giovedì 10 gennaio 2019 06:58 Età: 159 days

Aeroporto Trieste, tra la gara d'appalto per il 55% e le politiche di co-marketing

Categoria: Aeroporti, Ronchi L., Altri scali, Brescia, Venezia, Treviso, Archivio, Dossier, Low cost

 

La SAVE si ritira, dicono i media, ma perché? Chi partecipa?

Ma perchè un gestore aeroportuale di “rilievo”dovrebbe partecipare all'appalto per il controllo (55%) della società dello scalo di Trieste se i voli sono pochi, i passeggeri movimentati sono stabili e intorno a 700 mila da tanti e le prospettive di incremento di entrambi potrebbero drivare solo da costosi accordi di co-marketing? Dopo il record 2012 con 12.411movimenti e 878.690 passeggeri, il ristagno degli anni seguenti con il picco negativo del 2016 con 8.418 voli e 724.366 passeggeri, il 2017 in ripresa con 8.663 e 777.575 utenti e un 2018, probabilmente ancora con dati in riduzione le prospettive appaiono sconcertanti.

Come assicurare aspettative future in controdentenza, politiche peraltro perseguibili, se non con accordi mirati di co-marketing? Ma le stime di traffico nel prossimo quinquennio, ad esempio, possono essere garantite solo da “finanziamenti” mirati al fine di incenticare, come avviene nella quasi totalità degli scali del Belpaese, nuove destinazioni a tariffe competitive e concorrenziali con gli aeroporti dello stesso bacino di traffico? Le responsabilità di tali accordi a chi toccano? Al gestore aeroportuale e/o a quale entità, azienda e/o partecipata regionale?

Le indiscrezioni dell'uiltime ore che la SAVE, società di gestione di Venezia, Treviso, Verona e Brescia, perciò scali dello stesso bacino di traffico del Trieste Airport, non sarebbe interessata ad acquisire il 55% delle quote della Regione Friuli-Venezia Giulia; al probabile costo di 32,5 milioni/euro. Una operazione che, di fatto, agevola il controllo e la maggioranza rispetto all'offerta precedente del 45% di quote al prezzo di partenza di 40,5 milioni/euro. La scorsa gara era andata deserta, ma anche quella più appettibile attuale, sconta la realtà delle politiche di sostegno ai voli, fattore indispensabile per assicurare business plan con “utili di bilancio” al gestore aeroportuale.

Chi altro potrà partecipare alla gara d'appalto proposta dalla Regione FVG con l'evidenzia di un rischio industriale correlato ad uno scalo localizzato in una zona con una potenzialità ed utenza residua ed il cui bacino di traffico è sottoposto alle proposte di voli alternativi con imbarco a Venezia Tessera e Treviso S.Angelo? Le offerte per l'appalto scadranno i prossimo 15 Gennaio. Il quadro “operativo” per l'investitore privato appare critico e, in aggiunta, la Regione ha posto delle penali qualora non fossero raggiungi determinati obiettivi. Quali saranno i risultati? Un rinnovato Piano Nazionale Aeroporrti e politiche restrittive sulle politiche di co-marketing sugli scali Italiani, potrebbero, probabilmente, rendere trasparente e risolvere le prospettive per lo scalo della Regione Friuli Venezia Giulia. Rassicurando il tal modo eventuali investitori.