martedì 30 maggio 2017 04:24 Età: 5 yrs

Droni e terrorismo

Categoria: Aeroporti, Altri scali, Aerobasi, Safety Security , Pubblicazioni, Archivio, Dossier, Human factor, Piani di rischio, Std ICAO ENAC

 

Considerazioni del Com.te Renzo Dentesano

La recente notizia, ignorata dalla grande stampa nazionale, che una Società di costruzioni aeronautiche specializzata in droni ha in progetto di costruire un prototipo di “large UAV per trasporto merci su grandi distanze”, che mi permetto di definire “aerocottero cargo” in quanto alle estremità delle ali e dei piani di coda d’una fusoliera di aeroplano avrà installate quattro eliche con relativi motori per il decollo e un sistema di motori a reazione per il volo di traslazione e di crociera, potrà essere in futuro una nuova ma più efficace arma qualora cadesse in possesso di terroristi organizzati. Sarebbe una nuova arma potenziale per spargere o irrorare sostanze tossiche o velenose su vaste estensioni di territorio o su grandi assembramenti di persone come quelle che si raccolgono negli stadi per manifestazioni sportive o per concerti , per raduni di qualsiasi tipo sia sportivi che culturali o musicali, oppure su flussi turistici di persone nei centri storici delle città d’arte o infine per gruppi di fedeli per motivi religiosi, cioè attacchi tanto più prevedibili se portate da terroristi spinti da puro odio settario. E non più come ora con gli attuali mini droni o droni di limitate dimensioni e di pari limitate capacità di carico utile. Ma in ogni caso macchine in grado di volare a bassa quota ed in modo acusticamente silenzioso, quando non siano utilizzate a grandi velocità di traslazione o ad altitudini di lunga distanza.

Comunque droni in grado di sfruttare una certa invisibilità ai radar quando in volo rasoterra o ad altri controlli fissi installati al suolo e conserverebbero il vantaggio di poter esser manovrati come strumenti d’offesa da molto lontano, tenendo ben al sicuro gli attentatori dall’essere scoperti per tempo da verifiche di polizia.

Dunque a fornire la capacità di difesa a questo tipo di minaccia dev’esser chiamata per tempo quell’altra industria di difesa elettronica più sofisticata e costosa che si deve basare sulla combinazione di più dispositivi di scoperta, identificazione, rilevamento, intercettazione, conquista del controllo per neutralizzare ed eventualmente distruggere questi potenti mezzi.

In questo campo in Italia ci troviamo in buona posizione, in quanto un’industria nazionale, la Elettronica (ELT) specializzata in misure e contromisure elettroniche per la difesa ha recentemente reso noto d’aver predisposto un certo “sistema Adrian”, acronimo composto dalle parole anglosassoni “Anti-Drone Interception Acquisition Neutralization”, che consiste in una collana di sensori radar, acustici, radio ed elettromagnetici è in grado, pur in aree urbane altamente popolate e fonti di svariati disturbi, di identificare un drone fin dal momento dell’accensione dei suoi motori elettrici, di metterlo sotto tracciamento di rilevazione ed infine di agganciarlo. A quel punto il sistema di agganciamento avvia anche la sua azione di disturbo interrompendo il radio contatto con tra il drone e il dispositivo di controllo, dopo aver attivato il dispositivo di distinzione tra piattaforme ostili e non ostili e permettendo ai suoi operatori di decidere il tipo di intervento, cioè se neutralizzarlo prendendone il controllo per farlo posare al suolo in località idonea o se passare alla sua distruzione.

Quanto vi abbiamo presentato quindi rappresenta ben più di una speranza di esser protetti da attacchi terroristici portati con droni di più o meno facile reperibilità sui mercati presenti e futuri, accessibili ai terroristi di più o meno elevate capacità organizzative e finanziarie.