lunedì 25 gennaio 2021 13:26 Età: 273 days

Aeroporti e indici della zonizzazione LVA, tra discrepanze e ignavia

Categoria: Aeroporti, Altri scali, Pubblicazioni, Archivio, Dossier, Ambiente, Imp. acustico, Std ICAO ENAC, Comitati

 

Curve datate, cittadini senza identità acustica: tra INM e AEDT!

I piani regolatori dei Comuni circostanti ai sedimi aeroportuali devono adeguati alla zonizzazione (zone A, B, C) individuata nell'operato delle Commissioni Aeroportuali.

Con il Decreto del Ministero dell’Ambiente 31 Ottobre 1997 sono stati definiti criteri e le modalità di misura del rumore emesso dagli aeromobili. L’ individuazione delle zone di rispetto nell’intorno aeroportuale e le attività consentite.

Criteri e modalità L’indicatore del livello del rumore aeroportuale, il valore Lva rappresenta il livello del rumore aeroportuale.

Sul come definire gli obiettivi dell'impatto acustico rilevato, sono previsti:

a) minimizzazione della popolazione interessata dal fenomeno;

b) minimizzazione dell’estensione delle aree interessate dal fenomeno

c) minimizzazione del rumore in aree caratterizzate dalla presenza di quali ospedali, scuole, centri di assistenza .

La popolazione, ovvero il numero dei cittadini eventualmente coinvolti nelle zone,A, B e C sono il parametro per minimizzare gli effetti del rumore. In sintesi il numero di persone per Comune oppure il numero di persone per densità abitativa oppure la popolazione complessiva dell’intorno aeroportuale.

Le zone di rispetto sono caratterizzate da un valore specifico dell’indice Lva:

Zona A (60 ≤ LVA ≤ 65dB(A)),

Zona B (65 dB(A)< LVA ≤ 75 dB(A)),

Zona C (LVA > 75 dB(A)).

Al di fuori delle zone A, B e C l’indice LVA, calcolato non può superare il valore di 60 dB(A).

Cosa succede qualora sono superati 60 LVA e siano interessati edificazioni, attività e cittadini?

Qualora oltre il sedime dello scalo, l’estensione del territorio circostante, l’indicatore LVA assume valori superiori a 60 dB(A)?

In zona A, infatti le attività consentite non hanno limitazione, nella zona B sono permesse attività agricole ed allevamenti di bestiame, attività industriali e assimilate, attività commerciali, attività di ufficio, terziarie ed assimilate, previa adozione di adeguate misure di isolamento acustico.

Nella zona C infine, esclusivamente attività funzionalmente connesse con l’uso ed i servizi delle infrastrutture aeroportuali.

Ebbene, come è noto, i database LVA degli aeroporti del Belpaese, non sono registrati e diffusi secondo modalità standard. Se, ad esempio, uno scalo divulga una zonizzazione acustica LVA vecchia di 8 anni, con una mappa grafica ed una elencazione come la seguente:

Cittadini impattati da valori

LVA tra 50/55 sono 13.231;

LVA tra 55/60 sono 4.608 ;

LVA tra 60/65 sono 3.486 ;

LVA tra 65/75 sono 18;

probabilmente molti Comitati di altri aeroporti non potranno che rilevare la trasparenza dei dati forniti. Altri Comitati, tuttavia, denunziare il rilevante numero dei cittadini interessati dal un impatto superiore a 60 LVA e, magari, interrogarsi sulla mancata coerenza informativa con gli altri aeroporti.

Dove non viene identificato il numero dei cittadini interessati, non solo nelle zone A, B e C, ma anche nella fasce inferiori, minori..

Perché non condividere i risultati delle zonizzazioni LVA e magari anche quelle del monitoraggio esterno?

Come identificare la popolazione che risiede nei pressi dell’aeroporto, oltre il sedime, che spesso ignora la fascia di appartenenza acustica in LVA?