quel volo (già abbondantemente punito dall’aver perduto il posto di lavoro con la sospensione della validità della sua licenza professionale) e, contemporaneamente, non possiamo che rattristarci e commentare negativamente la mentalità giustizialista di quelle due “libere associazioni di perbenisti”, della controversa pubblicità e dalla condanna pecuniaria a loro favore inflitta al Comandante del volo, forse colpevole professionalmente per non aver saputo gestire la situazione venutasi a creare dalle esistenti condizioni meteorologiche perturbate presenti al momento dell’incidente, ma comunque risoltasi fortunosamente senza vittime e soltanto con qualche lieve contuso … o mentalmente provato!

Ma allora, perché la sentenza definirebbe, “sic et simpliciter”, il loro comportamento errore umano? Forse che non esiste la distinzione tra errore operando in buona fede ed errore di negligenza o violazione intenzionale a fine delittuoso ?

La notizia è stata data molto sommessamente solo localmente ed ha trovato eco nazionale, come al solito, soltanto su certa stampa; un esempio di cui diamo qui di seguito riproduzione, con evidenziati in neretto in certi punti particolari su “licenza” di chi scrive e firma queste considerazioni sempre in tema di sicurezza del volo e del trasporto aereo.

Ed ecco la notizia come pubblicata da uno dei maggiori fogli d’informazione (la Repubblica cronaca Palermo 12 dicembre):-

L'aereo finì fuori pista a Punta Raisi: condannato solo il comandante.

<Il GUP ha inflitto un anno e otto mesi all'ex pilota Windjet Raul Simoneschi. Assolto il suo vice, Fabrizio Sansa. Niente windshear: fu un errore umano a provocare l'incidente, nel settembre 2010. Secondo il giudice, la responsabilità dell'incidente all'Airbus A319 della Windjet in servizio da Roma a Palermo, che il <strong>24 settembre 2010 finì fuori pista nello scalo di Punta Raisi, fu solo del comandante Raul Simoneschi: a conclusione del processo col rito abbreviato, il GUP di Palermo Cesare Vincenti lo ha condannato a un anno e otto mesi, pena sospesa. E' stato invece assolto, come aveva chiesto il pm Carlo Lenzi, il primo ufficiale Fabrizio Sansa. Erano accusati di "caduta di aeromobile" e lesioni colpose.

L'inchiesta, che si è basata prevalentemente su consulenze tecniche, ha escluso che a provocare l'incidente sia stato il "wind shear", il fenomeno consistente nell'improvviso cambiamento di direzione delle correnti d'aria. Gli esperti nominati dai pm, Luigi La Franca e Caterina Grillo, hanno stabilito che fu un errore umano dei due piloti.

Il volo Windjet Roma-Palermo atterrò prima che iniziasse la pista, mandò in frantumi il carrello e finì la sua corsa sul prato. A bordo c'erano 123 passeggeri e sei membri dell'equipaggio. Alcuni riportarono lievi traumi.

Agli atti dell'inchiesta anche la concitata discussione tra Simoneschi e il suo vice, avvenuta prima dell'atterraggio. Al processo si sono costituiti parte civile alcuni passeggeri, assistiti dagli avvocati Mauro Torti e Vincenzo Zummo; la Gesap, società che gestisce i servizi a terra nell'aerostazione (avvocato Fabio Ferarra), L’Associazione Nazionale per la Sicurezza del Volo (avvocati Torti e Corrado Nicolaci), la "Fondazione 8 ottobre 2001 per non dimenticare" che riunisce i familiari delle vittime della strage all'aeroporto di Milano Linate (avvocato Salvatore Forello).

All'Associazione nazionale per la sicurezza del volo sono andati 15 mila euro, così come alla Fondazione 8 ottobre.

Per gli altri, il GUP ha rinviato al giudice civile perché quantifichi la liquidazione del danno>.

 

In attesa di conoscere le motivazioni sulle quali si è basata la decisione della Corte, abbiamo tuttavia qualcosa da commentare.

Non riusciamo infatti a comprendere, la costituzione quali Parti Civili di un’Associazione autonominatasi “nazionale per la sicurezza del volo”, certo liberamente costituitasi, ma non che per questo possa vantare diritti di “parte lesa” (di che ?), che invece, molto giustizialisticamente le sono stati accreditati quali “indennizzo” (di che ?) sia dai P. M. dell’inchiesta inquirente che dalla Corte giudicante.

L’altra Associazione, quella dei famigliari delle vittime del triste avvenimento di Linate, costituitasi proprio per ricordare le Vittime di allora, nata per far sì che certe condizioni, non si avessero a ripetere e quindi con scopi altamente nobili, adesso, costituendosi Parte Civile in un giudizio penale che ben poco dovrebbe aver a che fare con i propri fini, se non per quelli “per non dimenticare”, con questo atto, si è trovata su di un evento ben diverso, salvo che non volesse illudersi che con la propria costituzione in “libera associazione”, automaticamente gli incidenti aerei fossero banditi dai cieli e dagli aeroporti italiani. Di contro, - si potrebbe ipotizzare - non si è mai preoccupata di perseguire quelle istituzioni locali o nazionali che non provvedono ad intervenire tempestivamente a salvare le vite degli eventuali superstiti negli incidenti sopravvivibili o prevenibili !

E quest’ultimo commento ci porta subito a chiederci perché sia stata ammessa come “parte civile lesa” la Società di gestione dell’aeroporto di Punta Raisi, la Gesap, che può aver sì subito qualche danno materiale per la necessaria riparazione di qualche luce di pista dell’aeroporto o di qualche pezzo del manto della pista, ma invece (a mio parere) avrebbe dovuto aspettarsi d’essere chiamata sul banco degli imputati per la mancata tempestività nei soccorsi ai sopravvissuti all’incidente; incidente che, solo per fortunate circostanze, non si è risolto in una tragedia ben più grande di qualche persona contusa o traumatizzata tra gli occupanti, che, nella gran parte, si son ritenute fortunate d’esser scampate a qualcosa di peggio d’essersi infradiciate sotto la pioggia battente per raggiungere l’aerostazione e non si sono costituite parti lese neppure per la mancata assistenza locale.

Devo rilevare ancora che dal comunicato stampa sopra riprodotto si può evincere il fatto che «l'inchiesta si è basata prevalentemente su consulenze tecniche». Non si conoscono nomi, qualifiche professionali aeronautiche e numero dei Periti utilizzati dai P. M. dell’inchiesta penale per raggiungere le convinzioni poi fatte proprie dalla Corte e neppure le identità e le qualifiche di coloro utilizzati come Consulenti dalla Corte stessa, ma una cosa si sa per certo:- che non si è potuto (anche volendo) utilizzare alcuna ulteriore evidenza tecnica sulle cause prossime o remote raccolte dagli Investigatori dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo, in quanto, la doverosa investigazione indipendente dell’ANSV, prontamente aperta con la costituzione di una Commissione cui partecipano anche gli esperti aventi internazionalmente diritto all’investigazione, non si è mai conclusa, prima della conclusione giudiziaria a sentenza !

E dunque, collateralmente alla sentenza della Corte del Tribunale Penale di Palermo, mi sento di dover, ancora una volta, rimarcare la riprovevole realtà consistente nel fatto che, dopo oltre trentanove (39) mesi dall’evento del 24 settembre 2010, non risultano ancora pubblicate le risultanze e le cause tecnicamente accertate dall’investigazione.

Sarebbe stato oltremodo interessante poterne disporre, a discrezione della Corte, in sede dibattimentale, ma comunque sarebbe stato, ma lo sarà ancora quando l’ANSV dovrà pubblicare le proprie conclusioni, poter confrontare quanto hanno accertato gli Investigatori indipendenti dell’Agenzia, rispetto a quanto prospettato dai Periti dell’Accusa nell’impianto circostanziale proposto ai P. M. e da questi presentato alla Corte giudicante.

Comunque, quello che a mio avviso, in un Paese aeronauticamente più progredito anche giudiziariamente, avrebbe dovuto comportare soltanto l’apertura di un procedimento disciplinare amministrativo aeronautico per la distruzione di un aeromobile, oltre che l’apertura di un procedimento civile per le responsabilità dell’equipaggio di condotta connesse con le lesioni ed i danni provocati dall’incidente, nel nostro Paese di giustizialisti e di dubbia inadempienza ai doveri d’ufficio internazionalmente sanciti da Convenzioni e Trattati internazionali, si è trasformato in un processo penale che, dopo aver sancito una condanna penale ed un’assoluzione (oltre che parziali ed immotivati indennizzi), ha rimesso proprio la faccenda degli indennizzi ai reali aventi diritto alle decisioni del Tribunale Civile, che chissà quando arriveranno, mentre finisce completamente ignorata ogni omissione di soccorso locale agli occupanti del velivolo.

Vedremo se anche il “Rapporto finale dell’investigazione” aperta da ANSV sarà capace d’ignorare questo fatto, denunciato da molti nell’immediatezza dell’evento e poi stranamente passato sotto silenzio, allorquando tale doveroso Rapporto sarà finalmente reso di pubblica ragione e, vogliamo sperare, sottoposto al vaglio della vigilante Presidenza del Consiglio dei Ministri in carica e delle Commissioni del Parlamento nazionale competenti a giudicare i casi inerenti al Trasporto Pubblico !

E con la fine dell’anno in corso, ci auguriamo che finiscano anche certe storture in un Paese contradditorio in tutti i campi, ma che trova il modo di risarcire chi non ha alcun diritto e rimanda di riconoscere il dovuto a coloro che ne hanno bisogno e diritto.