giovedì 02 gennaio 2020 10:36 Età: 224 days

Aeroporti e qualità dell'aria, l’inventario delle emissioni

Categoria: Aeroporti, Altri scali, Aerobasi, Pubblicazioni, Archivio, Dossier, Ambiente, Convegni, Imp. gassoso, Std ICAO ENAC

 

E quando il PM 10 supera i limiti nelle zone aeroportuali ed extra?

Le procedure di infrazione aperte nei confronti degli Stati Membri per i superamenti del PM10 e alcuni di essi, tra cui l’Italia, sono stati deferiti alla Corte di giustizi a europea e condannati. E' comunque previsto un nuovo approccio per il PM10 e nuove procedure di infrazione per il NO2. Una procedura che dovrebbe riguardare anche gli aeroporti e/o i sistemi infrastrutturali integrati piste-sedimi-viabilità esterna.

In Italia quali città e/o località specifiche sono state sottoposte a tali “infrazioni”? Sono città che hanno, forse, integrato un sistema aeroportuale?

A chi attribuire le cause/origini? Al sistema viario cittadino, autostradale e di accesso all'infrastruttura aeroportuale e/o al sistema aviation correlato? E', forse, invece, il sistema integrato aeroporto-città la causa primaria di eventuali sforamenti?

A riguardo sono la Valutazione di Impatto Ambientale-VIA, la Valutazione di Impatto Strategico-VAS e la Valutazione Impatto sulla Salute-VIS a determinare, nel masterplan, l'incidenza complessiva delle emissioni in atmosfera. E' forse una pratica adottata anche nelle VIA-Masterplan relativo agli scali identificati nel Piano Nazionale Aeroporti?

I propulsori della flotte aeree che operano sulle piste degli aeroporti, spesso localizzate nei centri delle città, delle metropoli, più raramente nelle periferie, generano in sintesi emissioni gassose:

-ossido di azoto (NOx),

-monossido di carbonio (CO),

-anidride carbonica (CO2),

-idrocarburi incombusti (HC),

-altri fumi derivanti dalla combustione.

I rilevamenti e report periodici delle ARPA Regionali rilevano le maggiori emissioni di PM10 in atmosfera nei pressi delle principali aree urbananizzate, nei territori comunali limitrofi ai sistemi autostradali, anche nell'ambito limitrofo alle infrastrutture aeroportuali. In quest'ultime zone l’analisi della ripartizione delle emissioni per settore, quelle di origine avio da quello stradale.

Quanto incide l'uno e l'altro sulla comunità e sui cittadini residenti dell'intorno di un aeroporto?

I motori-reattori delle flotte aeree utilizzano cherosene o benzina avio, combustibili costituiti da idrocarburi. La composizione delle emissioni degli aerei è quindi analoga a quella degli altri mezzi di trasporto che utilizzano idrocarburi.

Le emissioni sono identificabili in:

inquinanti gassosi (ossidi di azoto NOx, ossidi di zolfo SOx, monossido di carbonio CO); 

inquinanti liquidi (idrocarburi incombusti); · 

inquinanti solidi (particolato costituito prevalentemente da fuliggine, polveri di metallo, impurità, residui di additivi); 

non inquinanti (anidride carbonica CO2 e vapore acqueo H2O). 

Fonti ed enti aeronautici accreditati in relazione al “particolato” sostengono:

“Il particolato è l'inquinante considerato di maggiore impatto nelle aree urbane, essenzialmente prodotto dal traffico automobilistico. Nel caso del traffico aereo invece, i motori aeronautici sviluppano valori di temperatura alti con elevata efficienza della combustione. Questo significa bassa produzione della quantità complessiva dei materiali incombusti e quindi di particolato.

In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie fonti è un'operazione di estrema complessità, nonché occasione di continue polemiche fra i diversi settori. Tuttavia si può ragionevolmente sostenere che, grazie allo sviluppo delle sofisticate tecnologie aeronautiche nonché dei controlli esercitati dalle autorità delle aviazioni civili, il contributo percentuale del particolato dovuto al settore aviazione è poco significativo. A questo proposito, si evidenzia che ogni aeromobile deve essere progettato e costruito per proteggere al meglio l'ambiente dalle emissioni gassose prodotte.”

Ma – sostengono le autorità aeronautiche, tra queste ENAC - le aree circostanti l’aeroporto:

Per quanto riguarda la qualità dell’aria nelle aree circostanti gli aeroporti, in Italia, i livelli di inquinamento atmosferico vengono monitorati dalle Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA), le quali tengono sotto osservazione la qualità dell’aria verificando che i livelli di inquinamento si mantengano entro i limiti di legge.

Dal punto di vista delle emissioni gassose, gli standard relativi alla certificazione dei motori di aeromobili sono contenute nel Vol. II dell’Annesso 16 ICAO.

Tali standard di certificazione coprono:

HC (idrocarburi incombusti);

CO (monossido di carbonio);

NOx (ossidi di azoto);

Fumo (Smoke).

La qualità dell'aria locale

La componente NOx, correlata al processo di combustione nei motori aeronautici, è essenzialmente presente alle basse quote.  NOx è una sigla generica che identifica collettivamente tutti gli ossidi di azoto e le loro miscele; essi si generano come inevitabili sottoprodotti di una combustione che avvenga utilizzando aria (dal camino a legna al motore delle automobili o degli aeromobili, alle centrali termoelettriche).

La quantità e la qualità della miscela di NOx dipende dalla sostanza combusta e dalle condizioni in cui la combustione avviene. Per limitare le emissioni di NOx è fondamentale che la combustione avvenga nel modo più uniforme possibile, evitando picchi di temperatura. Nel caso dei motori aeronautici, si forma il thermal NOx, poiché si è in presenza di elevate temperature e di una grossa quantità di ossigeno.”